E' difficile immaginare il futuro dell'Europa, solo qualche anno fa con grande risonanza venne convocata un'apposita Conferenza, protrattasi diversi mesi, per dibattere su larga scala del grande tema che da sempre accompagna il processo di integrazione europea: dove vogliamo andare a parare?
Le nobili intenzioni sono state la prerogativa di quel tentativo, che pure sotto il primo mandato di Ursula von der Leyen, seppe reggere il confronto con un evento travolgente quale la pandemia Covid, ed anzi trarre proprio da quell'esperienza drammatica nuovo slancio per andare avanti.
In quale direzione?
Oggi l'Europa assomiglia ad una sfera di cristallo che rotola su una lastra di ghiaccio. Cerca di intravedere il proprio futuro, ma intanto si accorge che le impronte del suo faticoso e testardo procedere non hanno presa su un terreno troppo ostile. A questo punto comprende che deve rafforzarsi, e che da qualche parte si deve pur iniziare.
Per restare nella metafora dei giochi olimpici, accade che qualcuno sia tentato da sciare fuori pista, esplorare nuove vie, magari da solo o in stretta compagnia. Non perchè gli altri non sappiano sciare, ma perchè lui scia meglio.
Il vertice informale di ieri ha avuto una genesi travagliata, in quanto sebbene previsto e voluto da Antonio Costa, ha subito in corso di preparazione bruschi cambi di agenda, dopo che la paventata invasione della Groenlandia, con tanto di minacciata raffica di dazi da parte di Trump, non si è più avverata. A quel punto, rimasto in paziente attesa in mezzo al convulso agitarsi delle cancellerie europee, una volta tornata la calma si è rifatto avanti il solito dilemma dei dilemmi dell'Europa in crisi: come tornare ad essere, se mai lo siamo stati, i primi della classe dopo essere stati spintonati in malo modo in seconda fila.
E dunque, ecco ricomparire le figure simbolo di un possibile nuovo corso, Mario Draghi ed Enrico Letta. Ma ogni discorso sfuma, e resta la sostanza di una sorta di resa dei conti tra stati membri, tra simpatie inaspettate, diffidenze reciproche e interessi incrociati. Il tutto prodromico forse al protagonismo sfrenato delle leadership nazionali a scapito del ruolo delle istituzioni europee. Tra nuove alleanze, semplificazione di regole e norme, sogni trasversali di cooperazioni che non sono rafforzate, ma smagrite rispetto alle vere necessità, l'Europa si allontana delusa da sè stessa.
Era inevitabile, dicono in tanti, ma in questo modo si trasmette un segnale ben chiaro al resto del mondo: siamo pronti a qualunque compromesso, se ad alcuni non va giù, ci saranno altri pronti a farlo. Ancora una volta lo slamcio in avanti si compie, ma non facendo leva sui principi di appartenenza e bene comune.
Perché se è vero che tutti sembrano d'accordo sul completamento del mercato unico, sono le leve strategiche dello sviluppo e della competitività che si vorrebbe passassero di nuovo nelle mani dei governi. Il grande sconfitto in questo gioco pericoloso delle tre carte è il Parlamento europeo. Che tuttavia, prima che le carte vengano calate tutte sul tavolo, è facile immaginare che ci proverà in tutti i modi a rovescare financo il tavolo.
CLS
La Commissione europea ha presentato un Piano d'azioneper combattere il cyberbullismo e proteggere la salute mentale di bambini e adolescenti online. Il Piano d'azione si articola attorno a:tre assi: la disponibilità di un'app a livello UE in cui le vittime di bullismo online possano facilmente chiedere e ricevere aiuto ( con un semplice click), il coordinamento a livello europeo delle politiche nazionali per contrastare i comportamenti dannosi online e la prevenzione del cyberbullismo; infine la promozione di pratiche digitali più sicure.
Un App a livello UE per segnalare il cyberbullismo:
Le vittime di cyberbullismo devono disporre di un canale immediato per segnalare le molestie e ottenere aiuto. Per questo motivo, un elemento essenziale del Piano d'azione è il lancio di un'app facile da usare e accessibile per segnalare i casi di cyberbullismo a un centro di assistenza nazionale. Ancora più importante, l'app consentirà a bambini e adolescenti di ricevere supporto e di archiviare e inviare prove in modo sicuro. La Commissione svilupperà un modello dell'app che gli Stati membri potranno poi utilizzare per adattarla e collegarla ai propri servizi competenti.
Un approccio coordinato a livello UE:
Ogni giovane in tutta Europa dovrebbe essere ugualmente protetto dal cyberbullismo. Gli Stati membri dovrebbero elaborare piani nazionali completi e utilizzare una comprensione comune del cyberbullismo per raccogliere e confrontare i dati. Questo è un passo importante verso un fronte più unito contro il cyberbullismo.
Sono in corso iniziative per proteggere e responsabilizzare i minori online. Per aumentarne l'efficacia nella lotta al cyberbullismo. In particolare la Commissione ha pianificato le seguenti misure:
- la revisione delle linee guida del Digital Services Act (DSA) sulla protezione dei minori per rafforzare le misure che le piattaforme online devono adottare per impedire che i minori siano esposti a contenuti dannosi e per segnalarli facilmente;
- Rafforzare il ruolo dei trusted flaggers nella lotta ai contenuti illegali, inclusi i contenuti illegali di cyberbullismo;
- Affrontare il cyberbullismo sulle piattaforme di condivisione video;
- Sostenere l'effettiva attuazione delle norme previste dall'Artificial Intelligence Act sulle pratiche di IA vietate, anche quando utilizzate per il cyberbullismo;
- Facilitare l'effettiva attuazione degli obblighi di trasparenza dell'AI Act, anche attraverso un codice di condotta sull'etichettatura dei contenuti generati dall'IA, che possono essere utilizzati impropriamente per il cyberbullismo.
Ugualmente importante è la prevenzione. Per questo il Piano d'azionbe prevede una nuova revisione delle linee guida destinate a docenti ed educatori sulla alfabetizzazione digitale, nell'ambito dell'obiettivo più ampio di rafforzare le competenze digitali e migliorare l'uso delle tecnologie digitali nell'ambito dell'Unione delle competenze. Parallelamente, la Commissione amplierà le risorse e la formazione sul cyberbullismo per le scuole attraverso i Centri per un Internet più sicuro e la piattaforma "Better Internet for Kids".
La Commissione darà attuazione al Piano in stretto coordinamento con gli Stati membri, l'industria, la società civile, gli organismi internazionali ed ai minori stessi. Inoltre, la Commissione sta lavorando a iniziative future, quali in particolare la sperimentazione di una soluzione UE per la verifica dell'età di chi accede ai social, il futuro Digital Fairness Act e un'indagine sull'impatto dei social media sulla salute mentale.
Ruota intorno a questo concetto il cambio di passo dell'Europa in materia di migrazione. Era il tassello fondamentale per dare attuazione ad una complessa architettura operativa, che vuole in primo luogo discostarsi dal passato: non più accoglienza come implicito teorema, ma rpotezione e distanza di sicurezza quando si manifesta con troppa invadenza la miseria umana degli spostamenti da una terra all'altra.
Lo hanno chiamato Patto per l'Asilo e la Migrazione, il nuovo scenario normativo adottato nel 2024 ed oggi rafforzato dall'accordo sul concetto di paese terzo sicuro, ma un patto rimanda di per sè ad un'intesa. Invece, quello che è accaduto due anni fa e continua ad accadere è soltanto la comune volontà della maggioranza di stati membri di scrollarsi la polvere dalle vesti, rapidamente e senza aloni.
Per fare questo mancava, appunto, il voto del Parlamento europeo sull'ingranaggio fondamentale che permette le operazioni di pulizia (e non di polizia), ossia una lista di paesi cui poter inviare i migranti alle frontiere dell'Europa in attesa di risposta alla loro richiesta di asilo.
Il primo elenco di Paesi di origine sicuri consentirà agli Stati membri di adottare un approccio più uniforme alle domande di asilo dei cittadini provenienti da quei Paesi e le cui domande, quindi, sono da presumersi infondate. Attraverso procedure accelerate basate su una valutazione individuale, gli Stati membri saranno in grado di trattare tali domande di asilo in modo più rapido ed efficiente. Un Paese di origine può essere considerato sicuro sulla base di una valutazione basata su una serie di fonti pertinenti, tra cui l'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo, l'UNHCR, il Servizio europeo per l'azione esterna e gli Stati membri.
Il concetto di Paese terzo sicuro consente agli Stati membri di considerare inammissibile una domanda di asilo quando i richiedenti potrebbero ricevere protezione effettiva in un Paese terzo considerato sicuro. Con le nuove norme, no vi deve essere necessariamente collegamento tra il richiedente e il Paese terzo sicuro. Ai sensi del diritto dell'UE, i Paesi terzi possono essere considerati sicuri solo quando i loro sistemi nazionali sono in grado di garantire che non avvengano: respingimenti, rischi di persecuzione, minaccia alla vita o trattamenti inumani e degradanti.
Il Patto sulla migrazione e l'asilo dovrebbe essere il fondamento della politica dell'UE in materia di asilo e migrazione, garantendo, rispetto al passato, sopratutto la protezione delle frontiere esterne e la responsabilità condivisa dei flussi migratori. L'elenco UE dei paesi di origine sicuri include i paesi candidati all'adesione all'UE, nonché Kosovo, Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Marocco e Tunisia.
Gli Stati membri avranno ora maggiore flessibilità nell'applicare il concetto di paese terzo sicuro, potendo scegliere di applicare il concetto quando vi è un collegamento tra il richiedente asilo ed il paese terzo sicuro, oppure quando il richiedente ha soltanto transitato attraverso un paese sicuro prima di raggiungere l'UE o infine, tasto più delicato, in presenza di un accordo o di un'intesa con un paese terzo considerato sicuro.
Tik Tok ed i gravi pericoli per i minori
I social hanno rivoluzionato la vita di tanti, ma in pochi all'inizio hanno percepito che non ogni rivoluzione è necessariamente positiva, se i c.d. effetti collaterali possono oltremodo superare gli apsetti positivi. Tutto questo perchè lo strumento in seè, concepito per abbattere le distanze che nel mondo virtulae non hanno ragione di essere, è diventato nelle mani di pochi pionieri del web, un'arma di distrazione di massa, potrenzialmente tossica.
L'Europa per prima corre ai ripari grazie al fatto di essersi dotato di regole almeno in astratto incisive. E' così che una scure non di poco conto si abbatte oggi su Tik Tok, smascherando le sue troppe influenze negative, in particolare sui giovani. La Commissione Europea, infatti, ha stabilito in via preliminare che TikTok viola il Digital Services Act per il suo design che crea dipendenza attraverso le funzionalità come lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica, le notifiche push e il suo sistema di raccomandazione altamente personalizzato.
Henna Virkkunen, Vicepresidente Esecutiva per la Sovranità Tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia, ha dichiarato: "La dipendenza dai social media può avere effetti negativi sullo sviluppo mentale di bambini e adolescenti. Il Digital Services Act rende le piattaforme responsabili degli effetti che possono avere sui loro utenti. In Europa, applichiamo la nostra legislazione per proteggere i nostri bambini e i nostri cittadini online".
L'indagine della Commissione indica in via preliminare che TikTok non ha valutato adeguatamente in che misura queste funzionalità che creano dipendenza provochino danni anche gravi al benessere fisico e mentale dei suoi utenti, compresi minori e adulti vulnerabili. TikTok a sua volta, sembra non aver implementato misure ragionevoli, proporzionate ed efficaci per mitigare i rischi derivanti dal suo design che crea dipendenza.
La tutela del giornalismo libero e professionale nella giungla del web
La Commissione Europea ha pubblicato nuove linee guida per garantire che il giornalismo professionale sia riconosciuto e tutelato sulle piattaforme digitali. Le linee guida sono rivolte alle Very Large Online Platforms (VLOP) – secondo la definizione del Digital Services Act – ed ai fornitori di servizi d'informazione per orientarle nell'attuazione corretta dello European Media Freedom Act. L'articolo 18, paragrafo 1, dello European Media Freedom Act protegge i contenuti informativi online da rimozioni arbitrarie ed ngiustificate. Le norme impongono alle VLOP di notificare in anticipo ai fornitori di servizi media l'intenzione di rimuovere contenuti giornalistici e di spiegare chiaramente le ragioni della loro decisione. I fornitori di servizi media hanno inoltre 24 ore di tempo per rispondere prima che la rimozione abbia effetto. Per beneficiare di queste garanzie, i fornitori di servizi d'informazione devono rilasciare una dichiarazione con cui confermano di soddisfare determinati requisiti, quali l'indipendenza editoriale e la assoggettabilità a vigilanza regolamentare, attraverso una specifica funzionalità predisposta dalle VLOP.
Le linee guida servono ad aiutare le VLOP a implementare questa funzionalità ed a guidari i fornitori di servizi media nella compilazione e gestione delle loro dichiarazioni. Descrivono inoltre le procedure che consentono ai VLOP di consultare le autorità di regolamentazione in caso di dubbi e di coinvolgere le organizzazioni della società civile, compresi i fact-checker, nella revisione delle dichiarazioni.
La Commissione ha elaborato queste linee guida attraverso un'ampia consultazione con i fornitori di servizi media, la società civile e le organizzazioni di fact-checker, le autorità di regolamentazione e i rappresentanti dei fornitori di VLOP, tra gli altri.
Con la maggior parte delle disposizioni in vigore dall'agosto 2025, lo European Media Freedom Act è un atto legislativo fondamentale per tutelare il pluralismo e l'indipendenza dei media nell'UE, garantendo che i media, pubblici e privati, possano operare più facilmente a livello transfrontaliero nel mercato interno dell'UE, senza indebite pressioni e tenendo conto della trasformazione digitale del settore mediatico.
I primi frutti del partenariato strategico con l'India
La Commissione europea e l'India hanno avviato oggi discussioni esplorative volte a valutare una possibile associazione dell'India a Horizon Europe, il programma di punta dell'UE da 93,5 milioni di euro, progettato per promuovere la ricerca e l'innovazione oltre i confini internazionali. Questa iniziativa fa seguito al recente 16° vertice UE-India tenutosi a Nuova Delhi, dove entrambe le parti hanno ribadito il loro impegno ad approfondire la cooperazione strategica in materia di commercio, sicurezza, scienza, innovazione e mobilità.
In caso di favorevole esito delle trattative,, i ricercatori e le istituzioni indiane potranno ricevere finanziamenti direttamente da Horizon Europe ed essere capofila dei progetti, con l'India che fornirebbe un contributo finanziario al programma. L'associazione sosterrà una collaborazione strutturata e a lungo termine tra gli attori europei e indiani della ricerca e dell'innovazione, faciliterà progetti congiunti nell'ambito di Horizon Europe e rafforzerà la cooperazione su priorità scientifiche e tecnologiche condivise.
La cooperazione UE-India in materia di ricerca e innovazione è stata istituita con l'Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica, firmato nel 2001 e prorogato fino al 2030 durante il vertice UE-India del mese scorso, a sottolineare l'impegno per il progresso reciproco in ambito scientifico.
Ekaterina Zaharieva, Commissaria per le Startup, la Ricerca e l'Innovazione, ha dichiarato: "La scienza funziona meglio quando i confini non ostacolano le idee. Esplorare l'associazione dell'India a Horizon Europe significa mettere in contatto talento, ambizione e fiducia e costruire soluzioni insieme su scala globale".
Attualmente, Horizon Europe ha stabilito accordi di associazione con 22 paesi extra-Ue. L'elenco include Albania, Armenia, Bosnia-Erzegovina, Canada, Egitto, Isole Faroe, Georgia, Islanda, Israele, Corea, Kosovo, Moldavia, Montenegro, Nuova Zelanda, Macedonia del Nord, Norvegia, Serbia, Svizzera, Turchia, Tunisia, Ucraina e Regno Unito, mentre i negoziati con il Giappone si sono conclusi con successo a dicembre.
Maggiore sicurezza per i cavi sottomarini
I cavi dati sottomarini, che trasportano il 99% del traffico internet intercontinentale, sono essenziali per la vita moderna e l'economia europea. L'Europa si trova a dover far fronte ad uno stato di crescenti rischi nei confronti di queste infrastrutture critiche, per questo la Commissione europea sta intensificando gli sforzi per migliorarne la sicurezza e la resilienza. In questo contestosi colloca l'adozione di un Toolbox per la sicurezza dei cavi, che comprende misure di mitigazione del rischio e un elenco di progetti di cavi di interesse europeo (CPEI). In linea con le nuove misure anche la modifica del programma di lavoro del Meccanismo per collegare l'Europa (CEF), così da stanziare 347 milioni di euro destinati a progetti strategici di cavi sottomarini, che verranno assegnati tramite un bando da 20 milioni di euro, che si è aperto oggi.
Il Toolbox delinea sei misure strategiche e quattro misure tecniche e di supporto per migliorare la sicurezza delle infrastrutture di cavi sottomarini. Si basa sulla valutazione dei rischi dell'ottobre 2025, che ha identificato scenari di rischio, minacce, vulnerabilità e dipendenze. L'elenco delle 13 aree CPEI per il finanziamento pubblico specifica tre fasi quinquennali, fino al 2040, per finanziare progetti volti a rafforzare la resilienza dei cavi sottomarini. Il bando da 20 milioni di euro nell'ambito del CEF Digital finanzierà moduli adattabili per la riparazione dei cavi sottomarini. Questi moduli saranno installati presso porti o cantieri navali per ripristinare rapidamente i servizi dei cavi sottomarini. Si tratta della prima fase di un'iniziativa più ampia pianificata per tutti i principali bacini marittimi dell'Unione Europea, tra cui il Baltico, il Mediterraneo e l'Atlantico.
Le iniziative odiernefanno parte del Piano d'azione dell'UE sulla sicurezza dei cavi, volto ad aumentare la sicurezza e la resilienza dei cavi sottomarini europei, anche contrastando l'aumento dei danni intenzionali e dei sabotaggi. Nell'ambito dell'attuale Programma di lavoro pluriennale del CEF Digital (2024-2027), sono stati stanziati complessivamente 533 milioni di euro per progetti di cavi sottomarini, di cui 186 milioni di euro già assegnati a 25 progetti.
La BEI anticipa i tempi su ETS2
La Banca Europea per gli Investimenti ha concordato con la Commissione europea un meccanismo di anticipazione dei fondi destinanti all'attuazione del nuovo sistema di scambio di quote di emissione dell'UE (ETS2), mettendo a disposizione 3 miliardi di euro per accelerare gli investimenti nella decarbonizzazione dei settori coperti, in particolare l'edilizia e il trasporto su strada. Gli Stati membri che hanno recepito l'ETS2 potranno accedere ai programmi di finanziamento e prefinanziamento prima dell'entrata in vigore del nuovo sistema nel 2028 e della riscossione dei relativi proventi.
I finanziamenti anticipati stimoleranno principalmente gli investimenti in sistemi di riscaldamento e raffreddamento più puliti e ridurranno la domanda di energia nelle abitazioni e negli edifici dell'UE. Garantiranno che la transizione nei settori ETS2 sia socialmente equa ed economicamente efficiente, e sosterranno gli obiettivi climatici ed energetici dell'UE. Gli investimenti futuri andranno a diretto beneficio delle famiglie a basso e medio reddito, rendendo le soluzioni pulite più accessibili ai cittadini, in linea con gli obiettivi del Fondo Sociale per il Clima e dei Piani Sociali per il Clima nazionali.
Il Commissario per il Clima, le Emissioni Nette Zero e la Crescita Pulita, Wopke Hoekstra, ha dichiarato: "Con lo strumento di anticipazione ETS2 della BEI, 3 miliardi di euro vengono messi a disposizione degli Stati membri per sostenere le famiglie a basso e medio reddito nella transizione verso l'economia pulita. L'obiettivo è accelerare l'implementazione di soluzioni che riducano le bollette energetiche e dei trasporti, come le pompe di calore e i sistemi di veicoli elettrici. Questo fa parte di un pacchetto di misure volte a garantire un'introduzione graduale dell'ETS2 e una transizione socialmente equa. E si aggiungerà al Fondo Sociale per il Clima."
Lo strumento di anticipazione ETS2 sosterrà anche misure volte a incoraggiare il passaggio al trasporto pubblico in sharing, migliorare la multimodalità ed espandere i programmi di mobilità elettrica. Contribuirà inoltre ad accelerare l'adozione di veicoli a zero emissioni, biciclette elettriche e la realizzazione di infrastrutture di ricarica e rifornimento. Il meccanismo di anticipo fa parte del pacchetto di misure proposte dalla Commissione per garantire un avvio graduale e graduale dell'ETS2.
Apple Maps e Apple ADS si salvano dalla scure del Digital Markets Act
Secondo la decisione assunta dalla Commissione Europea il servizio di pubblicità online Apple Ads e il servizio di intermediazione online Apple Maps di Apple non vanno considerati importanti gateway tra utenti aziendali e utenti finali.ai sensi del Digital Markets Act ("DMA"). Questi servizi, introdotti da Apple del 27 novembre 2025, non rientrano in quanto Apple Maps ha un tasso di utilizzo complessivo relativamente basso nell'UE e che Apple Ads ha una portata molto limitata nel settore della pubblicità online nell'UE.
La Commissione continuerà a monitorare gli sviluppi del mercato relativi a questi servizi, qualora dovessero verificarsi cambiamenti sostanziali. Questa decisione non incide sulla designazione di Apple come gatekeeper nel settembre 2023 e nell'aprile 2024 per altri servizi principali della piattaforma.
Sconfiggere il cancro forse un giorno si potrà
In occasione della Giornata mondiale contro il cancro il 4 febbraio, la Commissione europea ha presentato la nuova versione del Codice europeo contro il cancro. Il Codice raccoglie misure pratiche di prevenzione della malattia ed è il risultato di quattro anni di lavoro da parte di oltre 60 esperti europei. Le linee guida si basano su evidenze scientifiche e sono adattate alla popolazione e ai sistemi sanitari dell'UE.
Il cancro rappresenta una sfida significativa per la salute pubblica nell'UE, con circa 2,7 milioni di nuovi casi di cancro e 1,3 milioni di decessi correlati al cancro nel 2024. Oltre al peso emotivo che il cancro comporta sulla vita quotidiana di milioni di persone e dei loro cari, il cancro ha anche notevoli conseguenze economiche, stimate in 100 miliardi di euro all'anno in Europa. La Giornata mondiale contro il cancro 2026 segna anche il quinto anniversario del Piano europeo per la lotta contro il cancro, che ha consentito di investire oltre 2,7 miliardi di euro in attività di prevenzione, diagnosi precoce, trattamento e assistenza in tutta Europa, nonché a migliorare la qualità della vita dei malati di cancro. La Commissione collabora attualmente con quasi 630 organizzazioni nell'ambito del Piano Oncologico. Molto si sta cercando di fare anche sul fronte della ricerca grazie ad un nuovo strumento del programma Horizon Europe, le c.d. Missioni istituite su base tematica; una di esse è dedicata alla lotta ai tumori perr approfondire la nostra comprensione e a rafforzare la ricerca scientifica sui fattori scatenanti del cancro, siano essi processi biologici, fattori di rischio o determinanti della salute.
Oggi la Commissione ha inoltre pubblicato una dichiarazione congiunta a nome dei Commissari Várhelyi e Albuquerque sul "diritto all'oblio", riunendo le organizzazioni oncologiche, la comunità medica e il settore assicurativo per avviare un dialogo su un codice di condotta per l'equo accesso dei pazienti oncologici ai servizi finanziari.
La cooperazione con i Balcani cruciale per il controllo delle frontiere
Il Commissario per gli Affari Interni e la Migrazione, Magnus Brunner, deve recarsi in Montenegro e Albania per dialogare con le autorità nazionali sui temi della gestione della migrazione, della sicurezza delle frontiere, della lotta alla criminalità organizzata e dello Stato di diritto. Si tratta della sua seconda visita nella regione dopo aver partecipato alla riunione ministeriale dei Balcani occidentali dell'ottobre scorso. La visita del Commissario intende sottolineare il forte impegno dell'Unione Europea nell'approfondire la cooperazione con i Balcani occidentali e nel sostenere entrambi i Paesi nel rafforzamento della sicurezza e nel loro percorso di integrazione europea.
In Montenegro, il Commissario Brunner incontrerà il Vice Primo Ministro per la Sicurezza, la Difesa, la Lotta alla Criminalità e la Politica Interna, Aleksa Bečić, il Vice Primo Ministro per gli Affari Esteri ed Europei, Filip Ivanović, il Ministro dell'Interno Danilo Šaranović e il Direttore della Polizia montenegrina. I colloqui si concentreranno sulle principali sfide in materia di sicurezza, sulla gestione della migrazione, sull'allineamento dei visti, sugli sforzi di lotta al traffico di esseri umani e sulla cooperazione operativa con le agenzie dell'UE. Il Commissario parteciperà inoltre a un'ispezione aerea, anche con l'ausilio di droni, dei confini del Montenegro con Albania e Kosovo, e incontrerà le guardie di frontiera montenegrine e gli agenti di Frontex.
In Albania, il Commissario Brunner incontrerà il Primo Ministro, Edi Rama, e il Ministro degli Interni, Albana Koçiu, per uno scambio di opinioni sulla cooperazione in materia di gestione della migrazione, sicurezza delle frontiere e lotta alla criminalità organizzata, nonché sui progressi dell'Albania nell'allineamento agli standard dell'UE. Sarà inoltre informato sul lavoro della Struttura speciale contro la corruzione e la criminalità organizzata (SPAK). Il Commissario concluderà la sua visita incontrando le guardie di frontiera di Frontex e osservando la cooperazione operativa sulla gestione delle frontiere nel porto di Durazzo. La visita rappresenta una parte importante del lavoro della Commissione nel contesto dell'Alleanza portuale dell'UE.
Il tema della difesa negli incontri con Albania e Slovenia
Il Commissario per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius, si recherà a Lubiana, in Slovenia, il 5 e 6 febbraio per discutere della preparazione della difesa europea e del potenziamento dell'industria della difesa, nonché di come trasformare gli obiettivi di sicurezza in azioni industriali concrete. La visita sarà occasione per una serie di incontri, tra cui con i membri del Parlamento sloveno ed europeo e con il Primo Ministro Robert Golob. Più tardi, quella mattina, il Commissario Kubilius interverrà in una sessione parlamentare congiunta, dove dovrebbe sottolineare l'urgenza di passare da una spesa nazionale frammentata a un pilastro europeo della difesa unificato. Il Commissario incontrerà anche il Ministro della Difesa Borut Sajovic e il Ministro degli Affari Esteri Tanja Fajon. Infine il Commissario visiterà la caserma Edvard Peperko per vedere le strutture militari slovene locali e incontrerà studenti di studi sulla difesa e rappresentanti della società civile presso la Facoltà di Studi Sociali di Lubiana.
La Banca Europea per gli investimenti è sicuramente un attore di primo piano nel processo di adattamento dell’Unione Europea alle sfide del tempo presente. Da ordinaria istituzione finanziaria in grado di operare con efficacia sul mercato dei capitali per sostenere gli stati membri ed le imprese di grandi dimensioni che investono in progetti di particolare rilevanza, la BEI si può dire che sia diventata il braccio armato finanziario della Commissione europea nella sua veste geopolitica e alla ricerca dei mezzi economici per esserne all'altezza, visto che il bilancio europeo è rigido e la prospettiva di un debito comune stenta a decollare.
Quanto la Banca stia facendo lo si apprende bene dall’analisi dell’ultimo report che elenca attività e settori che hanno visto nel 2025 un vertiginoso incremento dell’operatività della Banca, con l’impiego di tutta la sua potenza di fuoco per sostenere la competitività, la sicurezza e l'autonomia strategica dell'Europa. Con un finanziamento record su base annuale di 100 miliardi di euro, i risultati nel 2025 indicano che gli investimenti nella transizione verde e digitale, nella sicurezza e difesa, le nuove priorità come l'edilizia abitativa, e per il rafforzamento di partenariati in tutto il mondo, hanno raggiunto i massimi storici.
"L'Europa è una superpotenza e dobbiamo dare il massimo e credere nelle nostre capacità", ha dichiarato la Presidente del Gruppo BEI, Nadia Calviño. "Il Gruppo BEI sta facendo la differenza. Investendo nella prosperità condivisa, nella sicurezza, nell'autonomia strategica e nei valori europei, l'Europa mantiene le promesse fatte ai cittadini e ai partner".
Transizione verde
Quasi il 60% dei finanziamenti totali del Gruppo BEI nel 2025 è stato destinato a progetti green.
Un importo record di 11,6 miliardi di euro è stato destinato a progetti di reti e stoccaggio, a sostegno della sicurezza dell'approvvigionamento elettrico. Saranno finanziate la costruzione o all'ammodernamento di 56.000 km di linee elettriche, con progetti riguardanti l'interconnessione del Golfo di Biscaglia tra Spagna e Francia, il cavo sottomarino che collegherà due regioni dell'Italia centrale, fino alle reti locali e alle infrastrutture elettriche municipali in Germania.
Un quinto di tutta la nuova capacità solare installata, un progetto eolico onshore su tre, nonché la stragrande maggioranza di tutti i progetti eolici offshore nel 2025 sono stati finanziati con il supporto della BEI. Prodotti finanziari personalizzati hanno sostenuto le industrie manifatturiere dell'energia eolica e delle reti dell'UE, mentre si prevede che volumi di investimenti record nell'efficienza energetica ridurranno le bollette per le piccole e medie imprese e le famiglie. Lo scorso anno, i finanziamenti del Gruppo BEI hanno sostenuto circa un terzo degli investimenti totali per la transizione energetica nell'UE.
Oltre alle tecnologie pulite, il Gruppo BEI sostiene l'innovazione interna nei settori della salute e delle biotecnologie, dell'intelligenza artificiale e di altre tecnologie dirompenti, delle infrastrutture digitali e delle materie prime critiche. Con il lancio di TechEU lo scorso anno, il più grande programma di finanziamento per l'innovazione di sempre, il Gruppo BEI prevede di mobilitare almeno 250 miliardi di euro di investimenti entro il 2027, garantendo che idee, tecnologie e aziende innovative nate nell'UE possano rimanere, crescere e prosperare qui. Si stima che i finanziamenti erogati solo lo scorso anno mobiliteranno oltre 100 miliardi di euro di investimenti, dalle reti 6G basate sull'intelligenza artificiale alla produzione di semiconduttori.
Attraverso il Fondo europeo per gli investimenti (FEI), la BEI ha erogato quasi 16 miliardi di euro in garanzie e finanziamenti azionari per piccole imprese e startup in tutta l'UE. Si stima che il FEI abbia contribuito a quasi un quarto di tutto il capitale di rischio raccolto dai fondi europei lo scorso anno. Nei prossimi mesi, amplierà il campo d’azione dell’Iiniziativa European Tech Champions, con la creazione di 12 mega fondi di capitale di rischio in Europa.
Sicurezza e difesa
In risposta al nuovo scenario geopolitico, il Gruppo BEI ha ampliato significativamente la portata delle sue attività nel settore della sicurezza e della difesa. Gli investimenti in sicurezza e difesa sono quadruplicati, raggiungendo oltre 4 miliardi di euro, pari a quasi il 5% dei finanziamenti UE del Gruppo BEI, con progetti di punta che vanno dai campi militari e centri di manutenzione alla ricerca e sviluppo in sistemi radar avanzati, dai sensori essenziali per la protezione dei fondali marini e delle risorse sottomarine europee alle infrastrutture di sicurezza informatica ed allo spazio. Inoltre, attraverso accordi di prestito con intermediari finanziari n Germania, Francia, Spagna, Grecia e Austria, il Gruppo BEI ha facilitato l'accesso ai finanziamenti per le piccole e medie imprese nella catena di fornitura dei grandi appalti nel settore della difesa, mentre il FEI, in qualità di investitore di riferimento, ha promosso lo sviluppo di un ecosistema di capitale di rischio che investe in aziende della difesa con un approccio paneuropeo.
Sviluppo e coesione sociale
Nel 2025 Il Gruppo BEI si è concentrato su investimenti che sostengono il modello economico e i valori europei. Gli investimenti per la coesione hanno raggiunto un livello record, con oltre il 50% degli investimenti destinati a progetti nelle regioni meno sviluppate d'Europa. Il Piano per un'edilizia abitativa accessibile e sostenibile, lanciato nel 2025 dalla BEI insieme con la Commissione europea, ha portato i finanziamenti per l'innovazione, la ristrutturazione e la nuova costruzione a oltre 5 miliardi di euro, con un aumento di quasi il 50% su base annua e con un ulteriore incremento previsto per il 2026. Dalle residenze studentesche in Grecia all'edilizia popolare in Belgio, dagli ospedali e dalle strutture sanitarie in Spagna alle scuole primarie in Francia, il finanziamento delle infrastrutture sociali, il cui impatto è avvertito quotidianamente dai cittadini dell'UE, è una priorità fondamentale per il Gruppo BEI.
Anche i finanziamenti per l'agricoltura e la bioeconomia hanno raggiunto la cifra record di quasi 8 miliardi di euro, rafforzando un settore vitale per l'economia e la sicurezza alimentare europea, sostenendo le comunità rurali e creando un futuro sostenibile per i giovani e i nuovi agricoltori, che incontrano difficoltà finanziarie.
Costruire ponti e partnership in tutto il mondo.
Il Gruppo BEI ha inoltre stanziato oltre 9 miliardi di euro per le sue operazioni a livello globale, volte a istituire partnership internazionali strategiche. Ad esempio, nel 2025, i finanziamenti del Gruppo BEI per progetti in campo idrico hanno raggiunto la cifra record di 5 miliardi di euro a livello globale. La BEI è il maggiore finanziatore pubblico al mondo nel settore idrico e leader mondiale negli investimenti in sanità, energia pulita e trasporti. Gli investimenti nel sostegno al settore privato e all'imprenditorialità offrono opportunità per i giovani e le donne nelle economie emergenti.
Anche I finanziamenti per l'Ucraina hanno raggiunto un nuovo record e ora superano i 4 miliardi di euro dall'inizio dell'invasione russa, per scuole, ospedali e strutture comunitarie al teleriscaldamento e alla fornitura di energia elettrica.
Insomma, un esempio concreto di un'Europa che funziona.
Piercarlo Valtorta
I cittadini europei si mobilitano contro ogni forma di finanziamento alla Russia
Si tratta di un segnale significativo dell’urgenza che si avverte nell’opinione pubblica in Europa e che spinge un gruppo di cittadini più attivi a mobilitarsi, facendo ricorso allo strumento dell’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE), istituita con il Trattato di Lisbona e nelle caratteristiche assimilabile ad una modalità di cittadinanza attiva e diretta.
La Commissione europea, infatti, ha registrato un’Iniziativa con il titolo "Stop ai finanziamenti alla guerra della Russia: eliminare gradualmente le importazioni russe dannose e inutili nell'UE".
L'iniziativa invita la Commissione "a proporre misure ferme e immediate per porre fine alla dipendenza residua dell'UE dalle importazioni di Russia e Bielorussia". A tal fine, gli organizzatori indicano che "l'obiettivo è interrompere il flusso di fondi UE verso lo Stato russo, eliminare le vulnerabilità strutturali nelle catene di approvvigionamento critiche e rafforzare una politica commerciale coerente e basata sui valori".
La drammatica situazione umanitaria in Ucraina e Moldavia
La Commissione europea ha annunciato uno stanziamento urgente di 153 milioni di euro in aiuti di emergenza all'Ucraina ed alla Moldavia, per far fronte alle necessità di milioni di ucraini, inclusi quelli rifugiati in Moldavia, esposti a temperature gelide e senza elettricità a causa dei continui bombardamenti russi alle infrastrutture energetiche.
Lo stanziamento riguarda 145 milioni di euro in aiuti umanitari per l'Ucraina e 8 milioni di euro per programmi umanitari in Moldavia a sostegno dell'accoglienza dei rifugiati ucraini fuggiti dalla guerra.
"Mentre l'invasione russa su vasta scala entra nel suo quinto anno, milioni di ucraini si trovano ad affrontare temperature sotto lo zero, senza elettricità, senza riscaldamento; tagliati fuori dai mezzi di sussistenza di base", afferma Hadja Lahbib, Commissaria per la Gestione delle Crisi, la Preparazione e l'Uguaglianza. "Con 153 milioni di euro in nuovi aiuti umanitari e 947 generatori aggiuntivi dispiegati questo mese, vogliamo che le persone abbiano riparo, calore e speranza quando ne hanno più bisogno. La nostra solidarietà con l'Ucraina non è uno slogan, ma un'azione umanitaria affidabile e continua, guidata rigorosamente dalle esigenze sul campo".
Dall'invasione russa nel febbraio 2022, la Commissione europea ha stanziato oltre 1,4 miliardi di euro per programmi di aiuti umanitari in Ucraina e Moldavia. Oltre agli aiuti umanitari, almeno 3 miliardi di euro sono stati forniti all'Ucraina per la sicurezza energetica. In totale, il sostegno dell'UE all'Ucraina dall'inizio dell'invasione ammonta a 193,3 miliardi di euro.
Poiché questa iniziativa soddisfa i requisiti formali stabiliti dalla legislazione europea, la Commissione l’ha giudicata ammissibile ai sensi del regolamento sull'Iniziativa dei Cittadini Europei, senza analizzarne il merito in questa fase. Ora la proposta dovrà raccogliere almeno un milione di firme di cittadini dell’UE, per passare alla fase successiva di merito.
Anche la Banca Europea per gli Investimenti mobilita le sue risorse in aiuto all’Ucraina
Commissione europea e Banca europea per gli investimenti, hanno deciso l’erogazione di un prestito di 50 milioni di euro alla società energetica statale ucraina Naftogaz. Il finanziamento sosterrà il sistema energetico del Paese, che sta attraversando le condizioni invernali più rigide dall'inizio della guerra. Di fronte ai continui attacchi russi contro le infrastrutture energetiche ucraine e al forte calo delle temperature, questo finanziamento dovrà contribuire a garantire il riscaldamento e la fornitura di energia per le famiglie, i servizi essenziali e le imprese in tutto il Paese.
La Commissaria per l'Allargamento, Marta Kos, ha dichiarato: "Le notizie che giungono dall'Ucraina ogni mattina sono terrificanti. Quello che la Russia sta facendo è terrorismo di Stato. Questo va oltre la guerra. Le persone muoiono di freddo. Molti stanno fuggendo da Kiev e da altre città. L'UE ha collaborato strettamente con l'Ucraina per stabilizzare il sistema energetico, ma la portata degli attacchi russi è tale che l'Ucraina ha urgente bisogno di maggiori finanziamenti. Questi prestiti di emergenza da 50 milioni di euro sono una delle tante misure aggiuntive. Stiamo valutando tutte le possibili opzioni per aiutare gli ucraini".
Con questo nuovo prestito il sostegno totale fornito dall'UE per gli acquisti di gas di emergenza per l'inverno in corso ammonta a 977 milioni di euro. Allo stesso tempo, Naftogaz si impegna a reinvestire un importo equivalente a questo finanziamento in progetti di energia rinnovabile e decarbonizzazione.
Inquinamento zero: magari, ma quando?
La Commissione europea ha pubblicato la revisione intermedia del Piano d'azione "Inquinamento Zero" dell'UE, tracciando un bilancio della sua attuazione. La relazione conclude che, sebbene gran parte della legislazione prevista dal Piano d'azione "Inquinamento Zero" sia già in vigore, gli Stati membri devono agire con rapidità e decisione affinché l'UE raggiunga i suoi obiettivi di riduzione dell'inquinamento entro il 2030. Sempre oggi, la Commissione ha pubblicato uno studio sui costi sociali dell'inquinamento da PFAS (sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche, le cosiddette "sostanze chimiche eterne").
La relazione sul Piano d'azione "Inquinamento Zero" dimostra che la prevenzione dell'inquinamento non è solo una priorità ambientale, ma anche una politica fondamentale per la salute pubblica. Inoltre, la riduzione dell’inquinamento si traduce anche in un beneficio economico e sociale per imprese, città e regioni.
La relazione evidenzia come, dal 2021, la legislazione europea per ridurre l'inquinamento, tra cui la Direttiva quadro sulle acque, la Direttiva sulle emissioni industriali e la Direttiva sulla qualità dell'aria ambiente, abbia inasprito i parametri di attuazione. Le principali iniziative a livello europeo per raggiungere l’ambizioso traguardo sono: la Strategia per la Resilienza Idrica, il Patto Europeo per gli Oceani, la Visione per l'Agricoltura e l'Alimentazione, il Piano d'Azione per l'Industria Chimica e la Strategia per la Bioeconomia, Tuttavia, la relazione sottolinea che la sola legislazione non è sufficiente. Gli Stati membri devono garantire un'efficace applicazione e attuazione della legislazione UE in materia di inquinamento e continuare a investire in innovazione, digitalizzazione e competenze.
Un aspetto importante della relazione riguarda i costi legati all’inquinamento da PFAS, che, se i livelli attuali in Europa dovessero mantenersi fino al 2050 senza interventi normativi, raggiungerebbero circa 440 miliardi di euro. La relazione sottolinea inoltre come ridurre i residui di PFAS alla fonte entro il 2040 consentirebbe di risparmiare 110 miliardi di euro, mentre il solo trattamento delle acque inquinate costerebbe oltre 1.000 miliardi di euro. I risultati dello studio contribuiranno alle discussioni dell'UE sulle tematiche relative ai PFAS. L'UE ha già adottato misure significative per controllare i rischi derivanti dall'esposizione ai PFAS. Le sostanze PFAS più dannose sono già vietate. Di recente, ai sensi della Direttiva riveduta sull'acqua potabile, tutti gli Stati membri devono monitorare i livelli di PFAS nell'acqua potabile per garantire il rispetto dei nuovi valori limite dell'UE. Il Piano d'azione per l'industria chimica si concentra sulla transizione verso soluzioni sostenibili e innovative. L'Agenzia europea per le sostanze chimiche sta attualmente valutando una proposta separata di restrizione universale dei PFAS.
Il Presidente del Kazakhstan, Kassym-Jomart Tokayev, intende proseguire nel suo progetto di riforma della repubblica attraverso importanti innovazioni costituzionali oltre che ambiziosi progetti economici, industriali e commerciali, peraltro già tracciati in suoi precedenti interventi pubblici.
Nel suo recente discorso al Congresso, infatti, ha delineato una serie di proposte che intende portare avanti per modernizzare la governance del Paese ed assicurare stabilità politica ed istituzionale, avvicinando ulteriormente la grande repubblica centroasiatica alle più avanzate democrazie del pianeta. Il Presidente ha poi sottolineato una serie di priorità che guideranno la sua politica nel breve e medio termine, per favorire lo sviluppo economico nel solco dei mutamenti tecnologici e digitali che stanno influenzando moltissimi aspetti del vivere moderno.
Il Presidente Tokayev deve aver ben chiaro che i grandi investitori internazionali sono alla ricerca di nazioni caratterizzate da stabilità istituzionale ed infrastrutture efficienti dove far confluire i loro capitali, vieppiù in un periodo come l’attuale, caratterizzato da terremoti geopolitici non registrati nei decenni passati. Pertanto, intende presentare alla comunità internazionale, nel volgere di pochi anni, un paese istituzionalmente saldo, ancorato a principi liberali e certezza del diritto, rispettoso delle regole democratiche, con efficienti infrastrutture normative, materiali ed organizzative.
Più nello specifico, il leader kazako ha presentato un pacchetto di riforme costituzionali e istituzionali volte a modernizzare il sistema statale, chiarire l’architettura di governance e rafforzare la stabilità politica a lungo termine. Al centro del discorso vi sono state le proposte per formalizzare le regole di successione presidenziale, istituire la carica di Vicepresidente e passare a un modello costituzionale fondamentalmente nuovo, da ratificare comunque con referendum.
Tra le innovazioni istituzionali di maggior rilievo, prossime venture, un nuovo Parlamento unicamerale, definito Congresso (Qurultay), che dovrà essere “snello e funzionale”, composto di 145 seggi complessivi, tre vicepresidenti e non più di otto commissioni parlamentari. Oggi, il Parlamento kazakho è strutturato su un’Assemblea di 98 deputati e un Senato di 40 (questi ultimi eletti dalle regioni, dai comuni di Almaty, Astana e Shymkent e nominati per un quarto dal Presidente). Il nuovo Congresso dovrebbe avere una durata di cinque anni. Tokayev ha spiegato che tale configurazione consentirebbe un funzionamento più efficace dell’organo legislativo e una maggiore attenzione sulle priorità di sviluppo del Paese. L’elezione dei deputati su base proporzionale mira, inoltre, a responsabilizzare i partiti, avvicinandoli alle effettive esigenze dei cittadini.
Il nuovo Congresso sarà affiancato da un Consiglio del Popolo finalizzato a dare rappresentatività ai gruppi etnici e alle principali comunità sociali del Paese. Tale Consiglio sarà composto da 126 membri: 42 rappresentanti delle associazioni etno-culturali, 42 rappresentanti delle amministrazioni locali e 42 rappresentanti organizzazioni pubbliche. Nel nuovo organismo non ci sarà più una quota di membri riservata al Presidente.
Queste preannunciate riforme fanno seguito a quelle del 2022 (tra cui l’istituzione della Corte costituzionale, la creazione di corti di cassazione e il riconoscimento dello status costituzionale al Commissario per i diritti umani - Ombudsman) che, ha tenuto a precisare il Presidente Tokayev, hanno rafforzato lo Stato di diritto, potenziato la tutela delle prerogative dei cittadini, chiarito le responsabilità delle istituzioni ed accresciuto il senso di partecipazione.
Di rilievo anche la prossima istituzione dell’Ufficio del Vicepresidente, nominato dal Presidente con il consenso del Parlamento. La nuova figura sarebbe il naturale sostituto in caso di impedimenti del Presidente, occupandosi comunque di materie e tematiche a lui delegate. Quest’ultima innovazione, unitamente alla definizione in Costituzione delle regole per la successione presidenziale, mirano a dare stabilità alla governance della Repubblica evitando, anche in situazioni di crisi, problematiche sul lineare passaggio di poteri e responsabilità. Modifiche che saranno inserite in una nuova Costituzione, la cui scrittura sarà affidata ad una specifica Commissione, per poi essere sottoposta al voto popolare.
Francesco Lombardi
Oggi l’informazione, che sia sui temi nazionali o sulle questioni europee e globali, è chiamata a contribuire alla protezione delle persone, delle realtà sociali e dei beni che insistono su un determinato territorio da minacce invisibili, la cui definizione si sintetizza nell’acronimo FIMI (foreign information, manipulation, interference).
Il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum le colloca al secondo posto in termini di gravità del rischio a livello globale e sottolinea come la disinformazione e le manipolazioni attraverso le nuove tecnologie dell’intelligenza artificiale possono approfondire le divisioni politiche, culturali o identitarie all'interno delle società, corrodendo il dibattito pubblico e indebolendo le risposte alle crisi.
Nel suo messaggio del 24 gennaio in occasione della giornata mondiale delle comunicazioni sociali, papa Leone XIV avverte che preservare la centralità dell’uomo – “volti e voci sono sacri” – implica una sfida antropologica che coinvolge la società intera a tutti i livelli in un’alleanza fondata su tre pilastri: responsabilità, cooperazione e educazione.
Il ruolo dell’informazione assume un’importanza fondamentale in quest’ottica. Da un lato diviene più che mai necessaria per creare una più precisa consapevolezza dei cittadini e delle realtà sociali che la compongono, in particolare quelli più esposti a situazioni di rischio per età, condizioni di debolezza o fragilità, e per situazioni sociali (adolescenti, anziani, minoranze). Dall’altro è chiamata ad un dovere di ricerca della verità dei fatti, che non sarebbe in sé un compito nuovo, ma si presenta oggi quanto mai difficile.
L’Europa in questa sfida sta cercando di dotarsi degli strumenti giusti di difesa. La consapevolezza dei propri valori di libertà e democrazia, un tempo faro di civiltà nel mondo intero, risente l’insidia della solitudine in un contesto globale ostile, dove dietro questa enorme forza invisibile c’è solo una manciata di aziende.
La forza dell’Europa, spesso criticata perché considerata un vincolo troppo oneroso per le imprese, è proprio la sua capacità di regolamentare anche i settori più sfuggenti. E’ grazie a questa forza che importanti normative come il Digital Service Act o l’Artificiale Intelligence Act hanno potuto porre dei limiti alla proliferazione di pratiche scorrette e pericolose nel mondo delle tecnologie digitali e delle grandi piattaforme on line.
Certo non basta. Occorre difendersi, e difendere l’indipendenza del giornalismo e di chi vuole continuare a svolgere questo lavoro con onestà e trasparenza. Un passo importante in questa direzione è stato fatto con l’adozione dello Scudo della Democrazia, sviluppato congiuntamente dalla Commissione Europea e dal Servizio Europeo per l'Azione Esterna, che mira a rafforzare l'integrità dello spazio informativo nei processi elettorali ed in altri ambiti della democrazia.
Nella sua dimensione esterna il contrasto alla disinformazione vede anche un’azione condotta dalle istituzioni europee in particolare contro la propaganda russa, come la recente decisione del Consiglio UE di imporre nuove misure restrittive su personalità russe accusate di diffondere disinformazione sulla guerra in Ucraina, come i presentatori televisivi Dmitry Guberniev, Ekaterina Andreeva e Maria Sittel, o come il propagandista Pavel Zarubin.
Ma il vero terreno di gioco, come avverte anche Papa Leone XIV, è l’educazione, con l’introduzione nei sistemi educativi ad ogni livello dell’alfabetizzazione ai media, all’informazione e all’IA: senza trascurare gli anziani ed i membri emarginati della società.
In questo senso l’Europa deve saper raccordare la cultura umanistica che da sempre indirizza l’uomo verso lo sviluppo delle facoltà di riflessione, analisi e pensiero critico, con i cambiamenti nella percezione della realtà indotti dalla rivoluzione delle tecnologie digitali.
E qui, oltre alle varie “strategie” ( strumento ampiamente usato dalla UE negli ultimi anni) occorre che l’UE impari a porre in essere anche le “tattiche” che ne conseguono.
Piercarlo Valtorta
L'Accordo di Libero Scambio (ALS) UE-India, uno dei più grandi accordi del suo genere a livello mondiale, riduce sostanzialmente le barriere tariffarie e non tariffarie, tagliando 4 miliardi di euro di dazi. Attualmente, 6.000 aziende europee operano in India, una cifra destinata ad aumentare grazie al nuovo accordo. A margine del vertice per la sigla dell'Accordo si è svolto il primo Forum Economico UE-India, in cui si è discusso di come approfondire il coinvolgimento del settore privato e promuovere priorità economiche condivise.
Ancora più significativa è la firma del Partenariato UE-India per la Sicurezza e la Difesa, che consente una più stretta cooperazione su priorità condivise come la sicurezza marittima, la non proliferazione e il disarmo, lo spazio, la lotta alle minacce informatiche e ibride e l'antiterrorismo. Nell'ambito di questo partenariato, l'UE e l'India rafforzano la cooperazione industriale in materia di difesa e promuovono l'allineamento sulle iniziative di difesa. Sono stati anche avviati i negoziati per un Accordo sulla Sicurezza delle Informazioni (SSA) per consentire lo scambio di informazioni classificate, aprendo la strada alla partecipazione dell'India alle iniziative di sicurezza e difesa dell'UE.
L'UE e l'India rafforzano ulteriormente la collaborazione su tecnologie emergenti e critiche, innovazione e ricerca, anche attraverso la creazione di Hub di Innovazione UE-India e il lancio di un Partenariato UE-India per le Startup. Inoltre, i leader rinnovano l'Accordo UE-India per la Cooperazione Scientifica e Tecnologica fino al 2030 e avviano colloqui esplorativi sull'associazione dell'India a Horizon Europe, il programma di punta dell'UE per la ricerca e l'innovazione.
Inoltre, un Quadro Globale di Cooperazione UE-India in materia di Mobilità, adottato come memorandum d'intesa parallelamente alla finalizzazione dell'ALS, offre un'eccellente opportunità di cooperazione per facilitare la mobilità del lavoro, sostenere lo sviluppo delle competenze e il rafforzamento delle capacità, e lavorare su quadri di competenze e qualifiche. Questo quadro di cooperazione faciliterà la mobilità di lavoratori qualificati, giovani professionisti e lavoratori stagionali in settori con carenze, promuovendo al contempo la ricerca e l'innovazione. Sarà inoltre supportato da un Ufficio Europeo Legale in India, il primo del suo genere. L'Ufficio aiuterà i lavoratori, gli studenti ed i ricercatori indiani a conoscere e cogliere le opportunità di lavoro in Europa, a partire dal settore ICT, con l'obiettivo di espanderlo ulteriormente in futuro. L'approvazione di un Dialogo di Alto Livello UE-India in materia di Istruzione e competenze sostiene ulteriormente questi obiettivi, rafforzando la cooperazione in materia di competenze e riconoscimento delle qualifiche, e facilitando la circolazione dei talenti.
Al Vertice, i leader hanno approvato l'Agenda Strategica Congiunta Globale UE-India "Verso il 2030", su prosperità e sostenibilità, tecnologia e innovazione, sicurezza e difesa, connettività, questioni globali e cooperazione interpersonale.
Il Vertice consente all'UE e all'India di riaffermare l'intenzione di unire le forze per raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi e rafforzare la cooperazione su questioni ambientali, transizione pulita, resilienza energetica ed economia circolare, incluso il lancio di una Task Force sull'Idrogeno Verde, nel quadro del Partenariato UE-India per l'Energia Pulita e il Clima.
I leader intendono sviluppare la connettività tra le due aree, con la creazione di corridoi e hub di trasporto marittimo (Global Gateway Green Shipping Corridors and Hubs, GGGSCH); in tale contesto si svolgerà un workshop regionale in India nel 2026. L'UE e l'India hanno concordato di promuovere inoltre la cooperazione trilaterale con paesi terzi in Africa, America Latina e Caraibi, Asia e Pacifico su temi quali l'energia pulita, le infrastrutture sostenibili, la connettività digitale e la resilienza.
Il Summit sarà seguito il 6 e 7 febbraio dall'India-EU Forum, che riunirà importanti responsabili politici, leader del settore, esperti e think tank di tutti i 27 Stati membri dell'UE e dell'India, per creare fiducia e promuovere iniziative concrete per la cooperazione strategica.
Trump abbaia e l'India incassa
L’enfasi nelle dichiarazioni dei protagonisti è la cifra , più che giustificata, dell’evento che oggi, in New Delhi, ha visto la firma dell’accordo più ampio mai negoziato sino ad oggi tra l’Unione Europea e l’India. La conclusione di un Accordo di Libero Scambio (ALS) UE-India e l'avvio di un Partenariato UE-India per la Sicurezza e la Difesa danno l’idea di un deciso salto di qualità nelle relazioni globali tra i due partner, ed a suggellarlo è stato l’invito, per la prima volta, della Presidente della Commissione europea von der Leyen e del Presidente del Consiglio UE Costa alla parata per celebrare i 77 anni della Repubblica indiana.
Oltre allo storico accordo commerciale e al partenariato per la sicurezza e la difesa, l'UE e l'India hanno avviato colloqui su un accordo che consenta lo scambio sicuro di informazioni sensibili. Il Vertice ha anche rafforzato la cooperazione in materia di innovazione, ricerca, competenze e mobilità. Entrambe le parti hanno concordato pariteticamente nuove iniziative a sostegno delle startup, della ricerca e dell'energia pulita, incluso l'idrogeno verde, e hanno approvato un'agenda strategica a lungo termine che guiderà la cooperazione UE-India fino al 2030.
A margine del Vertice, la Presidente von der Leyen e il Primo Ministro Modi hanno incontrato i leader aziendali in occasione del primo Forum imprenditoriale UE-India, per rafforzare i legami economici tra i popoli di Europa e India.
Le discussioni proseguiranno al Forum India-UE all'inizio di febbraio, riunendo responsabili politici, aziende ed esperti per tradurre questi piani in azioni concrete.
Con l'atteso aumento delle importazioni, si cerca di rafforzare anche i controlli
La Commissione europea ha istituito una task force per garantire che le importazioni rispettino gli standard dell'Unione. La task force si concentrerà in particolare sulla sicurezza di alimenti e mangimi, sui residui di pesticidi e sulle azioni di monitoraggio coordinate dell'UE su specifici prodotti importati. Riunisce le competenze della Commissione e degli Stati membri e contribuirà a un'ulteriore armonizzazione dei controlli sulle importazioni in tutta l'UE, elaborando raccomandazioni per azioni congiunte tra la Commissione e gli Stati membri e individuando dove siano necessarie ulteriori misure amministrative o normative per rafforzare i controlli.
Norme rigorose sulle importazioni in materia di igiene di alimenti e mangimi, sicurezza dei consumatori e stato sanitario di animali e piante mirano a garantire che tutte le importazioni soddisfino gli stessi elevati standard dei prodotti provenienti dall'UE stessa. I controlli sulle importazioni sono fondamentali per verificare la conformità di alimenti e mangimi ai requisiti pertinenti. Le norme UE si applicano a tutti i prodotti venduti nell'UE, siano essi di origine nazionale o importati.
Tra Europa e Brasile istituita l'area più grande di scambio dei dati
La Commissione europea e il Brasile hanno hanno concordato che i rispettivi livelli di protezione dei dati sono comparabili. sarà ora possibile per aziende, autorità pubbliche e ricercatori scambiarsi liberamente dati tra l'UE e il Brasile, dando impulso al commercio digitale tra le due giurisdizioni. Le decisioni consentiranno di risparmiare sui costi e garantiranno certezza del diritto e stabilità alle aziende europee che hanno già investito in Brasile e alle aziende brasiliane che si stanno espandendo nel mercato dell'UE. Creano la più grande area di circolazione dei dati libera e sicura al mondo, a beneficio di 670 milioni di consumatori tra l'UE e il Brasile.
La libera circdolazione dei dati è un ulteriore tassello nel contesto dell'Accordo di partenariato (EMPA) e dell'Accordo commerciale interinale (iTA) firmati il 17 gennaio tra l'UE e il Mercosur.
L'importanza degli accordi è sottolineata nelle dichiarazione di Henna Virkkunen, Vicepresidente Esecutiva per la Sovranità Tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia: "Oggi l'UE sta ulteriormente rafforzando i suoi legami con uno dei suoi partner più strategici e affini. La nostra decisione di reciproca adeguatezza è un passo fondamentale per una maggiore integrazione delle nostre economie. Creerà nuove opportunità per le nostre imprese e promuoverà l'innovazione, a vantaggio di milioni di consumatori in Europa e Sud America".
Michael McGrath, Commissario per la Democrazia, la Giustizia, lo Stato di Diritto e la Tutela dei Consumatori, ha dichiarato: "Il Brasile ha creato un solido quadro normativo in materia di privacy e protezione dei dati che tutela i diritti fondamentali. Insieme, abbiamo creato il più grande spazio al mondo per flussi di dati transfrontalieri sicuri, che copre oltre 670 milioni di persone. Questo accordo promuove il commercio digitale, supporta le imprese di tutte le dimensioni e stabilisce un punto di riferimento globale che dimostra come una solida tutela della privacy possa coesistere con l'innovazione e la crescita. Invia un messaggio chiaro: i diritti fondamentali non si fermano ai confini, dando ai consumatori la certezza che i loro dati siano rispettati e protetti".
Il sostegno economico UE a nuovi investimenti nei paesi dei Balcani occidentali
La Commissione europea ha annunciato un sostegno di 171 milioni di euro per promuovere lo sviluppo infrastrutturale e la crescita del settore privato nei paesi dei Balcani occidentali. Il nuovo pacchetto di sostegno include contributi agli investimenti grazie al supporto di diverse fonti di finanziamento: lo Strumento di assistenza preadesione (IPA III) per un progetto in Bosnia-Erzegovina, il Fondo per la cooperazione e lo sviluppo (WBIF) per un progetto in Montenegro ed il Fondo per le riforme e la crescita (RGF) per progetti in Albania, Montenegro e Macedonia del Nord.
Del pacchetto totale, 91,8 milioni di euro sono destinati a progetti infrastrutturali nei quattro partner. Si prevede che questo finanziamento mobiliterà 263 milioni di euro di investimenti totali in sette progetti in settori prioritari, tra cui digitale, energia pulita, capitale umano, trasporti e ambiente. Inoltre, 2,9 milioni di euro sono stanziati per quattro progetti di assistenza tecnica in Albania e Bosnia-Erzegovina, volti a sostenere futuri investimenti nei settori dell'energia, dell'acqua, dell'innovazione e della ricerca.
Il pacchetto include anche 76,3 milioni di euro di contributi a programmi a sostegno del settore privato.
Un secondo gruppo di stati membri ha presentato alla Commissione europea i propri piani di difesa nazionale, per l'erogazione di prestiti nell'ambito dell'iniziativa Azione per la sicurezza in Europa (SAFE): si tratta di Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Finlandia. Lo strumento SAFE prevede una rigorosa valutazione dei piani di investimento per la difesa da parte della Commissione, che in caso di esito positivo può erogare prestiti a basso costo e a lungo termine, consentendo ai paesi richiedenti di aumentare in tempi rapidi la loro prontezza militare e di acquisire le moderne attrezzature di difesa necessarie. Il quadro rafforza inoltre l'integrazione dell'Ucraina nell'ecosistema di sicurezza dell'UE, garantendo che il sostegno europeo rimanga flessibile e sostenibile.
I livelli di finanziamento per ciascun paese sono stati fissati provvisoriamente a settembre, sulla base dei principi di solidarietà e trasparenza. Questo gruppo di otto Stati membri avrà diritto a circa 74 miliardi di euro dopo la firma degli accordi di prestito. Questi fondi forniranno un impulso fondamentale alle capacità strategiche laddove sono più necessarie.
Riportiamo la dichiarazione del Commissario europeo per la difesa Kubilius: "Con questa seconda tranche di investimenti SAFE, l'Europa sta finalmente sostenendo le sue ambizioni di sicurezza con il necessario peso finanziario. Non ci limitiamo più a elaborare strategie; stiamo costruendo una realtà di hard power. Con SAFE incentiviamo gli Stati membri ad acquisire congiuntamente, ricercando velocità, scalabilità ed efficienza. Questo è un chiaro segnale sia all'industria europea che ai nostri avversari: l'Europa prende sul serio la propria forza e sovranità, e le nostre forze armate hanno bisogno dei migliori e di personale tempestivo."
D come dazi. Libero commercio e multilateralismo sono sempre stati i cardini , in assenza di un forza deterrente di natura militare, della politica estera dell’Unione Europea. Negli anni in cui l’arbitro indiscusso è sempre stato il World Trade Organization, ed in particolare l’organo deputato alla risoluzione delle controversie commerciali, la UE ha tessuto una rete a maglie variabili con tanti partner ovunque nel mondo, graduando l’intensità del rapporto, strettamente di natura commerciale ed economica, dalla formula più blanda dell’accordo di associazione e di partenariato, in vigore con numerosi paesi africani, al ben più ampio e strategico trattato comprensivo di libero scambio, siglato con paesi quali il Canada, l’Indonesia, Singapore, il Giappone ed altri.
Sebbene presentanti come accordi per sviluppare le relazioni commerciali, vi era una componente peculiare di natura politica, in particolare nelle numerose condizionali volte al rispetto dei diritti umani, dei diritti dei lavoratori e del rispetto dell’ambiente. Un modo non proprio come un altro per “esportare” in altri paesi quei principi etici, sociali ed ambientali che, considerati da un altro punto di vista possono essere definiti gli attributi fondamentali della democrazia. Furono queste le ragioni per cui, nel 2016 alla Turchia di Erdogan venne negata la modernizzazione dell’unione doganale che la lega all’Europa da oltre cinquant’anni, precludendone l’estensione a importanti settori come quello dei servizi.
L’Europa ha sempre creduto in un mondo globalizzato dall’eliminazione delle barriere commerciali ancor prima e più che dalle tecnologie digitali.
Probabilmente la Cina ha inaugurato la fine dell’illusione europea all’ombra del WTO, quando, trascorso il previsto periodo di transizione dal suo ingresso nel 2001, ha reclamato come suo diritto il riconoscimento dello status di economia di mercato, con tutti i benefici connessi, ma senza aver neanche avviato le riforme necessarie a tal fine, in primis l’uscita dell’autorità statale dai gangli vitali dell’economia del paese.
Per la prima volta l’Europa si è sentita indifesa, eppure allora non si sentiva ancora minacciata.
Veniamo ora al punto dei dazi, e di come oggi assumano un significato diverso. L’imposizione di dazi presuppone la necessità di difendersi, comunque si voglia chiamare il nemico: concorrenza sleale, overcapacità, sussidi statali.
Ma oggi la priorità per l’Europa non sembra più essere la difesa, ma l’intesa con nuovi partner. E’ quanto emerge dalla firma degli ultimi due accordi, con il Mercosur e con l’India. Non sfugge a nessuno che si tratta di una porzione del globo che sia in termini economici sia di popolazione rappresenta un unicum nella storia della politica commerciale europea.
La geopolitica a suon di merci può senz’altro rappresentare un’abile arma nelle mani della Commissione europea, ma resta un paradosso: il prezzo da pagare è l’accrescimento delle diseguaglianze, nel senso che la liberalizzazione dei flussi non è mai equamente distribuita tra tutti i settori economici. Ad esempio è già avvenuto negli ultimi anni che l’apertura dei mercati agricoli europei verso quei paesi come la Tunisia ed il Marocco, protagonisti di una svolta politica potenzialmente in grado di dare vita a governi democratici, abbia avuto un impatto negativo su tanti agricoltori europei, in produzioni chiave quali l’olio d’oliva o le arance.
Il paradossi è che essere i migliori non paga sulla scena globale, sopratutto quando anche in Europa un ceto medio sempre più impoverito premette il risparmio ad ogni altra considerazione di spesa.
D come debito. L’Europa lentamente, costretta dalle circostanze, si sta aprendo alla via del debito comune come opzione inevitabile per progredire nell’integrazione in ambiti nuovi, quali la difesa. E’ già successo con il NextGenerationEU; oggi sta accadendo di nuovo con lo strumento SAFE per il settore della difesa ed il prestito all’Ucraina. Ma anche qui c’è un prezzo da pagare, ed è quello della frammentazione. Preconizzata come inevitabile dallo stesso Mario Draghi, la geografia interna dell’Unione si ridisegna in aggregazioni modulabili a seconda delle circostanze. Inevitabile certo, ma non auspicabile.
D come democrazia. Questa parola è diventata un vessillo di identità sventolato con fierezza e quasi con un sentimento di superiorità nei tanti discorsi pronunciati dai vertici delle istituzioni europee. Eppure proprio la democrazia in Europa sta vivendo una crisi profonda manifestata dal calo costante della partecipazione popolare ai processi elettorali. Indifferenza e manipolazione ad opera di attori stranieri stanno corrodendo da dentro la grande tradizione democratica europea. Anche tra le stesse istituzioni europee la parola democrazia spesso non trova riscontro o applicazione, specialmente se il Parlamento europeo, privo ancora del potere d’iniziativa, si adopera a far valere il proprio peso in altri modi, come sta avvenendo proprio con l’accordo con il Mercosur.
C’è un’ultima D, certo, ma abbiamo voluto che restasse fuori campo, perché sin troppo ingombrante sui media. E’ quella di chi usa i dazi come un martello, il debito altrui come fonte propria di reddito e la democrazia come il ventre molle dell’Europa. Per molti è la vera causa di tutto, inclusa la potenziale disgregazione della UE, il nemico dei nemici sotto mentite spoglie. L’Europa attende e intanto si guarda intorno.
CLS
Anche la danimarca accellera sui fondi del NextGenerationEU
Con l'avvicinarsi, a fine 2026, della conclusione dle piano di ripresa e resilienza lancoato dalla Commissione europea in seguito all'evento eccezionale della pandemia di Covid, gli Stati membri che hanno fatto richiesta di assistenza si accingono a formalizzare la richiesta delle ultime tranches del prestito loro concesso.
Oggi la Commissione europea ha erogato 175,4 milioni di euro alla Danimarca, segnando il quarto pagamento nell'ambito del Recovery and Resilience Facility (RRF). Il dispositivo è il fulcro di NextGenerationEU, il programma post-pandemico della Commissione a sostegno della ripresa, della crescita economica e della competitività degli Stati membri.
Le misure collegate a questo pagamento includono investimenti a sostegno di una serie di misure incentrate sulla sostenibilità, tra cui la costruzione di 45 km di infrastrutture ciclabili, l'aumento di 4 GW della capacità eolica offshore e la promozione della transizione organica nelle mense pubbliche.
Il 30 settembre 2025, la Danimarca ha presentato alla Commissione la sua quarta richiesta di pagamento nell'ambito del RRF. La richiesta comprende cinque traguardi e otto obiettivi, che comprendono una riforma e 12 investimenti.
La Commissione ha dato il via libera alla richiesta di pagamento della Danimarca il 4 novembre 2025. Ora che il Comitato economico e finanziario del Consiglio ha espresso parere favorevole, la Commissione ha erogato i fondi.
Nel complesso, il Piano di Ripresa e Resilienza della Danimarca è finanziato con 1,63 miliardi di euro di sovvenzioni. Il pagamento odierno porterà i fondi totali erogati alla Danimarca al 78% dell'importo stanziato per il piano, con il 76% di tutti i traguardi e gli obiettivi previsti dal piano raggiunti. Come per tutti gli Stati membri, i pagamenti alla Danimarca nell'ambito del Fondo di Ripresa e Resilienza sono basati sui risultati e subordinati al successo dell'attuazione dei rispettivi piani nazionali. In vista della chiusura del Fondo alla fine del 2026, gli Stati membri devono attuare tutti i traguardi e gli obiettivi in sospeso entro agosto 2026 e presentare le ultime richieste di pagamento entro la fine di settembre.
A qwuesto link è possibile consultare l'andamento delle richieste dei diversi stati membri: https://commission.europa.eu/business-economy-euro/economic-recovery/recovery-and-resilience-facility_en#map
Aperti i bandi europei per la promozione anche all'estero dei prodotti agroalimentari
La Commissione europea ha pubblicato i bandi per il 2026 a sostegno di campagne ed eventi che promuovono prodotti agroalimentari europei sostenibili e di alta qualità all'interno dell'Unione europea e nel mondo. Saranno stanziati fino a 160 milioni di euro tramite sovvenzioni per cofinanziare programmi proposti da associazioni di produttori e altri organismi del settore agroalimentare, sia sul mercato interno dell'UE che in mercati extra-UE chiave con un forte potenziale di crescita, tra cui Regno Unito, Giappone, Corea del Sud, Cina, Singapore e Nord America.
I bandi fanno parte della politica di promozione per il 2026, nell'ambito del quale la Commissione stanzierà 205 milioni di euro per cofinanziare attività di promozione dei prodotti agroalimentari dell'UE, la dotazione più elevata mai dedicata a migliorare la consapevolezza dei consumatori sui prodotti agricoli europei e sui regimi di qualità. Queste attività saranno realizzate sotto lo slogan "Enjoy, it's from Europe", che mira a sensibilizzare i consumatori sulla qualità dei prodotti dell'UE e a premiare gli agricoltori e le imprese agroalimentari dell'UE per i loro sforzi nel soddisfare elevati standard di sicurezza e ambientali.
Inoltre, sono previste iniziative gestite direttamente dalla Commissione, tra cui campagne di promozione e informazione nei paesi terzi, la partecipazione dell'UE alle principali fiere agroalimentari internazionali, le visite del Commissario Christophe Hansen nei paesi terzi e l'elaborazione di manuali di accesso al mercato per gli esportatori. La politica di promozione agroalimentare è una priorità politica per l'Unione europea, come sottolineato dalla Presidente Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo stato dell'Unione. È riconosciuta nella Vision for Agriculture and Food come uno strumento chiave per sostenere la competitività globale, la resilienza e la diversificazione del settore agroalimentare dell'UE.
I bandi pubblicati oggi rimarranno aperti per tre mesi e sono rivolti ad un'ampia gamma di operatori ammissibili in tutta l'UE.
Va riconosciuto all’Europa di Ursula von der Leyen il merito di aver compreso che le parole possono incidere sulle modalità concrete di azione e di relazione, non come una veste neutrale di un messaggio sostanziale, ma come vettore in sé di un messaggio.
E’ quanto si apprezza in una recente iniziativa lanciata dalla Commissione Europea , e di cui ancora non si possono intravedere gli effetti perché non è stato reso noto il piano d’azione, atteso per il mese di marzo.
Stiamo parlando del futuro quadro delle relazioni con i paesi della sponda sud del Mediterraneo, la cui visione trasmette il senso di una ricercata centralità delle persone, a cominciare dall’uso dell’espressione “Patto per il Mediterraneo”, che da subito evoca l’incontro, il dialogo e la stretta di mano per un’intesa che offra ad entrambi un vantaggio.
Il Patto per il Mediterraneo, presentato lo scorso 28 novembre a Barcellona come il seguito e l’evoluzione del processo di confronto e di collaborazione noto appunto come processo di Barcellona, permette di creare un spazio di appartenenza che, sulle fondamenta millenarie delle culture e delle religioni da cui ha preso origine l’occidente per come lo conosciamo oggi, scriva un nuovo capitolo nella storia dei rapporti tra le due sponde del Mediterraneo, che testimoni la volontà di andare oltre l’epoca buia del colonialismo ed il suo retaggio di rabbia e risentimento.
E’ giunto il tempo di farlo, ma proprio questo tempo, che voleva essere carico di promesse e speranze, si colloca in un frangente della storia quanto mai complesso e solcato dal pulsioni autoritarie e spirito bellicista.
Il Patto per il Mediterraneo si propone di promuovere la collaborazione tra paesi UE e dieci paesi partner del Medio Oriente e Nord Africa, con uno sguardo allargato sino a Turchia e paesi del Golfo, in tre aree: persone, economia e sicurezza. La prima volutamente insiste sull’attenzione che verrà riservata all’istruzione ed alla cultura come volani di reciproca crescita, annunciando anche la costituzione di un’Assemblea dei Giovani del Mediterraneo; una rivisitazione in chiave geografica dei dialoghi con i cittadini europei che già il Vice Presidente Timmermans, nella Commissione guidata da Junker, aveva voluto istituire per un’unione che si voleva attiva anche dal basso.
Ma è solo nella terza sezione, dopo aver toccato i temi dell’economia e dell’ambiente nella seconda, che la Commissione europea introduce la parola pace, e lo fa in un contesto, quello della sicurezza, che rischia di travisarne il senso; a lasciar intendere che la pace non è tanto il frutto di una prospettiva mediterranea con radici antiche quanto un concetto da porre in relazione con i piani di sicurezza in un’area geopolitica tra le più turbolente.
Si parla anche di sviluppare attività di peace mediation, lasciando però in sospeso un elemento fondamentale di un compito delicatissimo, che può essere svolto soltanto da chi ha ottenuto la fiducia di entrambe le parti.
Esattamente il contrario di quello che viene annunciato come il grande progetto di pace portato avanti dal mancato premio Nobel Donald Trump per la ricostruzione di Gaza, quel Board of Peace che tutto il mondo dovrebbe contribuire a far funzionare, meno che il popolo palestinese. Non un patto, ma un board appunto, più simile ad un comitato di affari incaricato di rimuovere macerie ed edificare nuove strutture urbane.
Ma la pace è un’altra cosa.
CLS
La Piattaforma per la finanza sostenibile è un perno della politica finanziaria della UE
La Commissione europea ha pubblicato l'elenco dei membri che faranno parte della Piattaforma sulla finanza sostenibile. La Piattaforma, al suo terzo mandato, fornisce consulenza alla Commissione su temi relativi alla tassonomia europea ed al quadro normativo sulla finanza sostenibile Attraverso una selezione lanciata a luglio 2025, la Commissione ha nominato 28 membri e 16 osservatori provenienti sia dal settore privato che da quello pubblico. La selezione si è basata sulle competenze dei candidati in materia di ambiente e finanza sostenibile, nonché sulla loro esperienza professionale e sulle conoscenze tecniche nei settori coperti dalla tassonomia dell'UE. La Commissione ha inoltre tenuto conto dell'equilibrio geografico e di genere. I membri sono attori chiave del settore privato, della società civile, del mondo accademico ed esperti a titolo personale. Inoltre, la Commissione ha riconfermato Helena Viñes Fiestas alla presidenza della Piattaforma. Viñes Fiestas è Commissaria dell'Autorità spagnola per i mercati finanziari e co-presidente della task force delle Nazioni Unite sulla politica di zero emissioni nette.
Maria Luís Albuquerque, Commissaria per i Servizi Finanziari, ha dichiarato: "Con questo nuovo mandato, la Piattaforma sulla Finanza Sostenibile ci aiuterà a rendere la Tassonomia dell'UE e il quadro più ampio della finanza sostenibile più semplici, chiari e fruibili, senza abbassare il nostro livello di ambizione. Il nostro obiettivo è chiaro: garantire che la finanza sostenibile sia al servizio dell'economia reale e sostenga efficacemente la transizione, gli investimenti e la competitività dell'Europa".
Il mandato della Piattaforma sarà valido da febbraio 2026 alla fine del 2027. Fornirà un contributo agli sforzi di semplificazione della Commissione in materia di finanza sostenibile, inclusa la revisione dei criteri della Tassonomia esistenti e lo sviluppo di criteri per nuove attività.
La geopolitica dergli aiuti umanitari: 1,9 miliardi di fondi europei per 239 milioni di persone
La Commissione europea ha annunciato lo stanziamento di 1,9 miliardi di euro per gli aiuti umanitari nel 2026, in un momento in cui 239 milioni di persone necessitano di assistenza ed i principali donatori stanno tagliando i finanziamenti.
Gli aiuti umanitari dell'UE forniscono assistenza salvavita dove più conta: cibo e alloggi di emergenza, assistenza sanitaria essenziale, protezione per i più vulnerabili e sostegno all'istruzione dei bambini nelle zone di crisi. Mentre altri donatori si ritirano e il diritto umanitario si trova ad affrontare una pressione senza precedenti, l'UE mantiene il suo impegno: aiuti basati su principi che raggiungano le persone bisognose, ovunque si trovino.
Lo stanziamento iniziale di 1,9 miliardi di euro include 557 milioni di euro per l'Africa occidentale e centrale, 448 milioni di euro per il Medio Oriente e 145 milioni di euro per le esigenze umanitarie in Ucraina. Inoltre, oltre 415 milioni di euro sono riservati alla risposta a emergenze improvvise in tutto il mondo e al mantenimento di una catena di approvvigionamento strategica.
Colmare il divario tra esigenze umanitarie crescenti e risorse disponibili richiede nuovi approcci. La Commissaria per l'Uguaglianza, la Preparazione e la Gestione delle Crisi, Hadja Lahbib, è a Davos questa settimana per discutere con imprenditori e investitori di come il settore privato possa apportare innovazione, scalabilità e nuovi modelli di finanziamento alla risposta umanitaria. "Il sistema umanitario è sottoposto a una pressione senza precedenti e i soli finanziamenti pubblici non saranno sufficienti a far fronte alla portata della crisi", ha dichiarato la Commissaria Lahbib. "L'Europa sta intervenendo, impegnando inizialmente 1,9 miliardi di euro per il 2026. In qualità di principale donatore umanitario, ci stiamo assumendo la nostra responsabilità politica e guidando la risposta globale. Ecco perché sono a Davos: per mobilitare il settore privato a pensare in grande, muoversi più rapidamente e agire insieme. Questa è una prova di solidarietà e l'Europa è all'altezza della sfida".
La Commissaria organizza insieme con il World Economic Forum un evento su "Nuove alleanze negli aiuti e nello cooperazione allo sviluppo" il 22 gennaio, dove si farà il punto sulle nuove strategie ed alleanze.
Se possibile, esiste una minaccia più grave ancora dei timori, attuali e futuri, legati alla guerra in Ucraina. Molteplici attori interferiscono nella vita quotidiana di cittadini e istituzioni attraverso i varchi sempre aperti del mondo digitale.
1. Il problema
Il pericolo si concentra in tutte quelle forme di dipendenza che vanno sotto il nome di catene del valore o catene di approvvigionamento, e che in sostanza rappresentano il mondo nella sua globalità, solcato da innumerevoli interconnessioni digitali che ridefiniscono ruoli e poteri al di là dei semplici confini geografici tra nazioni.
In questo panorama turbolento, l'Europa ha sentito il bisogno di rafforzare l'arsenale degli strumenti che devono garantire la sicurezza delle proprie tecnologie informatiche, adottando un pacchetto di misure di più incisivo impatto. Stiamo parlando del Cybersecurity Package, adottato oggi.
2. Lo strumento
Il pacchetto include una proposta di revisione del Cybersecurity Act, che rafforza la sicurezza delle catene di approvvigionamento delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) dell'UE. Garantisce che i prodotti che raggiungono i cittadini dell'UE siano sicuri dal punto di vista informatico fin dalla fase della loro progettazione, attraverso un processo di certificazione più semplice. Facilita inoltre la conformità alle norme UE vigenti in materia di cybersecurity e rafforza l'Agenzia dell'Unione europea per la cybersecurity (ENISA) nel supportare gli Stati membri e l'UE nella gestione delle minacce alla sicurezza informatica.
3. Obiettivo.
Ma cosa significa in concreto rafforzare la sicurezza delle catene di approvvigionamento delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) nell'UE?
ll nuovo Cybersecurity Act muove dal presupposto che, anche sulla base dei dati recenti, esistono paesi terzi in grado di rappresentare una minaccia per la sicurezza informatica degli stati membri, in particolare in 18 settori considerati critici. A questo punto il nuovo pacchetto sicurezza definisce un meccanismo comune ed armonizzato per consentire sia agli Stati membri sia alla Commissione europea di identificare tali vulnerabilità ed agire nei confronti del paese terzo coinvolto. intende in questo modo ridurre i rischi nella catena di approvvigionamento delle tecnologie informatiche (TIC) dell'UE provenienti da fornitori di paesi terzi con problemi di sicurezza informatica. Definisce un quadro certo per la sicurezza delle catene di approvvigionamento relative alle tecnologie informatiche basato su un meccansimo armonizzato di valutazione del rischio. Recenti incidenti di cybersecurity hanno evidenziato i rischi posti dalle vulnerabilità nelle catene di approvvigionamento delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC), che sono essenziali per il funzionamento dei servizi e delle infrastrutture criticihe. Nell'attuale panorama geopolitico, la sicurezza della supply chain non riguarda più solo la sicurezza tecnica di prodotti o servizi, ma anche i rischi legati a un fornitore, in particolare dipendenze e interferenze straniere.
4. Le garanzie
Sul fronte della certificazione la nuova normativa sulla sicurezza informatica garantirà che i prodotti e i servizi destinati ai consumatori dell'UE siano testati in modo più efficiente per quanto riguarda la sicurezza. Ciò avverrà attraverso un rinnovato Quadro europeo di certificazione della sicurezza informatica (ECCF). L'ECCF apporterà maggiore chiarezza e procedure più semplici, consentendo di sviluppare schemi di certificazione entro 12 mesi. Introdurrà inoltre una governance più agile e trasparente per coinvolgere meglio le parti interessate attraverso l'informazione e la consultazione pubblica. Gli schemi di certificazione, gestiti dall'ENISA, diventeranno uno strumento pratico e volontario per le imprese. Consentiranno alle imprese di dimostrare la conformità alla legislazione dell'UE, riducendo oneri e costi. Oltre ai prodotti, servizi, processi e servizi di sicurezza gestiti ICT, aziende e organizzazioni saranno in grado di certificare la propria sicurezza informatica per soddisfare le esigenze del mercato. In definitiva, il nuovo ECCF costituirà un vantaggio competitivo per le imprese dell'UE. Per i cittadini, le imprese e le autorità pubbliche dell'UE, garantirà un elevato livello di sicurezza e fiducia nelle complesse catene di fornitura.
5. Il coordinamento
Infine, il ruolo dell'ENISA. Dall'adozione del primo Cybersecurity Act nel 2019, l'ENISA è cresciuta fino a diventare un pilastro dell'ecosistema della sicurezza informatica dell'UE. Il Cybersecurity Act rivisto, presentato oggi, consente all'ENISA di aiutare l'UE e i suoi Stati membri a comprendere le minacce comuni. Permette inoltre loro di prepararsi e rispondere agli incidenti informatici.
L'agenzia supporterà ulteriormente le aziende e le parti interessate che operano nell'UE emettendo allarmi tempestivi su minacce e incidenti informatici. In collaborazione con Europol e i Computer Security Incident Response Teams, supporterà le aziende nella risposta e nel ripristino in seguito ad attacchi ransomware. L'ENISA svilupperà inoltre un approccio unionale per fornire migliori servizi di gestione delle vulnerabilità alle parti interessate. Gestirà lo sportello unico per la segnalazione degli incidenti proposto nel Digital Omnibus.
L'ENISA continuerà a svolgere un ruolo chiave nell'ulteriore sviluppo di una forza lavoro qualificata in materia di sicurezza informatica in Europa. Lo farà sperimentando la Cybersecurity Skills Academy e istituendo programmi di attestazione delle competenze in materia di sicurezza informatica a livello UE.
L'ultimo elemento del pacchetto riguarda la semplificazione delle regole attualmente in vigore. Nella presentazione del pacchetto si dice che saranno introdotte misure volte a semplificare la conformità alle norme UE in materia di sicurezza informatica e ai requisiti di gestione del rischio per le aziende che operano nell'UE, integrando lo sportello unico per la segnalazione degli incidenti proposto nel Digital Omnibus. Modifiche mirate alla Direttiva NIS2 mirano ad aumentare la chiarezza giuridica. Semplificheranno la conformità per 28.700 aziende, tra cui 6.200 micro e piccole imprese. Introdurranno inoltre una nuova categoria di piccole imprese a media capitalizzazione per ridurre i costi di conformità per 22.500 aziende. Le modifiche semplificheranno le norme giurisdizionali, snelliranno la raccolta di dati sugli attacchi ransomware e faciliteranno la supervisione delle entità transfrontaliere con il ruolo di coordinamento rafforzato dell'ENISA.
6. I limiti
Ma su questo punto si registrano le perplessità di Connect Europe, l'associazione che rappresenta una parte rilevante del settore in Europa . Si legge nel comunicato stampa tra l'altro che "Sebbene la proposta miri a rinnovare il quadro di certificazione della sicurezza informatica dell'UE, i suoi obblighi in materia di catena di fornitura ICT rischiano di imporre ulteriori vincoli significativi agli operatori. Se tali obblighi non si basano su solide valutazioni del rischio basate su prove concrete e non sono supportati da misure di mitigazione come meccanismi di rimborso dei costi, avranno un impatto significativo e negativo sull'implementazione della rete, sulla continuità operativa e sulla pianificazione degli investimenti."
Piercarlo Valtorta
In una società, quale quella europea, che già da tempo sperimenta la difficoltà di tradurre il sogno del multiculturalismo in una possibilità concreta e stabile di coesione sociale all'interno delle proprie frontiere, nel confronto con le minoranze etniche spesso destabilizzate da una condizione perdurante di inferiorità sociale, l'Europa compie un passo in avanti con la presentazione di una nuova Strategia contro il razzismo.
Si parla molto di immigrazione, di mancce alla sicurezza dagli ingressi clandestini di persone in cerca di futuro, ma si dimentica allo stesso tempo che proiprio quell'umanità dal passato travagliato, una volta conquistato il diritto di vivere all'interno dell'UE, sperimenta forme ancora gravi di discriminazione basata sulla loro origine etnica.
Proprio ieri il mancato premio Nobel Donald Trump, nell'illustrare la sua brillante politica ant-immigrazione, si è spinto ben oltre i confini di un dibattito sulla possibilità o meno di entrare negli Stati Uniti senza un regolare permesso, per giungere a stigmatizzare alcune popolazioni come potenzialmente pericolose in sé stesse.
E dato che le principali piattafomre social sono di proprietà di magnati americani specco con chiari interessi politici, il rischio che quell'onda nera di resuscitato razzismo siu vada a progare anche verso le sponde dell'Europa e faccia eco ai discorsi d'odio che ormai inondano i social.
L'Europa si difende, si attiva, s'interroga in primis se quanto fatto sino ad oggi, a partiure dall'adozione della prima Direwttiva nel 2000 sull'uguaglianza di razza, abbia ancora una validità o non debba invece essere rafforzata in maniera possente. ha prevalso la seconda opzione, che oggi trova concretizzazione.
La nuova strategia rafforzerà l'applicazione delle leggi antidiscriminazione esistenti, a paritre proprio Direttiva sull'uguaglianza razziale del 2000, per valutarne lacune e punti di debolezza, con il ricorso se necessario a sanzioni più severe. Il quadro normativo per contrastare l'incitamento all'odio e i crimini d'odio sarà rafforzato, in particolare rafforzando l'autonomia delle persone, garantendo i diritti delle vittime attraverso la legislazione UE vigente, come la Direttiva sui diritti delle vittime, e valutando l'armonizzazione delle definizioni dei reati d'odio online, nel pieno rispetto della libertà di espressione. La strategia sosterrà inoltre gli organismi per la parità istituiti negli Stati membri nello svolgimento del loro fondamentale lavoro, garantendo il rispetto di standard elevati
Gli sforzi contro il razzismo saranno ancora più radicati nella vita quotidiana, in tutta la società. Sarà lanciata una campagna a livello europeo per sensibilizzare e coinvolgere i cittadini in tutta l'UE al tema dell'inclusione. Le iniziative in corso contribuiranno a garantire la parità di accesso in settori chiave come l'istruzione, l'occupazione, l'alloggio e l'assistenza sanitaria. Ad esempio, la Commissione sosterrà gli Stati membri nell'eliminazione dei pregiudizi nelle pratiche sanitarie e nel miglioramento dell'accesso alle opportunità di lavoro. Condurrà inoltre uno studio per valutare i rischi e le soluzioni in termini di alloggi per i gruppi più vulnerabili. La strategia contribuirà inoltre a migliorare la raccolta, l'analisi e l'utilizzo dei dati sull'uguaglianza, in linea con i quadri legislativi nazionali, per comprendere e contrastare meglio la discriminazione.
La Strategia antirazzismo dell'UE 2026-2030 mira a combattere tutte le forme di razzismo, tra cui il razzismo contro le persone di colore, i rom, l'antisemitismo, il razzismo contro gli asiatici ed i musulmani. A tal fine, la Commissione sosterrà gli Stati membri nell'attuazione delle proprie politiche, misure e piani nazionali e interverrà laddove le leggi antidiscriminazione non vengano rispettate. L'applicazione della Direttiva sull'uguaglianza razziale sarà valutata nella quarta relazione che sarà pubblicata nel 2026. La relazione si concentrerà in particolare sull'applicazione e l'applicazione degli strumenti di intelligenza artificiale laddove possano causare discriminazioni basate su algoritmi.
Realizzare un'Unione libera dal razzismo e dalla discriminazione razziale è uno sforzo congiunto. La strategia sottolinea la necessità di cooperazione a tutti i livelli della società. Le organizzazioni internazionali, le istituzioni e le agenzie europee, gli Stati membri, i paesi candidati, gli enti locali e regionali, gli organismi per la parità, il settore privato e la società civile devono agire. Il lavoro del coordinatore antirazzismo continuerà a promuovere un dialogo costruttivo e l'interazione tra le istituzioni dell'UE, gli Stati membri, la società civile e il mondo accademico. Inoltre, nell'ambito del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, la Commissione ha proposto di aumentare il sostegno alle organizzazioni della società civile antirazziste nell'ambito della sezione Democrazia, Cittadini, Uguaglianza, Diritti e Valori di AgoraEU.
Resta tuttavia, un punto deebole nella Strategia. Gli obblighi di non discriminazione non riescono ad agganciare la mente ed il cuore delle persone se non viene fatta un'opera di ricoonoscimento di una comune identità, ossia una metafisica dell'essere che deve poggiare su valori universali. In questo senso, gli attori in grado di esercitare un'influenza sono meno strategici e più antichi di quanto si possa immaginare.
CLS
Al via la selezione dei progetti di interesse strategico nel campo delle materie prime critiche
Si è chiuso il secondo bando per progetti strategici nell'ambito del Critical Raw Materials Act (CRMA). La Commissione Europea ha ricevuto oltre 160 candidature, a conferma del forte interesse per ottenere lo status di "progetto strategico". Lo status di progetto strategico, infatti, offre un accesso facilitato ai finanziamenti pubblici e privati. Inoltre, permette al progetto di ricevere supporto dal polo finanziario istituito attraverso il RESource Action Plan, che mobilita risorse provenienti dai fondi UE e dalla Banca Europea per gli Investimenti. Migliora le probabilità complessive di successo nell'attuazione del progetto, garantendo maggiore certezza ai potenziali acquirenti. I progetti strategici localizzati nell'UE beneficeranno anche di procedure di autorizzazione accelerate.
L'elevato numero di candidature dimostra l'importanza del Critical Raw Materials Act nel fornire chiarezza a promotori di un progetto, ai potenziali investitori, all'industria ed agli Stati membri. I progetti che saranno selezionati contribuiranno a diversificare l'approvvigionamento e a sviluppare la catena del valore in linea con gli obiettivi del CRMA, garantendo un accesso sicuro alle materie prime critiche per i settori dell'energia, del digitale e della difesa dell'UE. Si tratta di un pilastro fondamentale della sicurezza economica e dell'autonomia strategica a lungo termine dell'Europa.
I progetti che hanno presentato domanda per ottenere lo status di progetto strategico riguardano lle materie prime strategiche identificate dal CRMA. Di questi, 75 progetti sono destinati a supportare la catena del valore delle batterie, 21 si concentrano sulle terre rare per i magneti permanenti (essenziali per le turbine eoliche e altre applicazioni rinnovabili), mentre diversi progetti riguardano la difesa. La Commissione ha ricevuto 95 candidature provenienti dall'UE e 66 da paesi terzi, di cui 40 da paesi e territori d'oltremare (PTOM) con cui l'UE ha un partenariato strategico sulle materie prime. Tutte le domande saranno sottoposte a una valutazione approfondita con il supporto di esperti indipendenti. La Commissione discuterà quindi i risultati con gli Stati membri prima di finalizzare la selezione dei progetti strategici.
Nella prima selezione di progetti strategici, lanciata nell'agosto 2024, 170 progetti hanno presentato domanda per ottenere lo status di progetto strategico, di cui 60 sono stati infine selezionati. L'obiettivo dell'European Critical Raw Materials Act, entrato in vigore il 23 maggio 2024, è garantire un approvvigionamento diversificato, resiliente e sostenibile di materie prime essenziali per l'industria dell'UE. La prima tornata di selezione ha portato nel 2025 alla designazione di 47 progetti strategici nell'UE e 13 progetti in paesi terzi e PTOM. Il piano d'azione RESourceEU sta accelerando la realizzazione di questi progetti strategici.
Rafforzare i nostri legami con gli oceani
Nell'ambito del Patto Europeo per gli Oceani la Commissione Europea intende lanciare l'Ocean Observation Initiative finalizzata a migliorare l'accesso alla conoscenza dei mari e invita le parti interessate, gli studiosi ed i cittadini ad inviare il proprio contributo alla definizione di questa importante iniziativa. Aperto fino al 27 febbraio 2026, questo processo di feedback mira a plasmare un futuro in cui l'Europa sia leader mondiale nell'osservazione degli oceani e nei relativi sviluppi tecnologici.
L'Ocean Observation Initiative è destinata a migliorare il coordinamento a livello europeo nella raccolta e condivisione dei dati, rendendoli più accessibili e affidabili. In questo modo, si vuole rafforzare la leadership dell'Europa nel campo delle conoscenze marine, fondamentale per affrontare sfide importanti come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e la resilienza costiera. Inoltre, l'iniziativa prevede la creazione di uno European Digital Twuin of the Ocean entro il 2030. La sua ambizione è rendere la conoscenza degli oceani facilmente accessibile a cittadini, imprenditori, scienziati e responsabili politici attraverso strumenti interattivi e di visualizzazione innovativi e di facile utilizzo. Queste conoscenze contribuiranno a progettare i modi più efficaci per ripristinare gli habitat marini e costieri, sostenere un'economia blu sostenibile e mitigare e adattarsi ai cambiamenti climatici.
Annunciata originariamente nell'ambito del Patto Europeo per gli Oceani, l'iniziativa riflette l'impegno dell'Europa a rafforzare le proprie capacità di osservazione degli oceani in un contesto geopolitico in continua evoluzione. Le aree di interesse principali includono l'avanzamento delle conoscenze marine, la promozione della ricerca e dell'innovazione. Saranno sviluppate nuove tecnologie di osservazione degli oceani, con sforzi mirati a creare un mercato europeo di tali tecnologie. Risorse chiave come la Rete Europea di Osservazione e Dati Marini e il Copernicus Marine Service beneficeranno di una governance e di un'integrazione migliorate.
L'iniziativa mira inoltre a ottimizzare la pianificazione, la digitalizzazione e la semplificazione giuridica all'interno del Sistema Europeo di Osservazione degli Oceani. Questo dovrebbe garantire una solida collaborazione scientifica a livello internazionale, mantenendo la sicurezza dei flussi di dati e salvaguardando il patrimonio di conoscenze marine. Inoltre, l'iniziativa sottolinea l'importanza di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'osservazione degli oceani. Rafforzare la comprensione delle questioni oceaniche da parte del pubblico attraverso la scienza, l'istruzione e le arti favorirà un legame più profondo tra i cittadini e l'oceano.