A metà dello scorso mese di marzo, in Kazakhstan, un referendum popolare, largamente partecipato (hanno votato più di 8 milioni di elettori pari al 73,12 % degli aventi diritto) ha approvato, con l’87,15% dei Si, la nuova Costituzione della più estesa e prosperosa tra le repubbliche centroasiatiche. Un cambiamento fortemente voluto dall’attuale Presidente, Kassym-Jomart Tokayev, che ha rivendicato il lavoro svolto per realizzare una Costituzione “che rispecchia le vere aspirazioni del popolo kazako a vivere in un Paese giusto ed equo, fondato sui principi di legge e ordine, sul rispetto e la tutela incondizionati dei diritti umani e delle libertà fondamentali, su una società modernizzata e su un forte impegno a promuovere l'istruzione, la scienza, la tecnologia, la cultura, l’ecologia, il volontariato e il patriottismo”. La modifica, che ha avuto l’imprimatur popolare qualche settimana orsono, è la seconda variante alla Costituzione negli ultimi quattro anni. Si inserisce nel solco di cambiamenti nella struttura istituzionale volti a dare un assetto più moderno al Paese, a renderlo competitivo in un mondo in continuo cambiamento e a liberare le energie economiche ed organizzative che sono ancora sopite. La riforma, infatti, riflette anni di graduale modernizzazione politica per rispondere alle nuove sfide come i diritti digitali e la protezione dei dati. La consultazione ha visto, tra l’altro, l’impegno di osservatori provenienti da 34 Paesi i quali hanno giudicato il processo elettorale, articolato su 10.000 seggi, in Kazakhstan ed all’estero, trasparente e conforme agli standard internazionali. Accanto agli osservatori internazionali, si è segnalata una considerevole partecipazione di rappresentanti della società civile e di liberi cittadini che hanno monitorato la corretta esecuzione delle procedure; se ne sono contati fino a 10 per ogni seggio. Non sono poche infatti, le aspettative della leadership e del popolo kazako per questi significativi cambiamenti. Questa nuova Costituzione è la naturale prosecuzione di un cambiamento avviatosi nel 2019, con una iniziale procedura che intendeva modificare solo meno del 40% dell’articolato precedente ma, nel corso dei lavori, è emerso che per dare una struttura coerente ed efficiente alla nuova legge, necessitavano modifiche a circa l’80% del testo iniziale. Un lavoro che ha impegnato una Commissione costituzionale con una rappresentanza senza precedenti di 129 cittadini, che ha esaminato ogni dettaglio, ha valutato circa 12.000 proposte di vari esperti e organizzazioni della società civile e ha supervisionato sei mesi di dibattiti pubblici. Il tutto per arrivare ad un modello che lo stesso Presidente Tokayev ha definito: “Presidente forte, Parlamento influente e Governo responsabile".
La Costituzione precedente è stata in vigore per circa 30 anni. Per allontanarsi dal passato sovietico una prima Costituzione fu adottata nel 1993 e poi modificata nel 1995. Ora il Paese ha deciso di effettuare un deciso salto verso la modernità e la democrazia per poter meglio affrontare le sfide del momento e del futuro.
Una delle principali modifiche introdotte dalla nuova Costituzione è l’abolizione del parlamento bicamerale a favore di un parlamento unicamerale, che si chiamerà Kurultai. Viene abolita una quota presidenziale onde rafforzare l’indipendenza del potere legislativo. Il passaggio a un parlamento monocamerale consentirà un processo legislativo più rapido e trasparente. Le elezioni per i 145 seggi del parlamento riorganizzato si terranno quest'estate, ha dichiarato Tokayev ai giornalisti dopo aver votato ad Astana.
Vi è, inoltre, la reintroduzione della vicepresidenza, anche allo scopo di agevolare la pianificazione della successione. Un nuovo Consiglio popolare consultivo (il Khalyk Kenesi) amplierà la partecipazione e il dialogo pubblico.
Le riforme istituzionali previste dal nuovo quadro costituzionale rafforzano anche lo sviluppo della governance e garantiscono un regolare ricambio dei vertici. Nel contempo si definiscono limiti di mandato per i principali funzionari statali.
Questa riforma, poi, rende il kazako la principale e unica lingua di Stato, declassando la lingua russa. Un ulteriore gesto finalizzato a rafforzare il sentimento di identità e costruzione nazionale di un Paese articolato su centinaia di etnie la cui convivenza, però, è sempre stata un esempio di rispetto e tolleranza.
La riforma costituzionale rappresenta uno dei principali momenti della presidenza Tokayev in cui ha riversato tutta la sua esperienza ed il suo background diplomatico e politico. Ha svolto, in precedenza due mandati come ministro degli Esteri (1994-1999 e 2002-2007). Nel corso della sua presidenza, poi, Tokayev ha promosso la politica estera multidirezionale del Kazakhstan e ne ha rafforzato l’indipendenza. Ha ricoperto posizioni di alto livello e ha guidato gli sforzi per assicurare al Kazakhstan la guida di varie organizzazioni regionali e intergovernative, gestendo complesse relazioni tra interessi contrastanti all’interno e all’esterno della regione.
A seguito dell’esito referendario, il presidente Tokayev ha anche ricevuto i messaggi di congratulazioni di diversi leader regionali e mondiali. Diverse capitali e capi di Stato hanno inviato messaggi di congratulazioni ad Astana, leggendo l’esito del voto come un fattore di stabilità per il Kazakhstan e per l’intera regione. Le reazioni positive di partner regionali e di grandi attori vicini mostrano quanto il Kazakhstan sia percepito come un perno strategico dell’Asia Centrale. Trattandosi di un Paese di grandi dimensioni, ricco di risorse naturali, collocato tra Russia, Cina e attraversato da corridoi commerciali eurasiatici, ogni sua trasformazione costituzionale ha inevitabilmente una risonanza almeno regionale. Il Kazakhstan è il nono paese più grande al mondo per superficie. Ha ottenuto l’indipendenza dall’URSS il 16 dicembre 1991. Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, nel 2025 il Kazakhstan ha superato la Cina in termini di crescita del PIL pro capite, affermandosi non solo come il paese economicamente più prospero dell’Asia centrale, ma anche come un’economia in costante crescita a livello globale. Il Kazakhstan ha inoltre mostrato una crescita costante nell’Indice di Sviluppo Umano (ISU), valutato dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), con un aumento del 21,5% (da 0,689 a 0,837) tra il 1990 e il 2023, ed è stato riconosciuto per il suo approccio lungimirante in materia di istruzione, economia, tecnologia e finanza.
Il Paese entra ora in una nuova fase politica, con nuove elezioni previste nei prossimi mesi al fine di dare concretezza alla nuova legge fondamentale. Una nuova fase che converrà seguire con attenzione viste anche le tante (e in crescita) relazioni economiche e commerciali con il nostro Paese.
Francesco Lombardi
Accogliamo con favore il cessate il fuoco di due settimane concluso oggi tra Stati Uniti e Iran.
Ringraziamo il Pakistan e tutti i partner coinvolti per aver facilitato questo importante accordo.
L'obiettivo ora deve essere quello di negoziare una rapida e duratura fine alla guerra nei prossimi giorni. Ciò può essere raggiunto solo attraverso mezzi diplomatici.
Incoraggiamo vivamente rapidi progressi verso una soluzione negoziata sostanziale.
Questo sarà fondamentale per proteggere la popolazione civile iraniana e garantire la sicurezza nella regione. Può scongiurare una grave crisi energetica globale.
Sosteniamo questi sforzi diplomatici. A tal fine, siamo in stretto contatto con gli Stati Uniti e altri partner.
Esortiamo tutte le parti ad attuare il cessate il fuoco, anche in Libano.
I nostri governi contribuiranno a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Presso La Comm@nderie a Élancourt, un ex sito templare nell'Île-de-France, i giovani imparano a orientarsi in un mondo digitale pieno di disinformazione, teorie del complotto e furto di dati. Grazie a un'iniziativa sostenuta dall'UE, acquisiscono le capacità di pensiero critico necessarie per riconoscere le false narrazioni e interagire online con sicurezza.
A prima vista, le mura in pietra de La Comm@nderie sembrano appartenere a un'altra epoca. Costruito sulle fondamenta di un'antica commenda dei leggendari Cavalieri Templari, il sito è intriso della storia – e del mito – di questo misterioso ordine cavalleresco. Nell'Île-de-France, un'antica fortezza si erge come sempre, ma la battaglia che la circonda è cambiata. Parole al posto delle spade, email al posto delle catene di Sant'Antonio, non una campagna per conquistare la Terra Santa, ma una per proteggere internet dalla disinformazione. Nell'ambito della campagna della Commissione europea "L'UE nella mia scuola", La Comm@nderie ha ospitato un'iniziativa volta a fornire ai giovani gli strumenti per orientarsi nel complesso panorama digitale odierno. L'iniziativa si è svolta il 5 e 6 febbraio e ha riunito oltre 130 studenti di scuole tecniche e professionali di Yvelines. In un'intervista a una radio locale, la responsabile Marlène Bouffiès ha chiaramente affermato che l'obiettivo dell'iniziativa era quello di fornire ai giovani le competenze digitali necessarie per riconoscere la disinformazione, contrastare le teorie del complotto e affinare le proprie capacità di pensiero critico in un'epoca in cui la verità è sempre più messa in discussione.
Il simbolismo di questo luogo non potrebbe essere più azzeccato. I Cavalieri Templari, fondati nel XII secolo, hanno a lungo ispirato fascino e, al contempo, fantasie. Dal Pendolo di Foucault di Umberto Eco al Codice Da Vinci di Dan Brown, fino alla popolare serie di videogiochi Assassin's Creed, la storia spesso distorta dei Templari ha dato origine a innumerevoli miti e teorie del complotto. Queste persistenti distorsioni, plasmate e rimodellate nel tempo, rendono questo sito non solo un luogo di interesse storico, ma anche un contesto ideale per esplorare come le narrazioni possano essere costruite, manipolate e credute.
In questo senso, La Comm@nderie diventa il luogo ideale per confrontarsi con un parallelo moderno: la diffusione di fake news e disinformazione. Proprio come l'eredità dei Templari fu influenzata da una narrazione selettiva, l'ambiente digitale odierno è saturo di contenuti fuorvianti progettati per influenzare, confondere o ingannare, rendendo particolarmente appropriato qui formare i giovani all'alfabetizzazione digitale e al pensiero critico.
Durante l'evento "L'UE nella mia scuola", i partecipanti sono stati invitati a esplorare in prima persona questo legame. Workshop e sessioni interattive li hanno guidati attraverso i meccanismi della disinformazione: come viene creata, perché si diffonde e come può essere identificata. L'obiettivo non era semplicemente quello di mettere in guardia contro le falsità, ma di dare ai partecipanti gli strumenti per mettere in discussione ciò che vedono, leggono e condividono online.
Uno dei messaggi centrali ha avuto una forte risonanza: le teorie del complotto prosperano sulle emozioni, non sulle prove. Spesso offrono spiegazioni semplicistiche per realtà complesse, risultando attraenti ma in definitiva fuorvianti. Cadere nella trappola della disinformazione può avere conseguenze reali, dai malintesi personali alla più ampia polarizzazione sociale.
Ecco perché iniziative come questa partnership "L'UE nella mia scuola" sono così importanti. Concentrandosi sull'alfabetizzazione digitale e mediatica, affrontano la radice del problema. Insegnare ai giovani come verificare le fonti, riconoscere i pregiudizi e mettere in discussione le narrazioni fornisce loro competenze che dureranno tutta la vita e che vanno ben oltre l'ambito scolastico.
L'Europa in prima linea nella guerra ai falsi miti del web
La storia del contesto in cui si inserisce conferisce una dimensione significativa al suo scopo, poiché La Comm@nderie du numérique mostra come le narrazioni si evolvono e con quanta facilità la verità può essere oscurata. La storia dei Cavalieri Templari ci ricorda che la disinformazione non è una novità, sono cambiate solo la sua portata e la sua velocità. L'iniziativa collega passato e presente, dimostrando che, sebbene gli strumenti della disinformazione si siano evoluti, le dinamiche di potere, credenze e narrazione rimangono le stesse, aiutando i giovani a riconoscere questi schemi e a diventare più resistenti alla manipolazione.
L'obiettivo più ampio è quello di promuovere cittadini informati e partecipi. In una democrazia, la capacità di pensare in modo critico e di valutare le informazioni è essenziale. Senza di essa, il discorso pubblico diventa vulnerabile alla distorsione e il processo decisionale risulta compromesso. Investendo nell'educazione dei giovani, l'Unione Europea adotta un approccio proattivo per salvaguardare i propri valori democratici.
Al di là del suo legame con i leggendari Cavalieri, La Comm@nderie occupa una posizione strategica nel panorama sociale e culturale della regione. Trasformata in un polo digitale nel 2024 grazie a un finanziamento europeo di 321.600 euro, La Comm@nderie offre oggi una vasta gamma di attività: un escape game sulla disinformazione, sessioni di programmazione, progetti creativi digitali e multimediali e sperimentazioni pratiche pensate per rendere la tecnologia accessibile a tutti. Queste esperienze di apprendimento si svolgono in un contesto più ampio, dedicato allo sviluppo delle competenze digitali e alla prevenzione dell'abbandono scolastico, anche per i giovani non francofoni.
1,4 miliardi di euro di interessi generati dagli asset della Banca Centrale Russa immobilizzati a seguito delle sanzioni europee: è questo l'ammontare del quarto trasferimento di questo tipo, dopo una terza tranche erogata nell'agosto 2025. L'importo deriva dai ricavi accumulati durante la seconda metà del 2025. Questi fondi provengono da attività della Banca russa immobilizzate in virtù delle sanzioni UE in risposta alla guerra di aggressione contro l'Ucraina. Sebbene le attività stesse rimangano immobilizzate, gli interessi sui saldi di cassa non appartengono alla Russia e vengono utilizzati a sostegno dell'Ucraina.
La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato: “Questi 1,4 miliardi di euro saranno destinati dove sono più necessari: a sostenere lo Stato ucraino, a preservare i servizi pubblici essenziali e a supportare le coraggiose Forze armate ucraine. Il nostro impegno per la vittoria e la libertà dell'Ucraina è incrollabile”.
Il 95% dei fondi sarà utilizzato per sostenere l'Ucraina attraverso il Meccanismo di cooperazione per i prestiti all'Ucraina (ULCM) e il 5% attraverso il Fondo europeo di pace (EPF). L'ULCM fornisce un sostegno a fondo perduto per aiutare l'Ucraina a rimborsare il prestito di assistenza macrofinanziaria dell'UE, nonché i prestiti dei finanziatori bilaterali del G7 nell'ambito del meccanismo. Il sostegno totale tramite prestiti nell'ambito del meccanismo ammonta a 45 miliardi di euro. L'EPF, d'altro canto, aiuta l'Ucraina a far fronte alle sue urgenti esigenze militari e di difesa.
Contesto
In risposta all'invasione russa dell'Ucraina, l'Unione europea e i suoi Stati membri hanno adottato diversi pacchetti di misure restrittive (sanzioni) contro la Russia. Nell'ambito di tali sanzioni, le attività della Banca Centrale Russa detenute nell'UE sono state immobilizzate. Il divieto di transazioni relative alle attività e alle riserve della Banca Centrale Russa e delle sue entità affiliate ha comportato l'accumulo di liquidità nei bilanci dei depositari centrali di titoli derivanti da strumenti finanziari in scadenza, generando entrate straordinarie.
A seguito delle proposte della Commissione e dell'Alto Rappresentante, nel febbraio 2024 il Consiglio ha stabilito che i depositari centrali di titoli che detengono attività e riserve della Banca Centrale Russa per un valore superiore a 1 milione di euro, immobilizzate a seguito delle sanzioni UE, devono accantonare le disponibilità liquide straordinarie accumulate a causa delle sanzioni UE e non possono disporre delle conseguenti entrate nette generate dagli operatori UE.
A seguito delle proposte della Commissione e dell'Alto Rappresentante di marzo, il 21 maggio 2024 il Consiglio ha adottato una serie di atti legislativi che consentono l'utilizzo di tali utili netti a beneficio dell'Ucraina.
Nel dicembre 2025, il Consiglio ha deciso di vietare in modo più duraturo il trasferimento in Russia dei beni immobilizzati della Banca Centrale Russa, sulla base del regolamento 2025/2600, che utilizza l'articolo 122 del TFUE come fondamento giuridico.
La Banca europea per gli investimenti (BEI), la Natixis Corporate & Investment Banking (Natixis CIB) e Sunprime Holdings S.r.l. hanno firmato a Milano un'operazione di project finance del valore di 507 milioni di euro a sostegno del Progetto Sofocle, un importante programma di investimenti che combina impianti fotovoltaici (FV) su tetto e a terra con sistemi di accumulo di energia a batteria (BESS) in tutta Italia.
Il Progetto Sofocle finanzierà la costruzione e la gestione di circa 200 impianti fotovoltaici per un totale di 290 MWp, insieme a 350 MW di capacità BESS. Abbinando la generazione solare distribuita a sistemi di accumulo a batteria su larga scala, il programma migliorerà la flessibilità della rete, sosterrà l'integrazione delle energie rinnovabili e rafforzerà la resilienza del sistema elettrico italiano, con la BEI che metterà a disposizione fino a 271 milioni di euro di finanziamenti.
Una volta operativo, il programma dovrebbe generare 416 GWh di energia elettrica rinnovabile all'anno, equivalenti al fabbisogno energetico di oltre 160.000 famiglie italiane. Si stima che, nel corso della sua vita utile, il Progetto Sophocles eviterà l'emissione di circa 2,86 milioni di tonnellate di CO₂ rispetto alla produzione di energia da combustibili fossili.
Sunprime Holdings S.r.l., produttore indipendente di energia italiano con una solida esperienza in progetti di energia solare distribuita e accumulo, agirà in qualità di promotore. Un precedente progetto finanziato dalla BEI e da Natixis CIB con Sunprime sta procedendo senza intoppi e nel rispetto del budget, confermando l'affidabilità del modello e la capacità esecutiva del promotore. Il Progetto Sophocles consolida questa partnership e supporta la continua espansione della strategia di generazione decentralizzata di Sunprime.
“L’Italia sta rapidamente ampliando la diffusione del solare decentralizzato e dei sistemi di accumulo, e il Progetto Sophocles è un esempio emblematico di come gli impianti fotovoltaici e le batterie possano lavorare insieme per creare un sistema elettrico più pulito, flessibile e sicuro. Con il supporto di InvestEU e in linea con gli obiettivi di REPowerEU, la BEI è in grado di mobilitare significativi finanziamenti a lungo termine per accelerare la transizione verde, attirando al contempo capitali privati”, ha dichiarato Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della BEI.
“Sulla scia del successo del Progetto Solomon, concluso con Sunprime nel 2024, siamo orgogliosi di aver agito come unico sottoscrittore per il nostro Cliente in questa importante iniziativa greenfield. Questa operazione non solo sottolinea il nostro impegno a supportare i principali attori del settore delle energie rinnovabili, ma consolida anche la posizione di leadership di Natixis CIB nel mercato italiano. La positiva conclusione di questo ulteriore 'Green Loan' dimostra ulteriormente la costante dedizione di Natixis CIB a promuovere lo sviluppo sostenibile, contribuendo attivamente alla transizione ecologica e sostenendo i valori ambientali fondamentali”, ha dichiarato Guido Pescione, Senior Country Manager di Natixis CIB.
“Possiamo generare una parte significativa dell'energia elettrica di cui abbiamo bisogno con progetti solari, a un costo competitivo e in modo più sostenibile: in prossimità di aree industriali dove i consumi sono più elevati, sui tetti di impianti industriali o agricoli, soprattutto dopo la rimozione dell'amianto, su terreni agricoli abbandonati o nel rispetto delle attività agricole esistenti. Questo accordo conferma ulteriormente la qualità della nostra visione industriale e porterà Sunprime a mettere in funzione 750 MWp di progetti solari e 1.400 MWh di batterie entro il 2027. La fiducia dimostrata dalla Banca europea per gli investimenti e da Natixis CIB è una forte conferma della solidità del nostro modello di business e un passo avanti nel rafforzare la nostra leadership nella transizione energetica”, ha dichiarato Antonio Mazzitelli, CEO di Sunprime Holdings S.r.l.
Il portafoglio progetti sarà strutturato in 6-12 cluster con garanzie incrociate, supportati dalle necessarie infrastrutture di connessione alla rete. Si prevede che i ricavi deriveranno dal meccanismo italiano Fer-X Contract for Difference per la produzione di energia solare, dagli accordi di tolling e dalla partecipazione al mercato della capacità per gli impianti BESS, integrati dai ricavi del mercato elettrico all'ingrosso per il fotovoltaico.
La componente BESS fornirà servizi essenziali come la regolazione della frequenza, la gestione dei picchi di consumo e la gestione della congestione, riducendo la dipendenza dalle centrali a gas e contribuendo al miglioramento della qualità dell'aria. La maggior parte degli impianti sarà situata su tetti industriali e superfici commerciali esistenti, garantendo un uso efficiente del suolo e un impatto ambientale minimo.
Il programma apporterà anche significativi benefici socio-economici. Si prevede che le attività di costruzione genereranno circa 1400 anni-persona di occupazione temporanea, mentre la fase operativa creerà circa 120 posti di lavoro permanenti equivalenti a tempo pieno. Promuovendo la generazione distribuita di energia rinnovabile in diverse regioni, il programma sostiene le industrie locali, le filiere produttive e la resilienza dei costi energetici per le imprese. L'operazione ha ricevuto il sostegno della Garanzia InvestEU, con il Fondo InvestEU, sostenuto da una garanzia di bilancio UE di 26,2 miliardi di euro e progettato per mobilitare almeno 372 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati in tutta Europa entro il 2027, a sostegno di progetti infrastrutturali sostenibili.
Il Parlamento europeo ha approvato la revisione del cosiddetto "Accordo quadro" che disciplina i rapporti tra il Parlamento europeo e la Commissione europea. Il nuovo testo si basa sull'accordo in vigore dal 2010 e riflette oltre un decennio di prassi istituzionale, nonché l'evoluzione del ruolo del Parlamento in questo periodo. L'accordo rivisto rafforza le prerogative democratiche del Parlamento garantendo un flusso di informazioni più completo, tempestivo e dettagliato da parte della Commissione. Rafforza il controllo parlamentare sui processi legislativi e internazionali e chiarisce le norme sulle procedure urgenti. Il testo rafforza inoltre la responsabilità politica della Commissione garantendo la presenza di commissari responsabili nei dibattiti in plenaria e in commissione e migliora il seguito dato al diritto di iniziativa del Parlamento, comprese le richieste di modifica o abrogazione della legislazione vigente.
L'accordo è stato approvato con 446 voti favorevoli, 100 contrari e 72 astensioni.
Nelle parole del relatore Sven Simon (PPE, DE) il senso di un braccio di ferro che cerca di assestarsi soprattutto quando si tratta di smantellare la legislazione comunitaria : “Questo accordo è un successo per il Parlamento europeo. Ora la chiave è che il Parlamento utilizzi appieno i diritti di cui dispone. Ciò significa usare il suo diritto di iniziativa di fatto, in particolare per chiedere la modifica o l'abrogazione della legislazione vigente. Significa anche chiedere alla Commissione di giustificare quando si basa su una base giuridica che esclude il Parlamento. L'accordo non risolve le lacune dei Trattati, ma è un importante passo avanti. Ora il Parlamento deve usare i suoi diritti con saggezza e coerenza”.
L'accordo quadro Parlamento-Commissione stabilisce le regole di cooperazione tra le due istituzioni in materia legislativa, di bilancio e politica. La prassi di tali accordi interistituzionali è prevista dal Trattato di Lisbona, per facilitare determinati aspetti della cooperazione, stabilendo una sorta di "regolamento procedurale comune". la cerimonia di firma con le presidenti Roberta Metsola e Ursula von der Leyen avrà luogo durante la sessione plenaria del 25-26 marzo, affinché l'accordo quadro rivisto entri in vigore.
L'Europa adotta per la prima volta una Strategia sull'equità intergenerazionale, volta a coinvolgere e dare maggiore peso alle opinioni ed alle preoccupazioni dei giovani. L'obiettivo generale è garantire che le decisioni prese oggi abbiano presente le effettive conseguenze nel futuro, garantendo un equilibrio tra benefici e oneri per tutte le generazioni. Praticamente quello che da sempre chiede invano Greta Tunberg, e tanti giovani rimproverano quando si distrugge l'ambiente dicendo che va tutto bene.
La strategia si ispira alla dichiarazione delle Nazioni Unite sulle generazioni future. Si basa sul concetto di "contratto tra le generazioni", costruito su una triplice base:
La Strategia adotta una prospettiva a lungo termine, esaminando in che modo le sfide complesse, come i cambiamenti demografici, i cambiamenti geopolitici, i cambiamenti del mercato del lavoro, i cambiamenti climatici, la digitalizzazione e l'intelligenza artificiale, stiano incidendo sulle generazioni attuali e future.
Per conseguire tale obiettivo, la strategia definisce una serie di azioni, tra cui:
La Commissione Europea ha presentato una proposta di legge dal titolo "Industrial Accelerator Act", fortemente atteso perchè in qualche modo introduce e regola il principio della preferenza europea nelle gare d'appalto. In effetti la nuova proposta legislativa persegue in un equilibrio tutto da verificare un duplice obiettivo; l'aumento della domanda di tecnologie e prodotti europei a basse emissioni di carbonio. La legge mira a stimolare la produzione manifatturiera, sostenere la crescita delle imprese e la creazione di posti di lavoro e accelerare la transizione dell'industria verso tecnologie più pulite.
In linea con il rapporto Draghi, la legge IAA introduce requisiti mirati "Made in EU" e/o a basse emissioni di carbonio per gli appalti pubblici e regimi di sostegno pubblico in settori strategici come acciaio, cemento, alluminio, automobili e tecnologie a zero emissioni nette. Il quadro potrebbe essere esteso ad altri settori ad alta intensità energetica. Gli Stati membri istituiranno inoltre un'unica procedura di autorizzazione digitale per semplificare e accelerare i progetti manifatturieri.
La legge mira ad aumentare la quota del settore manifatturiero nel PIL dell'UE dal 14,3% nel 2024 al 20% entro il 2035, rafforzando la base industriale europea in un contesto di crescente concorrenza globale e dipendenza dall'approvvigionamento.
Pur mantenendo l'apertura dell'UE al commercio e agli investimenti, la proposta introduce un altro fondamentale criterio, quello della reciprocità: i paesi che offrono alle imprese dell'UE un accesso al mercato comparabile con quello garantito dall'Europa, compresi i paesi che aderiscono all'Accordo sugli appalti pubblici del WTO o che hanno un accordo di libero scambio o doganale con l'UE, possono beneficiare di parità di trattamento. Altrimenti no.
Nel caso di investimenti in settori strategici e di importo superiore a 100 milioni di euro, laddove un singolo paese terzo controlli oltre il 40% della capacità produttiva globale, l'Accelerator Act prevede che siano osservate una serie di condizioni a garanzia dei posti di lavoro, innovazione, trasferimento tecnologico e almeno il 50% di occupazione europea. Nel complesso, la legge mira a rafforzare la sicurezza economica e la resilienza della catena di approvvigionamento dell'UE.
L'Industrial Accelerator Act sfrutta poggia sui seguenti criteri d'azione:
- Sostenere i mercati guida per i prodotti "Made in EU" e a basse emissioni di carbonio
L'IAA introduce preferenze "Made in EU" e a basse emissioni di carbonio negli appalti pubblici e nei regimi di sostegno pubblico per stimolare la domanda di prodotti industriali europei: cemento, alluminio per tecnologie a zero emissioni nette come batterie, solare, eolico, pompe di calore e nucleare. Per l'acciaio, la legge propone preferenze specifiche a basse emissioni di carbonio per creare domanda di mercato. Questa misura darà agli investitori fiducia e prevedibilità, stimolando l'innovazione e facendo dell'acciaio pulito una parte fondamentale del futuro industriale dell'UE. L'uso strategico dei fondi pubblici sosterrà gli investimenti nell'UE, rafforzando in tal modo l'accesso ai prodotti a basse emissioni di carbonio e salvaguardando la competitività.
- Garantire che gli investimenti esteri diretti apportino valore all'UE
L'UE rimane una delle principali destinazioni degli investimenti esteri diretti (IDE), ospitando quasi un quarto dello stock mondiale di IED nel 2024. Per garantire che gli IDE rafforzino le catene di approvvigionamento dell'UE, promuovano il trasferimento di tecnologia e sostengano la creazione di posti di lavoro di qualità, l'IAA introduce condizioni per investimenti superiori a 100 milioni di EUR in settori emergenti quali batterie, veicoli elettrici, fotovoltaico e materie prime critiche.
- Semplificare il rilascio delle autorizzazioni
Nell'ambito del programma di semplificazione della Commissione, l'IAA razionalizza e digitalizza le procedure di autorizzazione per i progetti industriali. Ciò comprende l'introduzione di uno "sportello unico" digitale con termini chiari e il principio della tacita approvazione nelle fasi intermedie della procedura autorizzativa per i progetti di decarbonizzazione ad alta intensità energetica.
- Promuovere la produzione sostenibile
L'IAA introduce aree di accelerazione industriale progettate per consentire la simbiosi industriale e incoraggiare la creazione di cluster di progetti di produzione pulita. La creazione di tali cluster faciliterà gli investimenti essenziali nelle infrastrutture energetiche e promuoverà le autorizzazioni a livello di area. I progetti in questi settori si avvarranno della profilazione con gli investitori e del sostegno allo sviluppo delle competenze.
Gli sviluppi in Iran sono estremamente preoccupanti. Restiamo in stretto contatto con i nostri partner nella regione.
Riaffermiamo il nostro fermo impegno a salvaguardare la sicurezza e la stabilità regionale.
Garantire la sicurezza nucleare e prevenire qualsiasi azione che possa ulteriormente aggravare le tensioni o indebolire il regime globale di non proliferazione è di fondamentale importanza.
L'Unione Europea ha adottato ampie sanzioni in risposta alle azioni del regime omicida iraniano e delle Guardie Rivoluzionarie e ha costantemente promosso sforzi diplomatici volti ad affrontare i programmi nucleari e balistici attraverso una soluzione negoziata.
In stretto coordinamento con gli Stati membri dell'UE, adotteremo tutte le misure necessarie per garantire che i cittadini dell'UE nella regione possano contare sul nostro pieno sostegno.
Invitiamo tutte le parti a esercitare la massima moderazione, a proteggere i civili e a rispettare pienamente il diritto internazionale.
L'Europa adotta una nuova agenda per la prevenzione e il contrasto al terrorismo, definendo la strada da seguire per rafforzare la risposta collettiva dell'Europa all'evoluzione delle minacce terroristiche ed estremiste violente.
Nell'ultimo decennio, l'UE ha rafforzato la sua risposta al terrorismo e all'estremismo violento. Tuttavia, la natura in continua evoluzione di queste minacce richiede una risposta adeguata e più incisiva. Iniziativa faro della strategia europea per la sicurezza interna, ProtectEU, l'agenda propone una serie completa di iniziative intersettoriali per rafforzare la preparazione e la risposta, proteggendo meglio i cittadini e le imprese dell'UE dai pericoli.
Il crescente uso improprio delle tecnologie digitali e delle nuove tecnologie, dai social media all'intelligenza artificiale, fino alle armi stampate in 3D e ai droni, sta rimodellando l'attività terroristica. Allo stesso tempo, la radicalizzazione dei minori è in aumento, con i giovani sempre più presi di mira online. Gli sviluppi geopolitici e il coinvolgimento di attori statali e non statali peggiorano ulteriormente il panorama delle minacce.
La Commissione propone di aumentare la lungimiranza e la resilienza dell'UE, di migliorare la sicurezza delle persone online e offline e di intensificare la cooperazione con i partner internazionali. L'agenda propone misure per raggiungere questi obiettivi attraverso sei pilastri fondamentali:
1. Anticipare le minacce
La sicurezza si basa su un'efficace capacità di anticipazione. L'agenda propone misure per migliorare la consapevolezza situazionale e l'individuazione precoce delle minacce emergenti, tra cui:
- aumentare le risorse e le capacità di analisi dell'intelligence a livello UE, denominate Capacità Unica di Analisi dell'Intelligence (SIAC);
- rafforzare le capacità di supporto analitico di Europol, comprese le capacità di intelligence open source (OSINT);
- rafforzare la ricerca in materia di sicurezza sulle tecnologie emergenti (tra cui intelligenza artificiale, cripto-asset, droni e armi stampate in 3D), con bandi dedicati nell'ambito di Orizzonte Europa e del Fondo Sicurezza Interna dell'UE.
2. Prevenire la radicalizzazione
Prevenire la radicalizzazione rimane la strategia a lungo termine più efficace. L'agenda propone misure per rafforzare la prevenzione precoce e interventi mirati per i soggetti più a rischio. Ciò include:
- la messa a disposizione di un Kit sulla Prevenzione sviluppato dal Knowledge Hub per la Prevenzione della Radicalizzazione, che fornisce strumenti pratici per contrastare la radicalizzazione dei minori;
- il lancio di un Programma di coinvolgimento e empowerment della comunità, con una dotazione di 5 milioni di euro, a sostegno di progetti incentrati sulla prevenzione precoce della radicalizzazione, con particolare attenzione all'empowerment dei giovani, alla resilienza digitale e alla coesione sociale.
3. Proteggere le persone nell'ambiente digitale
L'ecosistema online è terreno fertile per le attività terroristiche ed estremiste, inclusi la propaganda, ril eclutamento, l'incitamento alla violenza, la raccolta fondi e la trasmissione di attacchi. Per questo la nuova Agenda:
- prevede la revisione del Regolamento sui contenuti terroristici online, sulla base della valutazione che verrà svolta nel 2026, anche allineandolo al Digital Services Act;
- vuole rafforzare la cooperazione su base volontaria con i fornitori di servizi online attraverso il Forum Internet dell'UE, per facilitare la rapida rimozione di contenuti terroristici e ridurre lo spazio per la radicalizzazione e il reclutamento online;
- aggiornerà il Protocollo di crisi dell'UE trasformandolo in un Quadro europeo di risposta alle crisi online per migliorare la cooperazione tra le autorità di contrasto e i fornitori di servizi online nella fase iniziale, prima che una crisi emerga completamente.
4. Proteggere le persone nell'ambiente fisico
L'agenda si propone di aumentare la sicurezza delle persone, degli spazi pubblici e delle infrastrutture critiche dagli attacchi terroristici. A tal fine è necessario migliorare l'individuazione e il monitoraggio degli individui che rappresentano una minaccia terroristica per l'UE, pertanto la Commissione:
- ncoraggerà la condivisione di informazioni sulle segnalazioni di terrorismo in seno al Sistema d'Informazione Schengen;
- esplorerà le opzioni sullo scambio di informazioni sugli spostamenti sospetti, inclusi i voli privati, il trasporto marittimo e terrestre (attualmente sono limitate al trasporto aereo commerciale).
Inoltre, per rafforzare la sicurezza degli spazi pubblici e delle infrastrutture critiche, la Commissione: ha stanziato 30 milioni di euro in progetti volti a migliorare la sicurezza degli spazi pubblici e itnende rafforzare sia finanziariamente che operativamente il Programma specifico per soddisfare la crescente domanda da parte degli Stati membri di supporto nella conduzione di valutazioni della vulnerabilità degli spazi pubblici e delle infrastrutture critiche.
5. Rispondere a minacce e attacchi
Una risposta rapida ed efficace alle minacce e agli attacchi terroristici richiede una forte cooperazione tra le forze dell'ordine e le autorità giudiziarie, anche intensificando la lotta al finanziamento del terrorismo e al potenziale uso improprio dei fondi UE per promuovere l'estremismo e il terrorismo. L'Agenda mira a:
- migliorare ila tracciabilità del finanziamento del terrorismo, anche attraverso criptovalute e pagamenti online, con un futuro sistema di recupero dei dati finanziari dell'UE;
- rivedere i mandati di Europol ed Eurojust, rafforzando anche il supporto operativo e giudiziario agli Stati membri nella lotta al terrorismo;
- attuare la tabella di marcia per consentire l'accesso ai dati da parte delle forze dell'ordine, al fine di garantire indagini e azioni penali più rapide e coordinate.
6. Cooperazione con partner internazionali
Una più forte cooperazione globale con paesi partner affidabili è essenziale per intensificare la lotta al terrorismo. Le azioni chiave includono:
- rafforzare la cooperazione esterna di Europol ed Eurojust in materia di antiterrorismo con i paesi terzi;
- rafforzare la cooperazione di Europol con partner affidabili per ottenere dati su individui che rappresentano una minaccia terroristica;
- rafforzare la cooperazione con i paesi dell'allargamento e della regione del Mediterraneo, dando attuazione al Piano d'azione congiunto per la prevenzione e il contrasto del terrorismo e dell'estremismo violento con i Balcani occidentali e l'incremento delle attività del Knowledge Hub in questi paesi.
L'obiettivo del Centro, iniziativa faro dello Scudo Europeo per la Democrazia, è facilitare un approccio consolidato che coinvolga tutta la società per aumentare la consapevolezza e rafforzare la capacità di rispondere alle minacce cui devono far fronte oggi le democrazie.
Michael McGrath, commissario per la Democrazia, la giustizia, lo Stato di diritto e la tutela dei consumatori, discuterà con i ministri dell'UE in che modo il Centro possa facilitare la condivisione di competenze ed esperienze e sostenere lo sviluppo di risposte efficaci alle minacce comuni, al fine di produrre risultati tangibili per i nostri cittadini. L'interesse di tutti gli Stati membri per l'istituzione del Centro dimostra che l'iniziativa risponde a una chiara necessità e sarà attuata in modo flessibile, con progetti pratici di sviluppo delle capacità che riflettano le priorità degli Stati membri. Il Centro contribuirà a evitare la frammentazione degli sforzi esistenti, collegando le reti e le strutture esistenti che già lavorano sulle opzioni di prevenzione, individuazione, analisi e risposta ai modelli di minacce nello spazio dell'informazione, aiutando ciascuna di esse a realizzare appieno il proprio potenziale ed evitando duplicazioni.
I settori prioritari per il primo anno comprendono:
La Commissione, con la partecipazione del Servizio europeo per l'azione esterna, sosterrà le attività del Centro attingendo agli strumenti e alle competenze esistenti e rafforzando il coordinamento tra gli strumenti e le reti pertinenti dell'UE. Attraverso la dimensione esterna dello scudo europeo per la democrazia, il servizio per l'azione esterna (SEAE), in coordinamento con la Commissione, intensificherà i suoi lavori per combattere la manipolazione delle informazioni e le ingerenze da parte di attori stranieri (FIMI) al di là dei nostri confini. Il SEAE sta rafforzando le capacità delle delegazioni e delle rappresentanze dell'UE all'estero, facendo leva su partenariati per risposte collettive contro la manipolazione delle informazioni e le ingerenze da parte di attori stranieri.
Il Centro europeo per la resilienza democratica fungerà da polo strategico volontario per la cooperazione tra gli Stati membri. Con il sostegno delle istituzioni e degli organi competenti dell'UE, opererà nel pieno rispetto delle competenze nazionali e istituzionali, promuovendo nel contempo i diritti fondamentali e i valori democratici.La Commissione fornisce sostegno amministrativo e operativo al Centro attraverso un segretariato. Con il sostegno e in stretto coordinamento con il sistema di allarme rapido gestito dal Servizio europeo per l'azione esterna, il Centro collegherà le reti e le strutture esistenti.
Il 29 gennaio si è tenuta a Bruxelles una riunione tecnica ad alto livello con la piena partecipazione di tutti gli Stati membri dell'UE, nonché della Commissione europea, del SEAE, del Parlamento europeo e della presidenza del Consiglio. I partecipanti hanno discusso della missione e del quadro del Centro e hanno convenuto sulla necessità di un'azione coordinata e collaborativa a sostegno della resilienza democratica.
I partecipanti all'Eurobarometro speciale "Proteggere e promuovere la democrazia" hanno menzionato le seguenti tra le sfide più gravi per la democrazia nell'UE: la crescente sfiducia dell'opinione pubblica nei confronti delle istituzioni e dei processi democratici (49%), la manipolazione delle informazioni, le ingerenze e la disinformazione da parte di attori stranieri, anche nel contesto delle elezioni (42%) e la mancanza di trasparenza per quanto riguarda la promozione dei contenuti politici online attraverso nuove tecnologie come l'intelligenza artificiale (32%).
Via libera anche da parte del Parlamento europeo a nuove norme che obbligano le autorità nazionali a cooperare in materia di pratiche commerciali sleali, con l'obiettivo di garantire che gli agricoltori ricevano un'equa remunerazione per il proprio lavoro. I casi di pratiche commerciali sleali transfrontaliere che danneggiano gli agricoltori e i piccoli imprenditori agricoli saranno quindi prevenuti, indagati e puniti.
Per rafforzare la tutela degli agricoltori, la nuova legislazione consentirà agli Stati membri di intervenire automaticamente e porre fine alle pratiche commerciali sleali transfrontaliere di propria iniziativa, senza bisogno di un reclamo da parte di un produttore. Questo nuovo sistema replicherà il regime di protezione delle indicazioni geografiche nel mercato unico.
Per impedire agli operatori di eludere la legge trasferendosi al di fuori dell'UE, le nuove norme mirano anche a proteggere i produttori dalle pratiche commerciali sleali degli acquirenti (ad esempio, grandi distributori, catene di supermercati, grossisti e intermediari commerciali) extra-UE. Gli acquirenti registrati al di fuori dell'UE dovranno designare una persona di contatto responsabile per l'UE nel caso in cui venga aperta un'indagine nei loro confronti. Questa persona sarà il punto di contatto principale per le autorità di controllo e sarà tenuta a facilitare le indagini sulle pratiche commerciali sleali.
Il regolamento consente alle autorità nazionali di controllo di informarsi reciprocamente sulle pratiche commerciali sleali o sul rischio che si verifichino, attraverso il sistema di informazione del mercato interno, un sistema informatico dell'UE già esistente finalizzato allo scambio di informazioni tra le pubbliche amministrazioni di diversi Stati membri. Questo scambio ha lo scopo di avere un effetto deterrente e garantirà risposte rapide e coordinate per contrastare le pratiche commerciali sleali.
Le nuove norme devono ora essere adottate dal Consiglio dell’Ue. Si applicheranno 18 mesi dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'UE.
La direttiva sulle pratiche commerciali sleali (unfair trading practices - UTP), adottata nel 2019, mira a proteggere gli agricoltori da pratiche come i ritardi di pagamento o gli annullamenti con breve preavviso quando vendono i loro prodotti a grandi supermercati e aziende di trasformazione alimentare. Tuttavia, poiché circa il 20% dei prodotti agricoli e alimentari consumati nell'Ue proviene da un altro Stato membro, il nuovo regolamento sulla cooperazione transfrontaliera tra le autorità responsabili dell'applicazione della direttiva sulle pratiche commerciali sleali mira a migliorare la cooperazione tra queste autorità nei casi di pratiche commerciali sleali in cui fornitori e acquirenti si trovano in Stati membri diversi.
La Commissione europea ha presentato un Piano d'azioneper combattere il cyberbullismo e proteggere la salute mentale di bambini e adolescenti online. Il Piano d'azione si articola attorno a:tre assi: la disponibilità di un'app a livello UE in cui le vittime di bullismo online possano facilmente chiedere e ricevere aiuto ( con un semplice click), il coordinamento a livello europeo delle politiche nazionali per contrastare i comportamenti dannosi online e la prevenzione del cyberbullismo; infine la promozione di pratiche digitali più sicure.
Un App a livello UE per segnalare il cyberbullismo:
Le vittime di cyberbullismo devono disporre di un canale immediato per segnalare le molestie e ottenere aiuto. Per questo motivo, un elemento essenziale del Piano d'azione è il lancio di un'app facile da usare e accessibile per segnalare i casi di cyberbullismo a un centro di assistenza nazionale. Ancora più importante, l'app consentirà a bambini e adolescenti di ricevere supporto e di archiviare e inviare prove in modo sicuro. La Commissione svilupperà un modello dell'app che gli Stati membri potranno poi utilizzare per adattarla e collegarla ai propri servizi competenti.
Un approccio coordinato a livello UE:
Ogni giovane in tutta Europa dovrebbe essere ugualmente protetto dal cyberbullismo. Gli Stati membri dovrebbero elaborare piani nazionali completi e utilizzare una comprensione comune del cyberbullismo per raccogliere e confrontare i dati. Questo è un passo importante verso un fronte più unito contro il cyberbullismo.
Sono in corso iniziative per proteggere e responsabilizzare i minori online. Per aumentarne l'efficacia nella lotta al cyberbullismo. In particolare la Commissione ha pianificato le seguenti misure:
- la revisione delle linee guida del Digital Services Act (DSA) sulla protezione dei minori per rafforzare le misure che le piattaforme online devono adottare per impedire che i minori siano esposti a contenuti dannosi e per segnalarli facilmente;
- Rafforzare il ruolo dei trusted flaggers nella lotta ai contenuti illegali, inclusi i contenuti illegali di cyberbullismo;
- Affrontare il cyberbullismo sulle piattaforme di condivisione video;
- Sostenere l'effettiva attuazione delle norme previste dall'Artificial Intelligence Act sulle pratiche di IA vietate, anche quando utilizzate per il cyberbullismo;
- Facilitare l'effettiva attuazione degli obblighi di trasparenza dell'AI Act, anche attraverso un codice di condotta sull'etichettatura dei contenuti generati dall'IA, che possono essere utilizzati impropriamente per il cyberbullismo.
Ugualmente importante è la prevenzione. Per questo il Piano d'azionbe prevede una nuova revisione delle linee guida destinate a docenti ed educatori sulla alfabetizzazione digitale, nell'ambito dell'obiettivo più ampio di rafforzare le competenze digitali e migliorare l'uso delle tecnologie digitali nell'ambito dell'Unione delle competenze. Parallelamente, la Commissione amplierà le risorse e la formazione sul cyberbullismo per le scuole attraverso i Centri per un Internet più sicuro e la piattaforma "Better Internet for Kids".
La Commissione darà attuazione al Piano in stretto coordinamento con gli Stati membri, l'industria, la società civile, gli organismi internazionali ed ai minori stessi. Inoltre, la Commissione sta lavorando a iniziative future, quali in particolare la sperimentazione di una soluzione UE per la verifica dell'età di chi accede ai social, il futuro Digital Fairness Act e un'indagine sull'impatto dei social media sulla salute mentale.
Ruota intorno a questo concetto il cambio di passo dell'Europa in materia di migrazione. Era il tassello fondamentale per dare attuazione ad una complessa architettura operativa, che vuole in primo luogo discostarsi dal passato: non più accoglienza come implicito teorema, ma rpotezione e distanza di sicurezza quando si manifesta con troppa invadenza la miseria umana degli spostamenti da una terra all'altra.
Lo hanno chiamato Patto per l'Asilo e la Migrazione, il nuovo scenario normativo adottato nel 2024 ed oggi rafforzato dall'accordo sul concetto di paese terzo sicuro, ma un patto rimanda di per sè ad un'intesa. Invece, quello che è accaduto due anni fa e continua ad accadere è soltanto la comune volontà della maggioranza di stati membri di scrollarsi la polvere dalle vesti, rapidamente e senza aloni.
Per fare questo mancava, appunto, il voto del Parlamento europeo sull'ingranaggio fondamentale che permette le operazioni di pulizia (e non di polizia), ossia una lista di paesi cui poter inviare i migranti alle frontiere dell'Europa in attesa di risposta alla loro richiesta di asilo.
Il primo elenco di Paesi di origine sicuri consentirà agli Stati membri di adottare un approccio più uniforme alle domande di asilo dei cittadini provenienti da quei Paesi e le cui domande, quindi, sono da presumersi infondate. Attraverso procedure accelerate basate su una valutazione individuale, gli Stati membri saranno in grado di trattare tali domande di asilo in modo più rapido ed efficiente. Un Paese di origine può essere considerato sicuro sulla base di una valutazione basata su una serie di fonti pertinenti, tra cui l'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo, l'UNHCR, il Servizio europeo per l'azione esterna e gli Stati membri.
Il concetto di Paese terzo sicuro consente agli Stati membri di considerare inammissibile una domanda di asilo quando i richiedenti potrebbero ricevere protezione effettiva in un Paese terzo considerato sicuro. Con le nuove norme, no vi deve essere necessariamente collegamento tra il richiedente e il Paese terzo sicuro. Ai sensi del diritto dell'UE, i Paesi terzi possono essere considerati sicuri solo quando i loro sistemi nazionali sono in grado di garantire che non avvengano: respingimenti, rischi di persecuzione, minaccia alla vita o trattamenti inumani e degradanti.
Il Patto sulla migrazione e l'asilo dovrebbe essere il fondamento della politica dell'UE in materia di asilo e migrazione, garantendo, rispetto al passato, sopratutto la protezione delle frontiere esterne e la responsabilità condivisa dei flussi migratori. L'elenco UE dei paesi di origine sicuri include i paesi candidati all'adesione all'UE, nonché Kosovo, Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Marocco e Tunisia.
Gli Stati membri avranno ora maggiore flessibilità nell'applicare il concetto di paese terzo sicuro, potendo scegliere di applicare il concetto quando vi è un collegamento tra il richiedente asilo ed il paese terzo sicuro, oppure quando il richiedente ha soltanto transitato attraverso un paese sicuro prima di raggiungere l'UE o infine, tasto più delicato, in presenza di un accordo o di un'intesa con un paese terzo considerato sicuro.
La Banca Europea per gli investimenti è sicuramente un attore di primo piano nel processo di adattamento dell’Unione Europea alle sfide del tempo presente. Da ordinaria istituzione finanziaria in grado di operare con efficacia sul mercato dei capitali per sostenere gli stati membri ed le imprese di grandi dimensioni che investono in progetti di particolare rilevanza, la BEI si può dire che sia diventata il braccio armato finanziario della Commissione europea nella sua veste geopolitica e alla ricerca dei mezzi economici per esserne all'altezza, visto che il bilancio europeo è rigido e la prospettiva di un debito comune stenta a decollare.
Quanto la Banca stia facendo lo si apprende bene dall’analisi dell’ultimo report che elenca attività e settori che hanno visto nel 2025 un vertiginoso incremento dell’operatività della Banca, con l’impiego di tutta la sua potenza di fuoco per sostenere la competitività, la sicurezza e l'autonomia strategica dell'Europa. Con un finanziamento record su base annuale di 100 miliardi di euro, i risultati nel 2025 indicano che gli investimenti nella transizione verde e digitale, nella sicurezza e difesa, le nuove priorità come l'edilizia abitativa, e per il rafforzamento di partenariati in tutto il mondo, hanno raggiunto i massimi storici.
"L'Europa è una superpotenza e dobbiamo dare il massimo e credere nelle nostre capacità", ha dichiarato la Presidente del Gruppo BEI, Nadia Calviño. "Il Gruppo BEI sta facendo la differenza. Investendo nella prosperità condivisa, nella sicurezza, nell'autonomia strategica e nei valori europei, l'Europa mantiene le promesse fatte ai cittadini e ai partner".
Transizione verde
Quasi il 60% dei finanziamenti totali del Gruppo BEI nel 2025 è stato destinato a progetti green.
Un importo record di 11,6 miliardi di euro è stato destinato a progetti di reti e stoccaggio, a sostegno della sicurezza dell'approvvigionamento elettrico. Saranno finanziate la costruzione o all'ammodernamento di 56.000 km di linee elettriche, con progetti riguardanti l'interconnessione del Golfo di Biscaglia tra Spagna e Francia, il cavo sottomarino che collegherà due regioni dell'Italia centrale, fino alle reti locali e alle infrastrutture elettriche municipali in Germania.
Un quinto di tutta la nuova capacità solare installata, un progetto eolico onshore su tre, nonché la stragrande maggioranza di tutti i progetti eolici offshore nel 2025 sono stati finanziati con il supporto della BEI. Prodotti finanziari personalizzati hanno sostenuto le industrie manifatturiere dell'energia eolica e delle reti dell'UE, mentre si prevede che volumi di investimenti record nell'efficienza energetica ridurranno le bollette per le piccole e medie imprese e le famiglie. Lo scorso anno, i finanziamenti del Gruppo BEI hanno sostenuto circa un terzo degli investimenti totali per la transizione energetica nell'UE.
Oltre alle tecnologie pulite, il Gruppo BEI sostiene l'innovazione interna nei settori della salute e delle biotecnologie, dell'intelligenza artificiale e di altre tecnologie dirompenti, delle infrastrutture digitali e delle materie prime critiche. Con il lancio di TechEU lo scorso anno, il più grande programma di finanziamento per l'innovazione di sempre, il Gruppo BEI prevede di mobilitare almeno 250 miliardi di euro di investimenti entro il 2027, garantendo che idee, tecnologie e aziende innovative nate nell'UE possano rimanere, crescere e prosperare qui. Si stima che i finanziamenti erogati solo lo scorso anno mobiliteranno oltre 100 miliardi di euro di investimenti, dalle reti 6G basate sull'intelligenza artificiale alla produzione di semiconduttori.
Attraverso il Fondo europeo per gli investimenti (FEI), la BEI ha erogato quasi 16 miliardi di euro in garanzie e finanziamenti azionari per piccole imprese e startup in tutta l'UE. Si stima che il FEI abbia contribuito a quasi un quarto di tutto il capitale di rischio raccolto dai fondi europei lo scorso anno. Nei prossimi mesi, amplierà il campo d’azione dell’Iiniziativa European Tech Champions, con la creazione di 12 mega fondi di capitale di rischio in Europa.
Sicurezza e difesa
In risposta al nuovo scenario geopolitico, il Gruppo BEI ha ampliato significativamente la portata delle sue attività nel settore della sicurezza e della difesa. Gli investimenti in sicurezza e difesa sono quadruplicati, raggiungendo oltre 4 miliardi di euro, pari a quasi il 5% dei finanziamenti UE del Gruppo BEI, con progetti di punta che vanno dai campi militari e centri di manutenzione alla ricerca e sviluppo in sistemi radar avanzati, dai sensori essenziali per la protezione dei fondali marini e delle risorse sottomarine europee alle infrastrutture di sicurezza informatica ed allo spazio. Inoltre, attraverso accordi di prestito con intermediari finanziari n Germania, Francia, Spagna, Grecia e Austria, il Gruppo BEI ha facilitato l'accesso ai finanziamenti per le piccole e medie imprese nella catena di fornitura dei grandi appalti nel settore della difesa, mentre il FEI, in qualità di investitore di riferimento, ha promosso lo sviluppo di un ecosistema di capitale di rischio che investe in aziende della difesa con un approccio paneuropeo.
Sviluppo e coesione sociale
Nel 2025 Il Gruppo BEI si è concentrato su investimenti che sostengono il modello economico e i valori europei. Gli investimenti per la coesione hanno raggiunto un livello record, con oltre il 50% degli investimenti destinati a progetti nelle regioni meno sviluppate d'Europa. Il Piano per un'edilizia abitativa accessibile e sostenibile, lanciato nel 2025 dalla BEI insieme con la Commissione europea, ha portato i finanziamenti per l'innovazione, la ristrutturazione e la nuova costruzione a oltre 5 miliardi di euro, con un aumento di quasi il 50% su base annua e con un ulteriore incremento previsto per il 2026. Dalle residenze studentesche in Grecia all'edilizia popolare in Belgio, dagli ospedali e dalle strutture sanitarie in Spagna alle scuole primarie in Francia, il finanziamento delle infrastrutture sociali, il cui impatto è avvertito quotidianamente dai cittadini dell'UE, è una priorità fondamentale per il Gruppo BEI.
Anche i finanziamenti per l'agricoltura e la bioeconomia hanno raggiunto la cifra record di quasi 8 miliardi di euro, rafforzando un settore vitale per l'economia e la sicurezza alimentare europea, sostenendo le comunità rurali e creando un futuro sostenibile per i giovani e i nuovi agricoltori, che incontrano difficoltà finanziarie.
Costruire ponti e partnership in tutto il mondo.
Il Gruppo BEI ha inoltre stanziato oltre 9 miliardi di euro per le sue operazioni a livello globale, volte a istituire partnership internazionali strategiche. Ad esempio, nel 2025, i finanziamenti del Gruppo BEI per progetti in campo idrico hanno raggiunto la cifra record di 5 miliardi di euro a livello globale. La BEI è il maggiore finanziatore pubblico al mondo nel settore idrico e leader mondiale negli investimenti in sanità, energia pulita e trasporti. Gli investimenti nel sostegno al settore privato e all'imprenditorialità offrono opportunità per i giovani e le donne nelle economie emergenti.
Anche I finanziamenti per l'Ucraina hanno raggiunto un nuovo record e ora superano i 4 miliardi di euro dall'inizio dell'invasione russa, per scuole, ospedali e strutture comunitarie al teleriscaldamento e alla fornitura di energia elettrica.
Insomma, un esempio concreto di un'Europa che funziona.
Piercarlo Valtorta
Il Presidente del Kazakhstan, Kassym-Jomart Tokayev, intende proseguire nel suo progetto di riforma della repubblica attraverso importanti innovazioni costituzionali oltre che ambiziosi progetti economici, industriali e commerciali, peraltro già tracciati in suoi precedenti interventi pubblici.
Nel suo recente discorso al Congresso, infatti, ha delineato una serie di proposte che intende portare avanti per modernizzare la governance del Paese ed assicurare stabilità politica ed istituzionale, avvicinando ulteriormente la grande repubblica centroasiatica alle più avanzate democrazie del pianeta. Il Presidente ha poi sottolineato una serie di priorità che guideranno la sua politica nel breve e medio termine, per favorire lo sviluppo economico nel solco dei mutamenti tecnologici e digitali che stanno influenzando moltissimi aspetti del vivere moderno.
Il Presidente Tokayev deve aver ben chiaro che i grandi investitori internazionali sono alla ricerca di nazioni caratterizzate da stabilità istituzionale ed infrastrutture efficienti dove far confluire i loro capitali, vieppiù in un periodo come l’attuale, caratterizzato da terremoti geopolitici non registrati nei decenni passati. Pertanto, intende presentare alla comunità internazionale, nel volgere di pochi anni, un paese istituzionalmente saldo, ancorato a principi liberali e certezza del diritto, rispettoso delle regole democratiche, con efficienti infrastrutture normative, materiali ed organizzative.
Più nello specifico, il leader kazako ha presentato un pacchetto di riforme costituzionali e istituzionali volte a modernizzare il sistema statale, chiarire l’architettura di governance e rafforzare la stabilità politica a lungo termine. Al centro del discorso vi sono state le proposte per formalizzare le regole di successione presidenziale, istituire la carica di Vicepresidente e passare a un modello costituzionale fondamentalmente nuovo, da ratificare comunque con referendum.
Tra le innovazioni istituzionali di maggior rilievo, prossime venture, un nuovo Parlamento unicamerale, definito Congresso (Qurultay), che dovrà essere “snello e funzionale”, composto di 145 seggi complessivi, tre vicepresidenti e non più di otto commissioni parlamentari. Oggi, il Parlamento kazakho è strutturato su un’Assemblea di 98 deputati e un Senato di 40 (questi ultimi eletti dalle regioni, dai comuni di Almaty, Astana e Shymkent e nominati per un quarto dal Presidente). Il nuovo Congresso dovrebbe avere una durata di cinque anni. Tokayev ha spiegato che tale configurazione consentirebbe un funzionamento più efficace dell’organo legislativo e una maggiore attenzione sulle priorità di sviluppo del Paese. L’elezione dei deputati su base proporzionale mira, inoltre, a responsabilizzare i partiti, avvicinandoli alle effettive esigenze dei cittadini.
Il nuovo Congresso sarà affiancato da un Consiglio del Popolo finalizzato a dare rappresentatività ai gruppi etnici e alle principali comunità sociali del Paese. Tale Consiglio sarà composto da 126 membri: 42 rappresentanti delle associazioni etno-culturali, 42 rappresentanti delle amministrazioni locali e 42 rappresentanti organizzazioni pubbliche. Nel nuovo organismo non ci sarà più una quota di membri riservata al Presidente.
Queste preannunciate riforme fanno seguito a quelle del 2022 (tra cui l’istituzione della Corte costituzionale, la creazione di corti di cassazione e il riconoscimento dello status costituzionale al Commissario per i diritti umani - Ombudsman) che, ha tenuto a precisare il Presidente Tokayev, hanno rafforzato lo Stato di diritto, potenziato la tutela delle prerogative dei cittadini, chiarito le responsabilità delle istituzioni ed accresciuto il senso di partecipazione.
Di rilievo anche la prossima istituzione dell’Ufficio del Vicepresidente, nominato dal Presidente con il consenso del Parlamento. La nuova figura sarebbe il naturale sostituto in caso di impedimenti del Presidente, occupandosi comunque di materie e tematiche a lui delegate. Quest’ultima innovazione, unitamente alla definizione in Costituzione delle regole per la successione presidenziale, mirano a dare stabilità alla governance della Repubblica evitando, anche in situazioni di crisi, problematiche sul lineare passaggio di poteri e responsabilità. Modifiche che saranno inserite in una nuova Costituzione, la cui scrittura sarà affidata ad una specifica Commissione, per poi essere sottoposta al voto popolare.
Francesco Lombardi
L'Accordo di Libero Scambio (ALS) UE-India, uno dei più grandi accordi del suo genere a livello mondiale, riduce sostanzialmente le barriere tariffarie e non tariffarie, tagliando 4 miliardi di euro di dazi. Attualmente, 6.000 aziende europee operano in India, una cifra destinata ad aumentare grazie al nuovo accordo. A margine del vertice per la sigla dell'Accordo si è svolto il primo Forum Economico UE-India, in cui si è discusso di come approfondire il coinvolgimento del settore privato e promuovere priorità economiche condivise.
Ancora più significativa è la firma del Partenariato UE-India per la Sicurezza e la Difesa, che consente una più stretta cooperazione su priorità condivise come la sicurezza marittima, la non proliferazione e il disarmo, lo spazio, la lotta alle minacce informatiche e ibride e l'antiterrorismo. Nell'ambito di questo partenariato, l'UE e l'India rafforzano la cooperazione industriale in materia di difesa e promuovono l'allineamento sulle iniziative di difesa. Sono stati anche avviati i negoziati per un Accordo sulla Sicurezza delle Informazioni (SSA) per consentire lo scambio di informazioni classificate, aprendo la strada alla partecipazione dell'India alle iniziative di sicurezza e difesa dell'UE.
L'UE e l'India rafforzano ulteriormente la collaborazione su tecnologie emergenti e critiche, innovazione e ricerca, anche attraverso la creazione di Hub di Innovazione UE-India e il lancio di un Partenariato UE-India per le Startup. Inoltre, i leader rinnovano l'Accordo UE-India per la Cooperazione Scientifica e Tecnologica fino al 2030 e avviano colloqui esplorativi sull'associazione dell'India a Horizon Europe, il programma di punta dell'UE per la ricerca e l'innovazione.
Inoltre, un Quadro Globale di Cooperazione UE-India in materia di Mobilità, adottato come memorandum d'intesa parallelamente alla finalizzazione dell'ALS, offre un'eccellente opportunità di cooperazione per facilitare la mobilità del lavoro, sostenere lo sviluppo delle competenze e il rafforzamento delle capacità, e lavorare su quadri di competenze e qualifiche. Questo quadro di cooperazione faciliterà la mobilità di lavoratori qualificati, giovani professionisti e lavoratori stagionali in settori con carenze, promuovendo al contempo la ricerca e l'innovazione. Sarà inoltre supportato da un Ufficio Europeo Legale in India, il primo del suo genere. L'Ufficio aiuterà i lavoratori, gli studenti ed i ricercatori indiani a conoscere e cogliere le opportunità di lavoro in Europa, a partire dal settore ICT, con l'obiettivo di espanderlo ulteriormente in futuro. L'approvazione di un Dialogo di Alto Livello UE-India in materia di Istruzione e competenze sostiene ulteriormente questi obiettivi, rafforzando la cooperazione in materia di competenze e riconoscimento delle qualifiche, e facilitando la circolazione dei talenti.
Al Vertice, i leader hanno approvato l'Agenda Strategica Congiunta Globale UE-India "Verso il 2030", su prosperità e sostenibilità, tecnologia e innovazione, sicurezza e difesa, connettività, questioni globali e cooperazione interpersonale.
Il Vertice consente all'UE e all'India di riaffermare l'intenzione di unire le forze per raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi e rafforzare la cooperazione su questioni ambientali, transizione pulita, resilienza energetica ed economia circolare, incluso il lancio di una Task Force sull'Idrogeno Verde, nel quadro del Partenariato UE-India per l'Energia Pulita e il Clima.
I leader intendono sviluppare la connettività tra le due aree, con la creazione di corridoi e hub di trasporto marittimo (Global Gateway Green Shipping Corridors and Hubs, GGGSCH); in tale contesto si svolgerà un workshop regionale in India nel 2026. L'UE e l'India hanno concordato di promuovere inoltre la cooperazione trilaterale con paesi terzi in Africa, America Latina e Caraibi, Asia e Pacifico su temi quali l'energia pulita, le infrastrutture sostenibili, la connettività digitale e la resilienza.
Il Summit sarà seguito il 6 e 7 febbraio dall'India-EU Forum, che riunirà importanti responsabili politici, leader del settore, esperti e think tank di tutti i 27 Stati membri dell'UE e dell'India, per creare fiducia e promuovere iniziative concrete per la cooperazione strategica.
Un secondo gruppo di stati membri ha presentato alla Commissione europea i propri piani di difesa nazionale, per l'erogazione di prestiti nell'ambito dell'iniziativa Azione per la sicurezza in Europa (SAFE): si tratta di Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Finlandia. Lo strumento SAFE prevede una rigorosa valutazione dei piani di investimento per la difesa da parte della Commissione, che in caso di esito positivo può erogare prestiti a basso costo e a lungo termine, consentendo ai paesi richiedenti di aumentare in tempi rapidi la loro prontezza militare e di acquisire le moderne attrezzature di difesa necessarie. Il quadro rafforza inoltre l'integrazione dell'Ucraina nell'ecosistema di sicurezza dell'UE, garantendo che il sostegno europeo rimanga flessibile e sostenibile.
I livelli di finanziamento per ciascun paese sono stati fissati provvisoriamente a settembre, sulla base dei principi di solidarietà e trasparenza. Questo gruppo di otto Stati membri avrà diritto a circa 74 miliardi di euro dopo la firma degli accordi di prestito. Questi fondi forniranno un impulso fondamentale alle capacità strategiche laddove sono più necessarie.
Riportiamo la dichiarazione del Commissario europeo per la difesa Kubilius: "Con questa seconda tranche di investimenti SAFE, l'Europa sta finalmente sostenendo le sue ambizioni di sicurezza con il necessario peso finanziario. Non ci limitiamo più a elaborare strategie; stiamo costruendo una realtà di hard power. Con SAFE incentiviamo gli Stati membri ad acquisire congiuntamente, ricercando velocità, scalabilità ed efficienza. Questo è un chiaro segnale sia all'industria europea che ai nostri avversari: l'Europa prende sul serio la propria forza e sovranità, e le nostre forze armate hanno bisogno dei migliori e di personale tempestivo."
In una società, quale quella europea, che già da tempo sperimenta la difficoltà di tradurre il sogno del multiculturalismo in una possibilità concreta e stabile di coesione sociale all'interno delle proprie frontiere, nel confronto con le minoranze etniche spesso destabilizzate da una condizione perdurante di inferiorità sociale, l'Europa compie un passo in avanti con la presentazione di una nuova Strategia contro il razzismo.
Si parla molto di immigrazione, di mancce alla sicurezza dagli ingressi clandestini di persone in cerca di futuro, ma si dimentica allo stesso tempo che proiprio quell'umanità dal passato travagliato, una volta conquistato il diritto di vivere all'interno dell'UE, sperimenta forme ancora gravi di discriminazione basata sulla loro origine etnica.
Proprio ieri il mancato premio Nobel Donald Trump, nell'illustrare la sua brillante politica ant-immigrazione, si è spinto ben oltre i confini di un dibattito sulla possibilità o meno di entrare negli Stati Uniti senza un regolare permesso, per giungere a stigmatizzare alcune popolazioni come potenzialmente pericolose in sé stesse.
E dato che le principali piattafomre social sono di proprietà di magnati americani specco con chiari interessi politici, il rischio che quell'onda nera di resuscitato razzismo siu vada a progare anche verso le sponde dell'Europa e faccia eco ai discorsi d'odio che ormai inondano i social.
L'Europa si difende, si attiva, s'interroga in primis se quanto fatto sino ad oggi, a partiure dall'adozione della prima Direwttiva nel 2000 sull'uguaglianza di razza, abbia ancora una validità o non debba invece essere rafforzata in maniera possente. ha prevalso la seconda opzione, che oggi trova concretizzazione.
La nuova strategia rafforzerà l'applicazione delle leggi antidiscriminazione esistenti, a paritre proprio Direttiva sull'uguaglianza razziale del 2000, per valutarne lacune e punti di debolezza, con il ricorso se necessario a sanzioni più severe. Il quadro normativo per contrastare l'incitamento all'odio e i crimini d'odio sarà rafforzato, in particolare rafforzando l'autonomia delle persone, garantendo i diritti delle vittime attraverso la legislazione UE vigente, come la Direttiva sui diritti delle vittime, e valutando l'armonizzazione delle definizioni dei reati d'odio online, nel pieno rispetto della libertà di espressione. La strategia sosterrà inoltre gli organismi per la parità istituiti negli Stati membri nello svolgimento del loro fondamentale lavoro, garantendo il rispetto di standard elevati
Gli sforzi contro il razzismo saranno ancora più radicati nella vita quotidiana, in tutta la società. Sarà lanciata una campagna a livello europeo per sensibilizzare e coinvolgere i cittadini in tutta l'UE al tema dell'inclusione. Le iniziative in corso contribuiranno a garantire la parità di accesso in settori chiave come l'istruzione, l'occupazione, l'alloggio e l'assistenza sanitaria. Ad esempio, la Commissione sosterrà gli Stati membri nell'eliminazione dei pregiudizi nelle pratiche sanitarie e nel miglioramento dell'accesso alle opportunità di lavoro. Condurrà inoltre uno studio per valutare i rischi e le soluzioni in termini di alloggi per i gruppi più vulnerabili. La strategia contribuirà inoltre a migliorare la raccolta, l'analisi e l'utilizzo dei dati sull'uguaglianza, in linea con i quadri legislativi nazionali, per comprendere e contrastare meglio la discriminazione.
La Strategia antirazzismo dell'UE 2026-2030 mira a combattere tutte le forme di razzismo, tra cui il razzismo contro le persone di colore, i rom, l'antisemitismo, il razzismo contro gli asiatici ed i musulmani. A tal fine, la Commissione sosterrà gli Stati membri nell'attuazione delle proprie politiche, misure e piani nazionali e interverrà laddove le leggi antidiscriminazione non vengano rispettate. L'applicazione della Direttiva sull'uguaglianza razziale sarà valutata nella quarta relazione che sarà pubblicata nel 2026. La relazione si concentrerà in particolare sull'applicazione e l'applicazione degli strumenti di intelligenza artificiale laddove possano causare discriminazioni basate su algoritmi.
Realizzare un'Unione libera dal razzismo e dalla discriminazione razziale è uno sforzo congiunto. La strategia sottolinea la necessità di cooperazione a tutti i livelli della società. Le organizzazioni internazionali, le istituzioni e le agenzie europee, gli Stati membri, i paesi candidati, gli enti locali e regionali, gli organismi per la parità, il settore privato e la società civile devono agire. Il lavoro del coordinatore antirazzismo continuerà a promuovere un dialogo costruttivo e l'interazione tra le istituzioni dell'UE, gli Stati membri, la società civile e il mondo accademico. Inoltre, nell'ambito del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, la Commissione ha proposto di aumentare il sostegno alle organizzazioni della società civile antirazziste nell'ambito della sezione Democrazia, Cittadini, Uguaglianza, Diritti e Valori di AgoraEU.
Resta tuttavia, un punto deebole nella Strategia. Gli obblighi di non discriminazione non riescono ad agganciare la mente ed il cuore delle persone se non viene fatta un'opera di ricoonoscimento di una comune identità, ossia una metafisica dell'essere che deve poggiare su valori universali. In questo senso, gli attori in grado di esercitare un'influenza sono meno strategici e più antichi di quanto si possa immaginare.
CLS
Se possibile, esiste una minaccia più grave ancora dei timori, attuali e futuri, legati alla guerra in Ucraina. Molteplici attori interferiscono nella vita quotidiana di cittadini e istituzioni attraverso i varchi sempre aperti del mondo digitale.
1. Il problema
Il pericolo si concentra in tutte quelle forme di dipendenza che vanno sotto il nome di catene del valore o catene di approvvigionamento, e che in sostanza rappresentano il mondo nella sua globalità, solcato da innumerevoli interconnessioni digitali che ridefiniscono ruoli e poteri al di là dei semplici confini geografici tra nazioni.
In questo panorama turbolento, l'Europa ha sentito il bisogno di rafforzare l'arsenale degli strumenti che devono garantire la sicurezza delle proprie tecnologie informatiche, adottando un pacchetto di misure di più incisivo impatto. Stiamo parlando del Cybersecurity Package, adottato oggi.
2. Lo strumento
Il pacchetto include una proposta di revisione del Cybersecurity Act, che rafforza la sicurezza delle catene di approvvigionamento delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) dell'UE. Garantisce che i prodotti che raggiungono i cittadini dell'UE siano sicuri dal punto di vista informatico fin dalla fase della loro progettazione, attraverso un processo di certificazione più semplice. Facilita inoltre la conformità alle norme UE vigenti in materia di cybersecurity e rafforza l'Agenzia dell'Unione europea per la cybersecurity (ENISA) nel supportare gli Stati membri e l'UE nella gestione delle minacce alla sicurezza informatica.
3. Obiettivo.
Ma cosa significa in concreto rafforzare la sicurezza delle catene di approvvigionamento delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) nell'UE?
ll nuovo Cybersecurity Act muove dal presupposto che, anche sulla base dei dati recenti, esistono paesi terzi in grado di rappresentare una minaccia per la sicurezza informatica degli stati membri, in particolare in 18 settori considerati critici. A questo punto il nuovo pacchetto sicurezza definisce un meccanismo comune ed armonizzato per consentire sia agli Stati membri sia alla Commissione europea di identificare tali vulnerabilità ed agire nei confronti del paese terzo coinvolto. intende in questo modo ridurre i rischi nella catena di approvvigionamento delle tecnologie informatiche (TIC) dell'UE provenienti da fornitori di paesi terzi con problemi di sicurezza informatica. Definisce un quadro certo per la sicurezza delle catene di approvvigionamento relative alle tecnologie informatiche basato su un meccansimo armonizzato di valutazione del rischio. Recenti incidenti di cybersecurity hanno evidenziato i rischi posti dalle vulnerabilità nelle catene di approvvigionamento delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC), che sono essenziali per il funzionamento dei servizi e delle infrastrutture criticihe. Nell'attuale panorama geopolitico, la sicurezza della supply chain non riguarda più solo la sicurezza tecnica di prodotti o servizi, ma anche i rischi legati a un fornitore, in particolare dipendenze e interferenze straniere.
4. Le garanzie
Sul fronte della certificazione la nuova normativa sulla sicurezza informatica garantirà che i prodotti e i servizi destinati ai consumatori dell'UE siano testati in modo più efficiente per quanto riguarda la sicurezza. Ciò avverrà attraverso un rinnovato Quadro europeo di certificazione della sicurezza informatica (ECCF). L'ECCF apporterà maggiore chiarezza e procedure più semplici, consentendo di sviluppare schemi di certificazione entro 12 mesi. Introdurrà inoltre una governance più agile e trasparente per coinvolgere meglio le parti interessate attraverso l'informazione e la consultazione pubblica. Gli schemi di certificazione, gestiti dall'ENISA, diventeranno uno strumento pratico e volontario per le imprese. Consentiranno alle imprese di dimostrare la conformità alla legislazione dell'UE, riducendo oneri e costi. Oltre ai prodotti, servizi, processi e servizi di sicurezza gestiti ICT, aziende e organizzazioni saranno in grado di certificare la propria sicurezza informatica per soddisfare le esigenze del mercato. In definitiva, il nuovo ECCF costituirà un vantaggio competitivo per le imprese dell'UE. Per i cittadini, le imprese e le autorità pubbliche dell'UE, garantirà un elevato livello di sicurezza e fiducia nelle complesse catene di fornitura.
5. Il coordinamento
Infine, il ruolo dell'ENISA. Dall'adozione del primo Cybersecurity Act nel 2019, l'ENISA è cresciuta fino a diventare un pilastro dell'ecosistema della sicurezza informatica dell'UE. Il Cybersecurity Act rivisto, presentato oggi, consente all'ENISA di aiutare l'UE e i suoi Stati membri a comprendere le minacce comuni. Permette inoltre loro di prepararsi e rispondere agli incidenti informatici.
L'agenzia supporterà ulteriormente le aziende e le parti interessate che operano nell'UE emettendo allarmi tempestivi su minacce e incidenti informatici. In collaborazione con Europol e i Computer Security Incident Response Teams, supporterà le aziende nella risposta e nel ripristino in seguito ad attacchi ransomware. L'ENISA svilupperà inoltre un approccio unionale per fornire migliori servizi di gestione delle vulnerabilità alle parti interessate. Gestirà lo sportello unico per la segnalazione degli incidenti proposto nel Digital Omnibus.
L'ENISA continuerà a svolgere un ruolo chiave nell'ulteriore sviluppo di una forza lavoro qualificata in materia di sicurezza informatica in Europa. Lo farà sperimentando la Cybersecurity Skills Academy e istituendo programmi di attestazione delle competenze in materia di sicurezza informatica a livello UE.
L'ultimo elemento del pacchetto riguarda la semplificazione delle regole attualmente in vigore. Nella presentazione del pacchetto si dice che saranno introdotte misure volte a semplificare la conformità alle norme UE in materia di sicurezza informatica e ai requisiti di gestione del rischio per le aziende che operano nell'UE, integrando lo sportello unico per la segnalazione degli incidenti proposto nel Digital Omnibus. Modifiche mirate alla Direttiva NIS2 mirano ad aumentare la chiarezza giuridica. Semplificheranno la conformità per 28.700 aziende, tra cui 6.200 micro e piccole imprese. Introdurranno inoltre una nuova categoria di piccole imprese a media capitalizzazione per ridurre i costi di conformità per 22.500 aziende. Le modifiche semplificheranno le norme giurisdizionali, snelliranno la raccolta di dati sugli attacchi ransomware e faciliteranno la supervisione delle entità transfrontaliere con il ruolo di coordinamento rafforzato dell'ENISA.
6. I limiti
Ma su questo punto si registrano le perplessità di Connect Europe, l'associazione che rappresenta una parte rilevante del settore in Europa . Si legge nel comunicato stampa tra l'altro che "Sebbene la proposta miri a rinnovare il quadro di certificazione della sicurezza informatica dell'UE, i suoi obblighi in materia di catena di fornitura ICT rischiano di imporre ulteriori vincoli significativi agli operatori. Se tali obblighi non si basano su solide valutazioni del rischio basate su prove concrete e non sono supportati da misure di mitigazione come meccanismi di rimborso dei costi, avranno un impatto significativo e negativo sull'implementazione della rete, sulla continuità operativa e sulla pianificazione degli investimenti."
Piercarlo Valtorta