E' statyo infine raggiunto 'accordo politico tra il Parlamento europeo e il Consiglio dell'UE sui due regolamenti che eliminano i dazi sui prodotti industriali statunitensi e garantiscono un accesso preferenziale al mercato per alcuni prodotti agricoli e ittici statunitensi, in linea con gli impegni assunti dall'UE nella Dichiarazione congiunta UE-USA del 21 agosto 2025. I testi finali concordati saranno ora sottoposti all'adozione formale del Parlamento europeo e del Consiglio nelle prossime settimane, al fine di garantirne la rapida entrata in vigore.
L'accordo dovrebbe garantire il mantenimento di scambi commerciali e investimenti transatlantici stabili, equi, prevedibili e reciprocamente vantaggiosi – e apre la strada a un incremento degli scambi transatlantici attraverso l'esplorazione di ulteriori aree di riduzione dei dazi per le esportazioni dell'UE. Dai negoziati tra le due istituzioni sono emrse tuttavia importanti modifiche rispetto alla proposta della Commissione:
Clausola di scadenza
Il regolamento principale sulle importazioni industriali e agroalimentari scadrà il 31 dicembre 2029. Prima di tale data, la Commissione effettuerà una valutazione completa dei suoi effetti commerciali sull'industria, l'agricoltura e le piccole e medie imprese dell'UE, nonché delle modifiche ai modelli commerciali con i paesi terzi. La Commissione potrà presentare una proposta legislativa per prorogare la durata del regolamento.
Derivati di acciaio e alluminio
Nell'agosto 2025, gli Stati Uniti hanno aggiunto 407 categorie di prodotti all'elenco dei derivati di acciaio e alluminio soggetti a dazi. Il Parlamento ha ritenuto che questi nuovi dazi aumentassero il livello di instabilità commerciale e ha sollecitato che la questione fosse affrontata nel regolamento principale.
La Commissione potrà sospendere le preferenze tariffarie se, entro il 31 dicembre 2026, gli Stati Uniti continueranno ad applicare un'aliquota tariffaria superiore al 15% sui derivati di acciaio e alluminio dell'UE. Inoltre, la Commissione presenterà al Parlamento europeo e al Consiglio, entro il 1° dicembre 2026, una relazione sul trattamento tariffario dei derivati di acciaio e alluminio.
Clausola di sospensione rafforzata
La Commissione potrà inoltre sospendere le preferenze tariffarie qualora gli Stati Uniti non risolvano le preoccupazioni dell'Unione in merito al trattamento tariffario delle esportazioni dell'Unione che fino al 24 febbraio 2026 beneficiavano del tetto tariffario omnicomprensivo del 15%.
Meccanismo di salvaguardia
I colegislatori hanno inoltre concordato di istituire un meccanismo di salvaguardia nel caso in cui le preferenze tariffarie concesse agli Stati Uniti comportino un aumento delle importazioni tale da arrecare un grave danno all'industria dell'UE, compreso il settore agricolo. La Commissione potrà avviare un'indagine di propria iniziativa o sulla base di informazioni fornite da uno o più Stati membri o dal Parlamento europeo. La Commissione riferirà inoltre al Parlamento e al Consiglio trimestralmente sulle variazioni dei volumi e dei valori degli scambi commerciali delle esportazioni statunitensi dei beni oggetto della presente legislazione.
Il Consiglio UE ha definito la sua posizione relativa al regolamento Erasmus+ per il periodo 2028-2034. E' il primo passo verso i negoziati con il Parlamento europeo. Erasmus+ è il programma di punta dell'UE per l'istruzione e la formazione, i giovani e lo sport, e negli ultimi quarant'anni ha cambiato la vita di oltre 16 milioni di persone. Il programma Erasmus+ mira a sostenere un'istruzione e una formazione di alta qualità e a offrire opportunità di apprendimento e mobilità a una vasta gamma di partecipanti, tra cui giovani, studenti e persone impegnate nello sport non professionale. La proposta della Commissione prevede l'integrazione del programma con il Corpo europeo di solidarietà (CES). L'attuale posizione negoziale è "parziale" perché esclude le questioni finanziarie e orizzontali. Queste sono attualmente oggetto di discussione nell'ambito dei negoziati sul prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2028-2034.
Il Consiglio ha aggiornato il modello di governance del programma Erasmus+ per rafforzare i poteri di controllo degli Stati membri. In particolare, ha riconfermato il comitato di programma costituito nell'ambito dell'attuale programma Erasmus+, che conferisce agli Stati membri un maggiore controllo sulla governance del programma.
Ha inoltre introdotto due distinte categorie di programmi di lavoro:
- un "programma di lavoro che riguarda le "nuove azioni" a gestione diretta dalla Commissione;
- un "programma di lavoro ordinario" per le azioni che vengono implementate con regolarità
Corpo europeo di solidarietà
La osizione del Consiglio include disposizioni per le azioni che attualmente rientrano nell'ambito di applicazione del Corpo Europeo di Solidarietà, come le iniziative a sostegno della partecipazione giovanile e delle attività di solidarietà. È stato inoltre aggiunto un riferimento alle attività di volontariato nell'ambito del Corpo europeo di aiuto umanitario volontario.
Dare visibilità a tutti i settori
Il testo approvato oggi dal Consiglio garantisce la visibilità di tutti i settori coperti dal programma Erasmus+. Le attività sostenute da Erasmus+ nei settori dell'istruzione e della formazione, della gioventù e dello sport sono trattate in articoli diversi. IIl mandato prevede che Erasmus+ continui a sostenere gli scambi giovanili e DiscoverEU. Nel settore sportivo, il mandato prevede che Erasmus+ sostenga la mobilità delle persone attive nello sport di base, compreso il personale sportivo.
Paesi extra-UE
La proposta della Commissione introduce il nuovo concetto di associazione "parziale" nel programma Erasmus+ per i paesi extra-UE. Il mandato del Consiglio va oltre, chiarendo le condizioni in base alle quali un paese extra-UE può beneficiare di un'associazione parziale e stabilendo che tali paesi debbano rispettare i valori dell'UE.
Talento ed eccellenza
Nel suo mandato, il Consiglio ha rinominato le "borse di studio Erasmus+" di cui all'articolo 5 della proposta della Commissione in "opportunità di sviluppo del talento e dell'eccellenza". L'ambito di applicazione della nuova iniziativa è stato ampliato per includere altri programmi con una dimensione transnazionale, oltre ai programmi di studio comuni.
Prossimi passi
La posizione negoziale parziale approvata oggi costituisce il mandato del Consiglio per avviare i negoziati con il Parlamento europeo sul regolamento Erasmus+. La decisione sul bilancio del programma per il periodo 2028-2034 dipenderà dall'accordo finale sul prossimo quadro finanziario pluriennale.
Ogni anno, il Parlamento europeo e la Fondazione per il Premio Internazionale Carlo Magno di Aquisgrana selezionano, da un elenco di vincitori nazionali, tre progetti guidati da giovani che promuovono la democrazia, incoraggiano la cittadinanza attiva e uniscono le comunità. Quest'anno i premi sono stati assegnati a un progetto estone per promuovere la partecipazione democratica femminile, a un'app francese per l'impegno politico e a una rete spagnola per le relazioni con la Cina.
Primo premio – ATHENA - Promuovere la leadership femminile in una democrazia inclusiva, Estonia
Questo progetto sostiene la partecipazione democratica e la leadership delle giovani donne in Estonia. L'iniziativa aiuta ragazze e donne di età compresa tra i 16 e i 26 anni a sviluppare la fiducia, le competenze e le reti necessarie per svolgere un ruolo attivo nella vita civica e nei processi decisionali pubblici. Affronta gli ostacoli che spesso impediscono alle donne di partecipare alla leadership e alla politica, come il limitato accesso a programmi di mentoring, reti professionali e spazi istituzionali. Il primo premio è di 7.500 euro.
Secondo premio – Pol - Combattere la disinformazione e rafforzare la partecipazione civica attraverso un'app!, Francia
Pol è un'app di impegno politico che permette ai cittadini di votare sui progetti di legge attualmente in esame presso l'Assemblea nazionale francese e di partecipare a sondaggi d'opinione. L'app si rivolge ai giovani, che spesso si sentono estranei alla politica tradizionale. Rendendo i processi legislativi più accessibili e comprensibili, Pol mira a contrastare il disimpegno democratico e a combattere la disinformazione attraverso una contestualizzazione basata sui fatti. Il secondo premio è di 5.000 euro.
Terzo premio - European Guanxi, Spagna
European Guanxi è una rete fondata per rafforzare un'analisi europea informata sulla Cina e sulle relazioni tra l'UE e la Cina. Creata da giovani europei in risposta all'assenza di una piattaforma a livello europeo che metta in contatto i giovani interessati alla Cina, mira a rafforzare la coesione europea sulla Cina, a sostenere la partecipazione democratica e a contribuire a una voce europea più coerente sugli affari internazionali. Il terzo premio è di 2.500 euro.
La Commissione europea ha aperto una consultazione pubblica sulla bozza delle nuove Linee guida UE in materia di concentrazioni. Sostituiranno le attuali Linee guida sulle concentrazioni orizzontali e le Linee guida sulle concentrazioni non orizzontali. Si tratta della riforma più significativa in materia di controllo delle concentrazioni nell'UE degli ultimi vent'anni. La consultazione pubblica fa seguito ad una precedente consultazione pubblica nel maggio 2025, e a diversi eventi organizzati dalla Commissione. I contributi ricevuti dall'inizio del processo di revisione hanno concorso alla stesura del testo pubblicato oggi.
La Presidente Ursula von der Leyen ha dichiarato: "L'Europa ha bisogno di aziende audaci e innovative in grado di competere sulla scena globale. Abbiamo il talento. Ora dobbiamo creare l'ambiente favorevole per i futuri campioni d'Europa. Oggi pubblichiamo la bozza delle nostre Linee guida sulle concentrazioni per supportare al meglio le imprese affinché possano prosperare, crescere e innovare. Si tratta di un approccio ambizioso alla nostra politica di concorrenza, che ci consentirà di affrontare le realtà di un'economia globale estremamente competitiva e di rafforzare la nostra competitività, preservando al contempo la prevedibilità e la certezza che gli investitori apprezzano maggiormente in Europa". Chiunque sia interessato può contribuire rispondendo al questionario disponibile qui entro il 26 giugno 2026.
Principali modifiche proposte:
Le nuove Linee guida sulle fusioni regolamentano il modo in cui la Commissione valuta le fusioni, nel mutato contesto geopolitico e commerciale odierno, in cui la dimensione industriale e la competitività globale, così come l'innovazione e gli investimenti, sono diventati sempre più importanti, e la sostenibilità e la resilienza sono diventate parametri rilevanti per la concorrenza.
La crescita e l'espansione delle imprese nei mercati globali, al fine di raggiungere le dimensioni necessarie per competere, possono essere pro-competitive in quanto favoriscono l'innovazione, gli investimenti e la resilienza, e sono necessarie per promuovere una crescita economica sostenibile e per competere e assumere un ruolo di leadership a livello globale.
In particolare:
- sostenere e rafforzare la competitività globale dell'UE;
- focalizzare l'attenzione sull'innovazione e sugli investimenti con un approccio più dinamico alla valutazione delle fusioni, inclusa la valutazione del danno dinamico e delle "acquisizioni killer", ed al contempo introdurre uno "scudo per l'innovazione" per le fusioni che coinvolgono piccole imprese innovative, comprese le start-up e i progetti di ricerca e sviluppo;
- riconoscere la sostenibilità e la resilienza come importanti fattori competitivi, fornendo orientamenti su come valutare il loro contributo all'economia ed alla società nel suo complesso;
- aggiornare e perfezionare i cirteri del potere di mercato, dell'esclusione e del coordinamento per consentire alla Commissione di valutare l'impatto dei diversi tipi di fusioni su prezzo, qualità e innovazione in un'economia in evoluzione;
- orientare la Commissione su come dovrà valutare i benefici delle fusioni – denominati efficienze – promossi dalle imprese, comprese le efficienze dinamiche correlate all'innovazione ed agli investimenti, che potrebbero richiedere più tempo per concretizzarsi; e presentare nuove linee guida sulle situazioni in cui gli Stati membri possono intervenire per tutelare legittimi interessi pubblici.
L'obiettivo principale della normativa europea sulle concentrazioni è preservare un mercato interno dinamico e competitivo. Consente alle imprese di raggiungere economie di scala, innovare, investire e offrire prodotti migliori; ed allo stesso tempo impedire che il potere di mercato si accumuli nelle mani di una o poche imprese, danneggiando i consumatori e le imprese e compromettendo la produttività e la crescita economica dell'UE.
Quando valuta le proposte di fusione, la Commissione considera se queste possano ostacolare in modo significativo la concorrenza effettiva nell'UE. Valuta se la fusione sia in grado di produrre benefici c.d. procompetitivi, noti come efficienze, in misura superiore al potenziale danno . Se le proposte di fusione non ostacolano in modo significativo la concorrenza effettiva, a seguito della valutazione complessiva dei benefici e dei danni, vengono approvate senza condizioni. Altrimenti alle parti coinvolte nella fusione viene chiesto di proporre modifiche all'accordo che garantiscano latutela della concorrenza sul mercato. Se le parti coinvolte nella fusione non propongono soluzioni adeguate, la Commissione vieta l'operazione, al fine di prevenire effetti negativi sulle imprese e sui consumatori in termini di prezzi più elevati, qualità inferiore o scelta più limitata di beni o servizi. Negli ultimi dieci anni, oltre il 99% delle decisioni della Commissione in materia di fusioni sono state autorizzazioni, di cui circa il 95% incondizionate.
La Commissione europea ha illustrato ai rappresentanti degli Stati membri dell'UE e del Mediterraneo meridionale la prima serie di iniziative chiave, sotto forma di Piano d'azione, per promuovere l'attuazione del Patto per il Mediterraneo. Il Patto è stato elaborato attraverso un ampio e inclusivo processo di consultazione con governi, società civile, giovani, settore privato e ricercatori di tutto il Mediterraneo. Questo sforzo congiunto ha portato a oltre 100 iniziative. Questa prima edizione del Piano d'azione lancia le prime 21 azioni concrete, co-progettate, che saranno attuate quest'anno.
Le principali iniziative rientrano nei tre pilastri del Patto.
Primo pilastro: Persone, forza trainante del cambiamento, delle connessioni e dell'innovazione.
Otto azioni, tra cui l'Iniziativa Universitaria del Mediterraneo, volta ad approfondire la collaborazione accademica, l'eccellenza nella ricerca e l'innovazione in tutta la regione; e un'Assemblea Parlamentare Giovanile, che consente ai giovani rappresentanti eletti europei e del Mediterraneo meridionale di riunirsi in una piattaforma strutturata e contribuire alle politiche regionali.
Secondo pilastro: Economie più forti, sostenibili e integrate
Quattro azioni, tra cui l'Iniziativa per la cooperazione transmediterranea nel campo delle energie rinnovabili e delle tecnologie pulite (T-MED) e la Piattaforma di investimento, mirano ad accelerare i progetti nel settore delle energie rinnovabili, delle reti elettriche e delle tecnologie pulite, mobilitando finanziamenti pubblici e privati, mitigando i rischi finanziari e promuovendo partnership industriali. Altre azioni relative a questo pilastro del Patto includono la "Deep Tech Offer" – un approccio integrato che combina investimenti pubblici e privati con il supporto politico – per promuovere l'interconnessione digitale in tutta la regione del Mediterraneo. Verrà realizzata potenziando la connettività regionale tramite cavi sottomarini, migliorando la capacità delle telecomunicazioni, promuovendo la cooperazione normativa e facilitando gli scambi tecnici in materia di sicurezza informatica.
Terzo pilastro: Sicurezza, preparazione e gestione delle migrazioni
Nove azioni, tra cui un Centro europeo contro gli incendi, con sede a Cipro, per potenziare la preparazione e la risposta alle catastrofi, e per la prima volta offrirà supporto anche ai paesi del Mediterraneo meridionale. Altra iniziativa importante è l''operazione congiunta per il Mediterraneo (MED-OP), per il contrasto alla criminalità organizzata, in collaborazione con le agenzie europee per la giustizia e gli affari Interni. Un'altra azione reca il titolo "Confini sicuri", per il rafforzamento delle capacità operative e istituzionali di gestione delle frontiere e la governance del settore della sicurezza. In materia di gestione delle migrazioni, in particolare, le azioni previste avranno un "whole-of-route approach'", che implica la gestione del fenomeno sin dai luoghi di prima partenza, per combattere il traffico di esseri umani ed agevolare percorsi legali.
In un contesto geopolitico sempre più instabile, l'UE rimane impegnata a rafforzare i partenariati in tutto il Mediterraneo. Il Piano d'azione è un documento flessibile e dinamico che verrà regolarmente aggiornato e adattato al contesto in continua evoluzione attraverso consultazioni costanti con le parti interessate e i partner, garantendone la pertinenza e l'efficacia. La seconda versione del Piano d'azione è prevista per l'autunno 2026. Una pagina web interattiva consentirà alle parti interessate di individuare progetti e iniziative concrete, esplorarli per paese e settore e seguirne i progressi, garantendo trasparenza e coinvolgimento e mostrando l'impatto tangibile del Patto in tutta la regione.
La Vicepresidente esecutiva per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen, e la Vicepresidente esecutiva per i diritti sociali e le competenze, il lavoro di qualità e la preparazione, Roxana Mînzatu, hanno ospitato a Bruxelles un dialogo di alto livello con aziende europee leader nel settore delle tecnologia educativa (EdTech). L'incontro ha offerto l'opportunità di riflettere sulla crescente importanza della tecnologia nell'istruzione e nella formazione, nello sviluppo delle competenze, nonché sul suo contributo alla sovranità digitale e alla competitività dell'UE. Il dialogo raccoglierà le opinioni dei leader del settore e definirà ulteriormente il ruolo che l'EdTech europea può svolgere nelle agende politiche sociali e digitali.
La discussione si è concentrata anche su come rafforzare la competitività delle soluzioni educative basate sull'intelligenza artificiale nell'UE, e di come ridurre la dipendenza dagli ecosistemi tecnologici extra-UE. Inoltre, l'attenzione si è concentrata su come una più stretta cooperazione tra istruzione e imprese possa aiutare le aziende europee di EdTech a crescere e competere in Europa e a livello globale.
Il dialogo contribuirà alla preparazione della prossima tabella di marcia 2030 sul futuro dell'istruzione e delle competenze digitali, prevista entro la fine dell'anno nell'ambito del futuro Pacchetto Istruzione, volto a migliorare ulteriormente l'istruzione in Europa. Con il programma del Decennio digitale, entro il 2030 l'UE si propone di raggiungere l'obiettivo che l'80% degli adulti possieda almeno competenze digitali di base e di avere almeno 20 milioni di specialisti ICT impiegati, con una partecipazione equilibrata tra uomini e donne.
"Lo scorso autunno, nel discorso sullo Stato dell'Unione, ho preso l'impegno di rendere il mondo online più sicuro per i nostri figli. Sappiamo che la tecnologia digitale può offrire ai bambini incredibili opportunità. Possono imparare più velocemente grazie a strumenti interattivi. Possono rimanere in contatto con amici e familiari. Possono accedere a una vasta gamma di conoscenze ed esplorare il mondo, ben oltre le mura dell'aula. E queste tecnologie possono anche aiutarli a sviluppare preziose competenze per la vita. Ma siamo anche ben consapevoli che questi vantaggi comportano dei rischi. Quando si tratta della sicurezza dei bambini online, la situazione è estremamente preoccupante. Un bambino su sei è vittima di bullismo online. Un bambino su otto è un bullo online. Le piattaforme dei social media offrono design altamente coinvolgenti: lo scorrimento infinito che alimenta la dipendenza, i video brevi che catturano l'attenzione, i contenuti altamente personalizzati e mirati. Il tempo che i nostri figli trascorrono davanti agli schermi non è mai stato così alto. E questo è tempo che non trascorrono al parco giochi con i loro coetanei. E più tempo trascorrono online, maggiore è la probabilità che siano esposti a contenuti dannosi e illegali, nonché al rischio di essere adescati da predatori online. Questo ambiente non giova alle giovani menti in via di sviluppo. Ho ascoltato attentamente i genitori che non dispongono di soluzioni adeguate per proteggere i propri figli. Condivido le loro preoccupazioni. Spetta ai genitori educare i propri figli, non alle piattaforme. Ho ascoltato anche le preoccupazioni dei nostri Stati membri. Ed è per questo che un mese fa ho convocato la prima riunione del gruppo di esperti sulla sicurezza dei minori online. Domani si terrà la seconda riunione del gruppo. Questo gruppo presenterà le sue raccomandazioni entro l'estate.
È nostro dovere proteggere i nostri figli nel mondo online, così come facciamo nel mondo offline. E per farlo efficacemente, abbiamo bisogno di un approccio europeo armonizzato. Un tema centrale è la seguente domanda: come possiamo garantire una soluzione tecnica a livello europeo per la verifica dell'età? Oggi posso annunciare che abbiamo la risposta. La nostra app europea per la verifica dell'età è tecnicamente pronta e sarà presto disponibile per i cittadini. Quest'app consentirà agli utenti di dimostrare la propria età quando accedono alle piattaforme online. Proprio come i negozi chiedono un documento d'identità a chi acquista bevande alcoliche.
Non è la prima volta che la Commissione propone una soluzione innovativa a un nuovo problema. Ricordiamo tutti la pandemia di COVID. Il nostro mondo si è fermato completamente. Ma una volta usciti dai lockdown e resi disponibili i vaccini, la Commissione ha sviluppato l'app COVID in tempi record – tre mesi – per aiutarci a tornare alla normalità in sicurezza. Con una scansione dei nostri certificati COVID, potevamo andare a un concerto o imbarcarci su un aereo per viaggiare di nuovo, e così via. 78 paesi in 4 continenti utilizzavano quest'app, quindi è stato un enorme successo. E ora abbiamo preso questo successo e lo abbiamo applicato all'app per la verifica dell'età. Segue gli stessi principi, lo stesso modello.
Innanzitutto, è facile da usare. Si scarica l'app. La si configura con il passaporto o la carta d'identità. Quindi si dimostra la propria età quando si accede ai servizi online. In secondo luogo, rispetta i più elevati standard di privacy al mondo. Gli utenti dimostreranno la propria età senza rivelare altre informazioni personali. In parole semplici, è completamente anonima: gli utenti non possono essere tracciati. In terzo luogo, l'app funziona su qualsiasi dispositivo: telefono, tablet, computer, qualsiasi cosa. Infine, è completamente open source: chiunque può controllare il codice. Questo significa che anche i nostri Paesi partner possono utilizzarlo. È molto importante che possa essere utilizzato dai nostri partner globali. Ma, cosa ancora più importante, le piattaforme online possono fare affidamento sulla nostra app di verifica dell'età. Quindi non ci sono più scuse. L'Europa offre una soluzione gratuita e facile da usare che può proteggere i nostri figli da contenuti dannosi e illegali. E vediamo che sempre più Stati membri stanno facendo grandi progressi. Francia, Danimarca, Grecia, Italia, Spagna, Cipro e Irlanda sono all'avanguardia. Stanno pianificando di integrare l'app nei loro portafogli digitali nazionali. E spero che altri Stati membri e il settore privato seguiranno l'esempio, in modo che presto ogni cittadino possa utilizzare l'app. Questa app offre a genitori, insegnanti e tutori un potente strumento per proteggere i bambini. Perché non tollereremo in alcun modo le aziende che non rispettano i diritti dei nostri figli. Ed è per questo che stiamo procedendo a tutta velocità e con determinazione nell'applicazione delle nostre norme europee. Stiamo chiedendo conto alle piattaforme online che non proteggono a sufficienza i nostri bambini.
La nuova soluzione di verifica dell'età e l'applicazione delle nostre norme vanno di pari passo. Nell'Unione europea, i diritti dei bambini vengono prima degli interessi commerciali. E faremo in modo che sia così.
La Commissione europea interpella gli Stati membri sulla proposta di istituire un Quadro temporaneo di aiuti di Stato per sostenere l'economia europea nel contesto della crisi mediorientale, come aveva annunciato nei giorni scorsi la Presidente Ursula von der Leyen. La proposta si basa sull'articolo 107, paragrafo 3, lettera c), del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che consente l'erogazione di aiuti per lo sviluppo di settori economici specifici anche in considerazione di specifici rischi economici imprevisti. La proposta riguarda alcuni dei settori più esposti dell'economia, come l'agricoltura, la pesca, il trasporto su strada e il trasporto marittimo a corto raggio intra-UE. La proposta prevede anche un adeguamento temporaneo del quadro di aiuti di Stato del Clean Industrial Deal (CISAF) che consente un'intensità di aiuti maggiore per far fronte ai picchi dei prezzi dell'energia elettrica.
In base alla proposta igli Stati membri potranno concedere:
- un sostegno temporaneo calibrato per i settori più esposti a copertura di una parte degli aumenti di prezzo dei carburanti o dei fertilizzanti, rispetto ai prezzi precedenti al 28 febbraio 2026, sulla base dei consumi dei beneficiari, e una procedura semplificata per concedere un importo limitato di aiuti per impresa (ad eccezione del trasporto marittimo a corto raggio dell'UE).
- un aumento dell'intensità massima degli aiuti per i costi dell'energia elettrica per le industrie ad alta intensità energetica ispetto all'attuale massimo del 50%.
Inoltre, la Commissione è pronta a valutare, caso per caso ulteriori misure temporanee quali la sovvenzione del costo del combustibile per la produzione di energia elettrica da centrali a gas, al fine di ridurre i costi complessivi dell'elettricità. Una volta acquisiti i contributi inviati da ogni stato membro, la Commissione intende procedere in linea con l'obiettivo di adottare il quadro temporaneo entro la fine di aprile.
A metà dello scorso mese di marzo, in Kazakhstan, un referendum popolare, largamente partecipato (hanno votato più di 8 milioni di elettori pari al 73,12 % degli aventi diritto) ha approvato, con l’87,15% dei Si, la nuova Costituzione della più estesa e prosperosa tra le repubbliche centroasiatiche. Un cambiamento fortemente voluto dall’attuale Presidente, Kassym-Jomart Tokayev, che ha rivendicato il lavoro svolto per realizzare una Costituzione “che rispecchia le vere aspirazioni del popolo kazako a vivere in un Paese giusto ed equo, fondato sui principi di legge e ordine, sul rispetto e la tutela incondizionati dei diritti umani e delle libertà fondamentali, su una società modernizzata e su un forte impegno a promuovere l'istruzione, la scienza, la tecnologia, la cultura, l’ecologia, il volontariato e il patriottismo”. La modifica, che ha avuto l’imprimatur popolare qualche settimana orsono, è la seconda variante alla Costituzione negli ultimi quattro anni. Si inserisce nel solco di cambiamenti nella struttura istituzionale volti a dare un assetto più moderno al Paese, a renderlo competitivo in un mondo in continuo cambiamento e a liberare le energie economiche ed organizzative che sono ancora sopite. La riforma, infatti, riflette anni di graduale modernizzazione politica per rispondere alle nuove sfide come i diritti digitali e la protezione dei dati. La consultazione ha visto, tra l’altro, l’impegno di osservatori provenienti da 34 Paesi i quali hanno giudicato il processo elettorale, articolato su 10.000 seggi, in Kazakhstan ed all’estero, trasparente e conforme agli standard internazionali. Accanto agli osservatori internazionali, si è segnalata una considerevole partecipazione di rappresentanti della società civile e di liberi cittadini che hanno monitorato la corretta esecuzione delle procedure; se ne sono contati fino a 10 per ogni seggio. Non sono poche infatti, le aspettative della leadership e del popolo kazako per questi significativi cambiamenti. Questa nuova Costituzione è la naturale prosecuzione di un cambiamento avviatosi nel 2019, con una iniziale procedura che intendeva modificare solo meno del 40% dell’articolato precedente ma, nel corso dei lavori, è emerso che per dare una struttura coerente ed efficiente alla nuova legge, necessitavano modifiche a circa l’80% del testo iniziale. Un lavoro che ha impegnato una Commissione costituzionale con una rappresentanza senza precedenti di 129 cittadini, che ha esaminato ogni dettaglio, ha valutato circa 12.000 proposte di vari esperti e organizzazioni della società civile e ha supervisionato sei mesi di dibattiti pubblici. Il tutto per arrivare ad un modello che lo stesso Presidente Tokayev ha definito: “Presidente forte, Parlamento influente e Governo responsabile".
La Costituzione precedente è stata in vigore per circa 30 anni. Per allontanarsi dal passato sovietico una prima Costituzione fu adottata nel 1993 e poi modificata nel 1995. Ora il Paese ha deciso di effettuare un deciso salto verso la modernità e la democrazia per poter meglio affrontare le sfide del momento e del futuro.
Una delle principali modifiche introdotte dalla nuova Costituzione è l’abolizione del parlamento bicamerale a favore di un parlamento unicamerale, che si chiamerà Kurultai. Viene abolita una quota presidenziale onde rafforzare l’indipendenza del potere legislativo. Il passaggio a un parlamento monocamerale consentirà un processo legislativo più rapido e trasparente. Le elezioni per i 145 seggi del parlamento riorganizzato si terranno quest'estate, ha dichiarato Tokayev ai giornalisti dopo aver votato ad Astana.
Vi è, inoltre, la reintroduzione della vicepresidenza, anche allo scopo di agevolare la pianificazione della successione. Un nuovo Consiglio popolare consultivo (il Khalyk Kenesi) amplierà la partecipazione e il dialogo pubblico.
Le riforme istituzionali previste dal nuovo quadro costituzionale rafforzano anche lo sviluppo della governance e garantiscono un regolare ricambio dei vertici. Nel contempo si definiscono limiti di mandato per i principali funzionari statali.
Questa riforma, poi, rende il kazako la principale e unica lingua di Stato, declassando la lingua russa. Un ulteriore gesto finalizzato a rafforzare il sentimento di identità e costruzione nazionale di un Paese articolato su centinaia di etnie la cui convivenza, però, è sempre stata un esempio di rispetto e tolleranza.
La riforma costituzionale rappresenta uno dei principali momenti della presidenza Tokayev in cui ha riversato tutta la sua esperienza ed il suo background diplomatico e politico. Ha svolto, in precedenza due mandati come ministro degli Esteri (1994-1999 e 2002-2007). Nel corso della sua presidenza, poi, Tokayev ha promosso la politica estera multidirezionale del Kazakhstan e ne ha rafforzato l’indipendenza. Ha ricoperto posizioni di alto livello e ha guidato gli sforzi per assicurare al Kazakhstan la guida di varie organizzazioni regionali e intergovernative, gestendo complesse relazioni tra interessi contrastanti all’interno e all’esterno della regione.
A seguito dell’esito referendario, il presidente Tokayev ha anche ricevuto i messaggi di congratulazioni di diversi leader regionali e mondiali. Diverse capitali e capi di Stato hanno inviato messaggi di congratulazioni ad Astana, leggendo l’esito del voto come un fattore di stabilità per il Kazakhstan e per l’intera regione. Le reazioni positive di partner regionali e di grandi attori vicini mostrano quanto il Kazakhstan sia percepito come un perno strategico dell’Asia Centrale. Trattandosi di un Paese di grandi dimensioni, ricco di risorse naturali, collocato tra Russia, Cina e attraversato da corridoi commerciali eurasiatici, ogni sua trasformazione costituzionale ha inevitabilmente una risonanza almeno regionale. Il Kazakhstan è il nono paese più grande al mondo per superficie. Ha ottenuto l’indipendenza dall’URSS il 16 dicembre 1991. Secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, nel 2025 il Kazakhstan ha superato la Cina in termini di crescita del PIL pro capite, affermandosi non solo come il paese economicamente più prospero dell’Asia centrale, ma anche come un’economia in costante crescita a livello globale. Il Kazakhstan ha inoltre mostrato una crescita costante nell’Indice di Sviluppo Umano (ISU), valutato dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), con un aumento del 21,5% (da 0,689 a 0,837) tra il 1990 e il 2023, ed è stato riconosciuto per il suo approccio lungimirante in materia di istruzione, economia, tecnologia e finanza.
Il Paese entra ora in una nuova fase politica, con nuove elezioni previste nei prossimi mesi al fine di dare concretezza alla nuova legge fondamentale. Una nuova fase che converrà seguire con attenzione viste anche le tante (e in crescita) relazioni economiche e commerciali con il nostro Paese.
Francesco Lombardi
Accogliamo con favore il cessate il fuoco di due settimane concluso oggi tra Stati Uniti e Iran.
Ringraziamo il Pakistan e tutti i partner coinvolti per aver facilitato questo importante accordo.
L'obiettivo ora deve essere quello di negoziare una rapida e duratura fine alla guerra nei prossimi giorni. Ciò può essere raggiunto solo attraverso mezzi diplomatici.
Incoraggiamo vivamente rapidi progressi verso una soluzione negoziata sostanziale.
Questo sarà fondamentale per proteggere la popolazione civile iraniana e garantire la sicurezza nella regione. Può scongiurare una grave crisi energetica globale.
Sosteniamo questi sforzi diplomatici. A tal fine, siamo in stretto contatto con gli Stati Uniti e altri partner.
Esortiamo tutte le parti ad attuare il cessate il fuoco, anche in Libano.
I nostri governi contribuiranno a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Presso La Comm@nderie a Élancourt, un ex sito templare nell'Île-de-France, i giovani imparano a orientarsi in un mondo digitale pieno di disinformazione, teorie del complotto e furto di dati. Grazie a un'iniziativa sostenuta dall'UE, acquisiscono le capacità di pensiero critico necessarie per riconoscere le false narrazioni e interagire online con sicurezza.
A prima vista, le mura in pietra de La Comm@nderie sembrano appartenere a un'altra epoca. Costruito sulle fondamenta di un'antica commenda dei leggendari Cavalieri Templari, il sito è intriso della storia – e del mito – di questo misterioso ordine cavalleresco. Nell'Île-de-France, un'antica fortezza si erge come sempre, ma la battaglia che la circonda è cambiata. Parole al posto delle spade, email al posto delle catene di Sant'Antonio, non una campagna per conquistare la Terra Santa, ma una per proteggere internet dalla disinformazione. Nell'ambito della campagna della Commissione europea "L'UE nella mia scuola", La Comm@nderie ha ospitato un'iniziativa volta a fornire ai giovani gli strumenti per orientarsi nel complesso panorama digitale odierno. L'iniziativa si è svolta il 5 e 6 febbraio e ha riunito oltre 130 studenti di scuole tecniche e professionali di Yvelines. In un'intervista a una radio locale, la responsabile Marlène Bouffiès ha chiaramente affermato che l'obiettivo dell'iniziativa era quello di fornire ai giovani le competenze digitali necessarie per riconoscere la disinformazione, contrastare le teorie del complotto e affinare le proprie capacità di pensiero critico in un'epoca in cui la verità è sempre più messa in discussione.
Il simbolismo di questo luogo non potrebbe essere più azzeccato. I Cavalieri Templari, fondati nel XII secolo, hanno a lungo ispirato fascino e, al contempo, fantasie. Dal Pendolo di Foucault di Umberto Eco al Codice Da Vinci di Dan Brown, fino alla popolare serie di videogiochi Assassin's Creed, la storia spesso distorta dei Templari ha dato origine a innumerevoli miti e teorie del complotto. Queste persistenti distorsioni, plasmate e rimodellate nel tempo, rendono questo sito non solo un luogo di interesse storico, ma anche un contesto ideale per esplorare come le narrazioni possano essere costruite, manipolate e credute.
In questo senso, La Comm@nderie diventa il luogo ideale per confrontarsi con un parallelo moderno: la diffusione di fake news e disinformazione. Proprio come l'eredità dei Templari fu influenzata da una narrazione selettiva, l'ambiente digitale odierno è saturo di contenuti fuorvianti progettati per influenzare, confondere o ingannare, rendendo particolarmente appropriato qui formare i giovani all'alfabetizzazione digitale e al pensiero critico.
Durante l'evento "L'UE nella mia scuola", i partecipanti sono stati invitati a esplorare in prima persona questo legame. Workshop e sessioni interattive li hanno guidati attraverso i meccanismi della disinformazione: come viene creata, perché si diffonde e come può essere identificata. L'obiettivo non era semplicemente quello di mettere in guardia contro le falsità, ma di dare ai partecipanti gli strumenti per mettere in discussione ciò che vedono, leggono e condividono online.
Uno dei messaggi centrali ha avuto una forte risonanza: le teorie del complotto prosperano sulle emozioni, non sulle prove. Spesso offrono spiegazioni semplicistiche per realtà complesse, risultando attraenti ma in definitiva fuorvianti. Cadere nella trappola della disinformazione può avere conseguenze reali, dai malintesi personali alla più ampia polarizzazione sociale.
Ecco perché iniziative come questa partnership "L'UE nella mia scuola" sono così importanti. Concentrandosi sull'alfabetizzazione digitale e mediatica, affrontano la radice del problema. Insegnare ai giovani come verificare le fonti, riconoscere i pregiudizi e mettere in discussione le narrazioni fornisce loro competenze che dureranno tutta la vita e che vanno ben oltre l'ambito scolastico.
L'Europa in prima linea nella guerra ai falsi miti del web
La storia del contesto in cui si inserisce conferisce una dimensione significativa al suo scopo, poiché La Comm@nderie du numérique mostra come le narrazioni si evolvono e con quanta facilità la verità può essere oscurata. La storia dei Cavalieri Templari ci ricorda che la disinformazione non è una novità, sono cambiate solo la sua portata e la sua velocità. L'iniziativa collega passato e presente, dimostrando che, sebbene gli strumenti della disinformazione si siano evoluti, le dinamiche di potere, credenze e narrazione rimangono le stesse, aiutando i giovani a riconoscere questi schemi e a diventare più resistenti alla manipolazione.
L'obiettivo più ampio è quello di promuovere cittadini informati e partecipi. In una democrazia, la capacità di pensare in modo critico e di valutare le informazioni è essenziale. Senza di essa, il discorso pubblico diventa vulnerabile alla distorsione e il processo decisionale risulta compromesso. Investendo nell'educazione dei giovani, l'Unione Europea adotta un approccio proattivo per salvaguardare i propri valori democratici.
Al di là del suo legame con i leggendari Cavalieri, La Comm@nderie occupa una posizione strategica nel panorama sociale e culturale della regione. Trasformata in un polo digitale nel 2024 grazie a un finanziamento europeo di 321.600 euro, La Comm@nderie offre oggi una vasta gamma di attività: un escape game sulla disinformazione, sessioni di programmazione, progetti creativi digitali e multimediali e sperimentazioni pratiche pensate per rendere la tecnologia accessibile a tutti. Queste esperienze di apprendimento si svolgono in un contesto più ampio, dedicato allo sviluppo delle competenze digitali e alla prevenzione dell'abbandono scolastico, anche per i giovani non francofoni.
1,4 miliardi di euro di interessi generati dagli asset della Banca Centrale Russa immobilizzati a seguito delle sanzioni europee: è questo l'ammontare del quarto trasferimento di questo tipo, dopo una terza tranche erogata nell'agosto 2025. L'importo deriva dai ricavi accumulati durante la seconda metà del 2025. Questi fondi provengono da attività della Banca russa immobilizzate in virtù delle sanzioni UE in risposta alla guerra di aggressione contro l'Ucraina. Sebbene le attività stesse rimangano immobilizzate, gli interessi sui saldi di cassa non appartengono alla Russia e vengono utilizzati a sostegno dell'Ucraina.
La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato: “Questi 1,4 miliardi di euro saranno destinati dove sono più necessari: a sostenere lo Stato ucraino, a preservare i servizi pubblici essenziali e a supportare le coraggiose Forze armate ucraine. Il nostro impegno per la vittoria e la libertà dell'Ucraina è incrollabile”.
Il 95% dei fondi sarà utilizzato per sostenere l'Ucraina attraverso il Meccanismo di cooperazione per i prestiti all'Ucraina (ULCM) e il 5% attraverso il Fondo europeo di pace (EPF). L'ULCM fornisce un sostegno a fondo perduto per aiutare l'Ucraina a rimborsare il prestito di assistenza macrofinanziaria dell'UE, nonché i prestiti dei finanziatori bilaterali del G7 nell'ambito del meccanismo. Il sostegno totale tramite prestiti nell'ambito del meccanismo ammonta a 45 miliardi di euro. L'EPF, d'altro canto, aiuta l'Ucraina a far fronte alle sue urgenti esigenze militari e di difesa.
Contesto
In risposta all'invasione russa dell'Ucraina, l'Unione europea e i suoi Stati membri hanno adottato diversi pacchetti di misure restrittive (sanzioni) contro la Russia. Nell'ambito di tali sanzioni, le attività della Banca Centrale Russa detenute nell'UE sono state immobilizzate. Il divieto di transazioni relative alle attività e alle riserve della Banca Centrale Russa e delle sue entità affiliate ha comportato l'accumulo di liquidità nei bilanci dei depositari centrali di titoli derivanti da strumenti finanziari in scadenza, generando entrate straordinarie.
A seguito delle proposte della Commissione e dell'Alto Rappresentante, nel febbraio 2024 il Consiglio ha stabilito che i depositari centrali di titoli che detengono attività e riserve della Banca Centrale Russa per un valore superiore a 1 milione di euro, immobilizzate a seguito delle sanzioni UE, devono accantonare le disponibilità liquide straordinarie accumulate a causa delle sanzioni UE e non possono disporre delle conseguenti entrate nette generate dagli operatori UE.
A seguito delle proposte della Commissione e dell'Alto Rappresentante di marzo, il 21 maggio 2024 il Consiglio ha adottato una serie di atti legislativi che consentono l'utilizzo di tali utili netti a beneficio dell'Ucraina.
Nel dicembre 2025, il Consiglio ha deciso di vietare in modo più duraturo il trasferimento in Russia dei beni immobilizzati della Banca Centrale Russa, sulla base del regolamento 2025/2600, che utilizza l'articolo 122 del TFUE come fondamento giuridico.
La Banca europea per gli investimenti (BEI), la Natixis Corporate & Investment Banking (Natixis CIB) e Sunprime Holdings S.r.l. hanno firmato a Milano un'operazione di project finance del valore di 507 milioni di euro a sostegno del Progetto Sofocle, un importante programma di investimenti che combina impianti fotovoltaici (FV) su tetto e a terra con sistemi di accumulo di energia a batteria (BESS) in tutta Italia.
Il Progetto Sofocle finanzierà la costruzione e la gestione di circa 200 impianti fotovoltaici per un totale di 290 MWp, insieme a 350 MW di capacità BESS. Abbinando la generazione solare distribuita a sistemi di accumulo a batteria su larga scala, il programma migliorerà la flessibilità della rete, sosterrà l'integrazione delle energie rinnovabili e rafforzerà la resilienza del sistema elettrico italiano, con la BEI che metterà a disposizione fino a 271 milioni di euro di finanziamenti.
Una volta operativo, il programma dovrebbe generare 416 GWh di energia elettrica rinnovabile all'anno, equivalenti al fabbisogno energetico di oltre 160.000 famiglie italiane. Si stima che, nel corso della sua vita utile, il Progetto Sophocles eviterà l'emissione di circa 2,86 milioni di tonnellate di CO₂ rispetto alla produzione di energia da combustibili fossili.
Sunprime Holdings S.r.l., produttore indipendente di energia italiano con una solida esperienza in progetti di energia solare distribuita e accumulo, agirà in qualità di promotore. Un precedente progetto finanziato dalla BEI e da Natixis CIB con Sunprime sta procedendo senza intoppi e nel rispetto del budget, confermando l'affidabilità del modello e la capacità esecutiva del promotore. Il Progetto Sophocles consolida questa partnership e supporta la continua espansione della strategia di generazione decentralizzata di Sunprime.
“L’Italia sta rapidamente ampliando la diffusione del solare decentralizzato e dei sistemi di accumulo, e il Progetto Sophocles è un esempio emblematico di come gli impianti fotovoltaici e le batterie possano lavorare insieme per creare un sistema elettrico più pulito, flessibile e sicuro. Con il supporto di InvestEU e in linea con gli obiettivi di REPowerEU, la BEI è in grado di mobilitare significativi finanziamenti a lungo termine per accelerare la transizione verde, attirando al contempo capitali privati”, ha dichiarato Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della BEI.
“Sulla scia del successo del Progetto Solomon, concluso con Sunprime nel 2024, siamo orgogliosi di aver agito come unico sottoscrittore per il nostro Cliente in questa importante iniziativa greenfield. Questa operazione non solo sottolinea il nostro impegno a supportare i principali attori del settore delle energie rinnovabili, ma consolida anche la posizione di leadership di Natixis CIB nel mercato italiano. La positiva conclusione di questo ulteriore 'Green Loan' dimostra ulteriormente la costante dedizione di Natixis CIB a promuovere lo sviluppo sostenibile, contribuendo attivamente alla transizione ecologica e sostenendo i valori ambientali fondamentali”, ha dichiarato Guido Pescione, Senior Country Manager di Natixis CIB.
“Possiamo generare una parte significativa dell'energia elettrica di cui abbiamo bisogno con progetti solari, a un costo competitivo e in modo più sostenibile: in prossimità di aree industriali dove i consumi sono più elevati, sui tetti di impianti industriali o agricoli, soprattutto dopo la rimozione dell'amianto, su terreni agricoli abbandonati o nel rispetto delle attività agricole esistenti. Questo accordo conferma ulteriormente la qualità della nostra visione industriale e porterà Sunprime a mettere in funzione 750 MWp di progetti solari e 1.400 MWh di batterie entro il 2027. La fiducia dimostrata dalla Banca europea per gli investimenti e da Natixis CIB è una forte conferma della solidità del nostro modello di business e un passo avanti nel rafforzare la nostra leadership nella transizione energetica”, ha dichiarato Antonio Mazzitelli, CEO di Sunprime Holdings S.r.l.
Il portafoglio progetti sarà strutturato in 6-12 cluster con garanzie incrociate, supportati dalle necessarie infrastrutture di connessione alla rete. Si prevede che i ricavi deriveranno dal meccanismo italiano Fer-X Contract for Difference per la produzione di energia solare, dagli accordi di tolling e dalla partecipazione al mercato della capacità per gli impianti BESS, integrati dai ricavi del mercato elettrico all'ingrosso per il fotovoltaico.
La componente BESS fornirà servizi essenziali come la regolazione della frequenza, la gestione dei picchi di consumo e la gestione della congestione, riducendo la dipendenza dalle centrali a gas e contribuendo al miglioramento della qualità dell'aria. La maggior parte degli impianti sarà situata su tetti industriali e superfici commerciali esistenti, garantendo un uso efficiente del suolo e un impatto ambientale minimo.
Il programma apporterà anche significativi benefici socio-economici. Si prevede che le attività di costruzione genereranno circa 1400 anni-persona di occupazione temporanea, mentre la fase operativa creerà circa 120 posti di lavoro permanenti equivalenti a tempo pieno. Promuovendo la generazione distribuita di energia rinnovabile in diverse regioni, il programma sostiene le industrie locali, le filiere produttive e la resilienza dei costi energetici per le imprese. L'operazione ha ricevuto il sostegno della Garanzia InvestEU, con il Fondo InvestEU, sostenuto da una garanzia di bilancio UE di 26,2 miliardi di euro e progettato per mobilitare almeno 372 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati in tutta Europa entro il 2027, a sostegno di progetti infrastrutturali sostenibili.
Il Parlamento europeo ha approvato la revisione del cosiddetto "Accordo quadro" che disciplina i rapporti tra il Parlamento europeo e la Commissione europea. Il nuovo testo si basa sull'accordo in vigore dal 2010 e riflette oltre un decennio di prassi istituzionale, nonché l'evoluzione del ruolo del Parlamento in questo periodo. L'accordo rivisto rafforza le prerogative democratiche del Parlamento garantendo un flusso di informazioni più completo, tempestivo e dettagliato da parte della Commissione. Rafforza il controllo parlamentare sui processi legislativi e internazionali e chiarisce le norme sulle procedure urgenti. Il testo rafforza inoltre la responsabilità politica della Commissione garantendo la presenza di commissari responsabili nei dibattiti in plenaria e in commissione e migliora il seguito dato al diritto di iniziativa del Parlamento, comprese le richieste di modifica o abrogazione della legislazione vigente.
L'accordo è stato approvato con 446 voti favorevoli, 100 contrari e 72 astensioni.
Nelle parole del relatore Sven Simon (PPE, DE) il senso di un braccio di ferro che cerca di assestarsi soprattutto quando si tratta di smantellare la legislazione comunitaria : “Questo accordo è un successo per il Parlamento europeo. Ora la chiave è che il Parlamento utilizzi appieno i diritti di cui dispone. Ciò significa usare il suo diritto di iniziativa di fatto, in particolare per chiedere la modifica o l'abrogazione della legislazione vigente. Significa anche chiedere alla Commissione di giustificare quando si basa su una base giuridica che esclude il Parlamento. L'accordo non risolve le lacune dei Trattati, ma è un importante passo avanti. Ora il Parlamento deve usare i suoi diritti con saggezza e coerenza”.
L'accordo quadro Parlamento-Commissione stabilisce le regole di cooperazione tra le due istituzioni in materia legislativa, di bilancio e politica. La prassi di tali accordi interistituzionali è prevista dal Trattato di Lisbona, per facilitare determinati aspetti della cooperazione, stabilendo una sorta di "regolamento procedurale comune". la cerimonia di firma con le presidenti Roberta Metsola e Ursula von der Leyen avrà luogo durante la sessione plenaria del 25-26 marzo, affinché l'accordo quadro rivisto entri in vigore.
L'Europa adotta per la prima volta una Strategia sull'equità intergenerazionale, volta a coinvolgere e dare maggiore peso alle opinioni ed alle preoccupazioni dei giovani. L'obiettivo generale è garantire che le decisioni prese oggi abbiano presente le effettive conseguenze nel futuro, garantendo un equilibrio tra benefici e oneri per tutte le generazioni. Praticamente quello che da sempre chiede invano Greta Tunberg, e tanti giovani rimproverano quando si distrugge l'ambiente dicendo che va tutto bene.
La strategia si ispira alla dichiarazione delle Nazioni Unite sulle generazioni future. Si basa sul concetto di "contratto tra le generazioni", costruito su una triplice base:
La Strategia adotta una prospettiva a lungo termine, esaminando in che modo le sfide complesse, come i cambiamenti demografici, i cambiamenti geopolitici, i cambiamenti del mercato del lavoro, i cambiamenti climatici, la digitalizzazione e l'intelligenza artificiale, stiano incidendo sulle generazioni attuali e future.
Per conseguire tale obiettivo, la strategia definisce una serie di azioni, tra cui:
La Commissione europea ha adottato una proposta legislativa per incrementare la domanda delle tecnologie e dei prodotti realizzati in Europa a basse emissioni di carbonio. L'Industrial Accelerator Act (IAA) intende stimolare la produzione manifatturiera, favorire la crescita delle imprese e creaqre posti di lavoro in Europa, ma al contempo e sullo stesso piano strategico incentivare l'adozione da parte dell'industria europea delle tecnologie pulite e a prova di futuro.
In linea con le raccomandazioni della relazione Draghi, l'IAA introduce in maniera mirata il requisito del "Made in EU" e/o a basse emissioni di carbonio negli appalti pubblici e nei regimi di incentivi pubblici. Tali requisiti si applicano a settori considerati strategici quali l'acciaio, il cemento, l'alluminio, l'automotive e le tecnologie a zero emissioni nette, ed istituisce un quadro normativo la cui applicazione in futuro potrà essere estesa, ove opportuno, ad altri settori ad alta intensità energetica come quello chimico. Questo allo scopo di rafforzare le capacità produttive europee e stimolare la domanda di tecnologie e prodotti puliti realizzati in Europa. L'Atto prevede inoltre che gli Stati membri istituiscano una procedura di autorizzazione digitale unica per accelerare e semplificare ila produzione.
Il regolamento sull'accelerazione industriale risponde all'esigenza di aumentare la creazione di valore nell'UE in un contesto di crescente concorrenza globale sleale e di crescente dipendenza da fornitori extra-UE nei settori strategici. Nel 2024, il settore manifatturiero ha rappresentanto il 14,3% del PIL dell'UE e svolge pertanto un ruolo vitale nella resilienza economica, nel ciclo di vita dell'innovazione e nel tessuto sociale dell'Europa. L'Atto fissa l'obiettivo di aumentare la quota del settore manifatturiero sul PIL dell'UE al 20% entro il 2035.
Allo stesso tempo, l'UE rimane uno dei mercati più aperti al mondo ed è impegnata a mantenere tale apertura come fonte fondamentale di forza e resilienza economica. La proposta di regolamento si basa sul criterio di reciprocità negli appalti pubblici, garantendo parità di trattamento ai paesi che offrono alle imprese dell'UE l'accesso ai loro mercati, così come suggerisce la relazione Draghi. I prodotti provenienti da partner con i quali l'Unione ha concluso un accordo di libero scambio o un'unione doganale sono considerati come provenienti dall'Unione. Per altri regimi pubblici, in particolare programmi pubblici e aste, i partner possono rientrare nell'ambito di applicazione dell'accordo sugli appalti pubblici se hanno un accordo di libero scambio o un'unione doganale con l'UE.
L''Acceleratore Industriale stabilisce le condizioni applicabili agli investimenti in settori strategici di valore superiore a 100 milioni di euro, che si determinano quando un paese terzo detiene il controllo di oltre il 40% della capacità produttiva globale. In questi casi gli investimenti devono creare posti di lavoro di alta qualità, promuovere l'innovazione e la crescita e generare valore reale nell'UE attraverso il trasferimento di tecnologia e conoscenze, nonché il rispetto dei requisiti sul contenuto europeo. Devono inoltre garantire un livello minimo del 50% di occupazione europea, assicurando che le imprese e i cittadini, oltre agli investitori, traggano beneficio dall'accesso al mercato unico. In tal modo, l'Atto rafforza la sicurezza economica dell'UE e la resilienza delle catene di approvvigionamento.
L'Atto fa leva sui punti di forza del mercato unico attraverso:
- Sostenere i prodotti "Made in EU" e a basse emissioni di carbonio
L'Atto introduce la preferenza "Made in EU" per i prodotti a basse emissioni di carbonio negli appalti pubblici e nei sistemi di incentivi pubblici per stimolare la domanda di prodotti industriali europei: dal cemento all'alluminio, fino alle tecnologie a zero emissioni come batterie, energia solare, eolica, pompe di calore e nucleare. Per l'acciaio, l'Atto propone specifiche preferenze per i prodotti a basse emissioni di carbonio al fine di creare domanda di mercato. Questa misura infonderà fiducia e prevedibilità agli investitori, stimolando l'innovazione e rendendo l'acciaio pulito un elemento centrale del futuro industriale dell'UE. L'uso strategico dei fondi pubblici sosterrà gli investimenti nell'UE, rafforzando così l'accesso ai prodotti a basse emissioni di carbonio e salvaguardando la competitività.
- Garantire che gli investimenti esteri diretti apportino valore all'UE
L'UE rimane una delle principali destinazioni per gli investimenti esteri (foreign direct investments)), ospitando quasi un quarto dello stock globale di FDI nel 2024. Per garantire che gli FDI rafforzino le catene di approvvigionamento dell'UE, promuovano il trasferimento tecnologico e sostengano la creazione di posti di lavoro di qualità, l'Atto di accelerazione industriale introduce condizioni per gli investimenti superiori a 100 milioni di euro in settori emergenti come batterie, veicoli elettrici, fotovoltaico e materie prime critiche.
- Semplificazione delle autorizzazioni
Nell'ambito dell'agenda per la semplificazione della Commissione, l'Atto snellisce e digitalizza le procedure di autorizzazione per i progetti industriali. La norma prevede l'introduzione di uno sportello unico digitale con termini chiari, nonché il principio dell'approvazione tacita nelle fasi intermedie del processo di concessione delle autorizzazioni per i progetti di decarbonizzazione ad alta intensità energetica.
- Promuovere la produzione sostenibile
L'Atto introduce le Zone di accelerazione industriale, concepite per favorire la simbiosi industriale e incoraggiare la creazione di cluster di progetti. La creazione di tali cluster agevolerà gli investimenti nelle infrastrutture energetiche e promuoverà le autorizzazioni a livello di area. I progetti in questi settori potranno beneficiare di visibilità presso gli investitori e di supporto per lo sviluppo delle competenze.
La proposta di regolamento annunciata oggi rientra nell'ambito dal Clean Industrial Deal e dalla Comunicazione congiunta dello scorso anno sul rafforzamento della sicurezza economica dell'UE. Essa dà inoltre attuazione alla relazione Draghi, creando domanda nell'UE di prodotti e tecnologie chiave puliti e fabbricati nell'UE attraverso appalti pubblici e regimi di sostegno.
La Commissione Europea ha presentato una proposta di legge dal titolo "Industrial Accelerator Act", fortemente atteso perchè in qualche modo introduce e regola il principio della preferenza europea nelle gare d'appalto. In effetti la nuova proposta legislativa persegue in un equilibrio tutto da verificare un duplice obiettivo; l'aumento della domanda di tecnologie e prodotti europei a basse emissioni di carbonio. La legge mira a stimolare la produzione manifatturiera, sostenere la crescita delle imprese e la creazione di posti di lavoro e accelerare la transizione dell'industria verso tecnologie più pulite.
In linea con il rapporto Draghi, la legge IAA introduce requisiti mirati "Made in EU" e/o a basse emissioni di carbonio per gli appalti pubblici e regimi di sostegno pubblico in settori strategici come acciaio, cemento, alluminio, automobili e tecnologie a zero emissioni nette. Il quadro potrebbe essere esteso ad altri settori ad alta intensità energetica. Gli Stati membri istituiranno inoltre un'unica procedura di autorizzazione digitale per semplificare e accelerare i progetti manifatturieri.
La legge mira ad aumentare la quota del settore manifatturiero nel PIL dell'UE dal 14,3% nel 2024 al 20% entro il 2035, rafforzando la base industriale europea in un contesto di crescente concorrenza globale e dipendenza dall'approvvigionamento.
Pur mantenendo l'apertura dell'UE al commercio e agli investimenti, la proposta introduce un altro fondamentale criterio, quello della reciprocità: i paesi che offrono alle imprese dell'UE un accesso al mercato comparabile con quello garantito dall'Europa, compresi i paesi che aderiscono all'Accordo sugli appalti pubblici del WTO o che hanno un accordo di libero scambio o doganale con l'UE, possono beneficiare di parità di trattamento. Altrimenti no.
Nel caso di investimenti in settori strategici e di importo superiore a 100 milioni di euro, laddove un singolo paese terzo controlli oltre il 40% della capacità produttiva globale, l'Accelerator Act prevede che siano osservate una serie di condizioni a garanzia dei posti di lavoro, innovazione, trasferimento tecnologico e almeno il 50% di occupazione europea. Nel complesso, la legge mira a rafforzare la sicurezza economica e la resilienza della catena di approvvigionamento dell'UE.
L'Industrial Accelerator Act sfrutta poggia sui seguenti criteri d'azione:
- Sostenere i mercati guida per i prodotti "Made in EU" e a basse emissioni di carbonio
L'IAA introduce preferenze "Made in EU" e a basse emissioni di carbonio negli appalti pubblici e nei regimi di sostegno pubblico per stimolare la domanda di prodotti industriali europei: cemento, alluminio per tecnologie a zero emissioni nette come batterie, solare, eolico, pompe di calore e nucleare. Per l'acciaio, la legge propone preferenze specifiche a basse emissioni di carbonio per creare domanda di mercato. Questa misura darà agli investitori fiducia e prevedibilità, stimolando l'innovazione e facendo dell'acciaio pulito una parte fondamentale del futuro industriale dell'UE. L'uso strategico dei fondi pubblici sosterrà gli investimenti nell'UE, rafforzando in tal modo l'accesso ai prodotti a basse emissioni di carbonio e salvaguardando la competitività.
- Garantire che gli investimenti esteri diretti apportino valore all'UE
L'UE rimane una delle principali destinazioni degli investimenti esteri diretti (IDE), ospitando quasi un quarto dello stock mondiale di IED nel 2024. Per garantire che gli IDE rafforzino le catene di approvvigionamento dell'UE, promuovano il trasferimento di tecnologia e sostengano la creazione di posti di lavoro di qualità, l'IAA introduce condizioni per investimenti superiori a 100 milioni di EUR in settori emergenti quali batterie, veicoli elettrici, fotovoltaico e materie prime critiche.
- Semplificare il rilascio delle autorizzazioni
Nell'ambito del programma di semplificazione della Commissione, l'IAA razionalizza e digitalizza le procedure di autorizzazione per i progetti industriali. Ciò comprende l'introduzione di uno "sportello unico" digitale con termini chiari e il principio della tacita approvazione nelle fasi intermedie della procedura autorizzativa per i progetti di decarbonizzazione ad alta intensità energetica.
- Promuovere la produzione sostenibile
L'IAA introduce aree di accelerazione industriale progettate per consentire la simbiosi industriale e incoraggiare la creazione di cluster di progetti di produzione pulita. La creazione di tali cluster faciliterà gli investimenti essenziali nelle infrastrutture energetiche e promuoverà le autorizzazioni a livello di area. I progetti in questi settori si avvarranno della profilazione con gli investitori e del sostegno allo sviluppo delle competenze.
Gli sviluppi in Iran sono estremamente preoccupanti. Restiamo in stretto contatto con i nostri partner nella regione.
Riaffermiamo il nostro fermo impegno a salvaguardare la sicurezza e la stabilità regionale.
Garantire la sicurezza nucleare e prevenire qualsiasi azione che possa ulteriormente aggravare le tensioni o indebolire il regime globale di non proliferazione è di fondamentale importanza.
L'Unione Europea ha adottato ampie sanzioni in risposta alle azioni del regime omicida iraniano e delle Guardie Rivoluzionarie e ha costantemente promosso sforzi diplomatici volti ad affrontare i programmi nucleari e balistici attraverso una soluzione negoziata.
In stretto coordinamento con gli Stati membri dell'UE, adotteremo tutte le misure necessarie per garantire che i cittadini dell'UE nella regione possano contare sul nostro pieno sostegno.
Invitiamo tutte le parti a esercitare la massima moderazione, a proteggere i civili e a rispettare pienamente il diritto internazionale.
L'Europa adotta una nuova agenda per la prevenzione e il contrasto al terrorismo, definendo la strada da seguire per rafforzare la risposta collettiva dell'Europa all'evoluzione delle minacce terroristiche ed estremiste violente.
Nell'ultimo decennio, l'UE ha rafforzato la sua risposta al terrorismo e all'estremismo violento. Tuttavia, la natura in continua evoluzione di queste minacce richiede una risposta adeguata e più incisiva. Iniziativa faro della strategia europea per la sicurezza interna, ProtectEU, l'agenda propone una serie completa di iniziative intersettoriali per rafforzare la preparazione e la risposta, proteggendo meglio i cittadini e le imprese dell'UE dai pericoli.
Il crescente uso improprio delle tecnologie digitali e delle nuove tecnologie, dai social media all'intelligenza artificiale, fino alle armi stampate in 3D e ai droni, sta rimodellando l'attività terroristica. Allo stesso tempo, la radicalizzazione dei minori è in aumento, con i giovani sempre più presi di mira online. Gli sviluppi geopolitici e il coinvolgimento di attori statali e non statali peggiorano ulteriormente il panorama delle minacce.
La Commissione propone di aumentare la lungimiranza e la resilienza dell'UE, di migliorare la sicurezza delle persone online e offline e di intensificare la cooperazione con i partner internazionali. L'agenda propone misure per raggiungere questi obiettivi attraverso sei pilastri fondamentali:
1. Anticipare le minacce
La sicurezza si basa su un'efficace capacità di anticipazione. L'agenda propone misure per migliorare la consapevolezza situazionale e l'individuazione precoce delle minacce emergenti, tra cui:
- aumentare le risorse e le capacità di analisi dell'intelligence a livello UE, denominate Capacità Unica di Analisi dell'Intelligence (SIAC);
- rafforzare le capacità di supporto analitico di Europol, comprese le capacità di intelligence open source (OSINT);
- rafforzare la ricerca in materia di sicurezza sulle tecnologie emergenti (tra cui intelligenza artificiale, cripto-asset, droni e armi stampate in 3D), con bandi dedicati nell'ambito di Orizzonte Europa e del Fondo Sicurezza Interna dell'UE.
2. Prevenire la radicalizzazione
Prevenire la radicalizzazione rimane la strategia a lungo termine più efficace. L'agenda propone misure per rafforzare la prevenzione precoce e interventi mirati per i soggetti più a rischio. Ciò include:
- la messa a disposizione di un Kit sulla Prevenzione sviluppato dal Knowledge Hub per la Prevenzione della Radicalizzazione, che fornisce strumenti pratici per contrastare la radicalizzazione dei minori;
- il lancio di un Programma di coinvolgimento e empowerment della comunità, con una dotazione di 5 milioni di euro, a sostegno di progetti incentrati sulla prevenzione precoce della radicalizzazione, con particolare attenzione all'empowerment dei giovani, alla resilienza digitale e alla coesione sociale.
3. Proteggere le persone nell'ambiente digitale
L'ecosistema online è terreno fertile per le attività terroristiche ed estremiste, inclusi la propaganda, ril eclutamento, l'incitamento alla violenza, la raccolta fondi e la trasmissione di attacchi. Per questo la nuova Agenda:
- prevede la revisione del Regolamento sui contenuti terroristici online, sulla base della valutazione che verrà svolta nel 2026, anche allineandolo al Digital Services Act;
- vuole rafforzare la cooperazione su base volontaria con i fornitori di servizi online attraverso il Forum Internet dell'UE, per facilitare la rapida rimozione di contenuti terroristici e ridurre lo spazio per la radicalizzazione e il reclutamento online;
- aggiornerà il Protocollo di crisi dell'UE trasformandolo in un Quadro europeo di risposta alle crisi online per migliorare la cooperazione tra le autorità di contrasto e i fornitori di servizi online nella fase iniziale, prima che una crisi emerga completamente.
4. Proteggere le persone nell'ambiente fisico
L'agenda si propone di aumentare la sicurezza delle persone, degli spazi pubblici e delle infrastrutture critiche dagli attacchi terroristici. A tal fine è necessario migliorare l'individuazione e il monitoraggio degli individui che rappresentano una minaccia terroristica per l'UE, pertanto la Commissione:
- ncoraggerà la condivisione di informazioni sulle segnalazioni di terrorismo in seno al Sistema d'Informazione Schengen;
- esplorerà le opzioni sullo scambio di informazioni sugli spostamenti sospetti, inclusi i voli privati, il trasporto marittimo e terrestre (attualmente sono limitate al trasporto aereo commerciale).
Inoltre, per rafforzare la sicurezza degli spazi pubblici e delle infrastrutture critiche, la Commissione: ha stanziato 30 milioni di euro in progetti volti a migliorare la sicurezza degli spazi pubblici e itnende rafforzare sia finanziariamente che operativamente il Programma specifico per soddisfare la crescente domanda da parte degli Stati membri di supporto nella conduzione di valutazioni della vulnerabilità degli spazi pubblici e delle infrastrutture critiche.
5. Rispondere a minacce e attacchi
Una risposta rapida ed efficace alle minacce e agli attacchi terroristici richiede una forte cooperazione tra le forze dell'ordine e le autorità giudiziarie, anche intensificando la lotta al finanziamento del terrorismo e al potenziale uso improprio dei fondi UE per promuovere l'estremismo e il terrorismo. L'Agenda mira a:
- migliorare ila tracciabilità del finanziamento del terrorismo, anche attraverso criptovalute e pagamenti online, con un futuro sistema di recupero dei dati finanziari dell'UE;
- rivedere i mandati di Europol ed Eurojust, rafforzando anche il supporto operativo e giudiziario agli Stati membri nella lotta al terrorismo;
- attuare la tabella di marcia per consentire l'accesso ai dati da parte delle forze dell'ordine, al fine di garantire indagini e azioni penali più rapide e coordinate.
6. Cooperazione con partner internazionali
Una più forte cooperazione globale con paesi partner affidabili è essenziale per intensificare la lotta al terrorismo. Le azioni chiave includono:
- rafforzare la cooperazione esterna di Europol ed Eurojust in materia di antiterrorismo con i paesi terzi;
- rafforzare la cooperazione di Europol con partner affidabili per ottenere dati su individui che rappresentano una minaccia terroristica;
- rafforzare la cooperazione con i paesi dell'allargamento e della regione del Mediterraneo, dando attuazione al Piano d'azione congiunto per la prevenzione e il contrasto del terrorismo e dell'estremismo violento con i Balcani occidentali e l'incremento delle attività del Knowledge Hub in questi paesi.
L'obiettivo del Centro, iniziativa faro dello Scudo Europeo per la Democrazia, è facilitare un approccio consolidato che coinvolga tutta la società per aumentare la consapevolezza e rafforzare la capacità di rispondere alle minacce cui devono far fronte oggi le democrazie.
Michael McGrath, commissario per la Democrazia, la giustizia, lo Stato di diritto e la tutela dei consumatori, discuterà con i ministri dell'UE in che modo il Centro possa facilitare la condivisione di competenze ed esperienze e sostenere lo sviluppo di risposte efficaci alle minacce comuni, al fine di produrre risultati tangibili per i nostri cittadini. L'interesse di tutti gli Stati membri per l'istituzione del Centro dimostra che l'iniziativa risponde a una chiara necessità e sarà attuata in modo flessibile, con progetti pratici di sviluppo delle capacità che riflettano le priorità degli Stati membri. Il Centro contribuirà a evitare la frammentazione degli sforzi esistenti, collegando le reti e le strutture esistenti che già lavorano sulle opzioni di prevenzione, individuazione, analisi e risposta ai modelli di minacce nello spazio dell'informazione, aiutando ciascuna di esse a realizzare appieno il proprio potenziale ed evitando duplicazioni.
I settori prioritari per il primo anno comprendono:
La Commissione, con la partecipazione del Servizio europeo per l'azione esterna, sosterrà le attività del Centro attingendo agli strumenti e alle competenze esistenti e rafforzando il coordinamento tra gli strumenti e le reti pertinenti dell'UE. Attraverso la dimensione esterna dello scudo europeo per la democrazia, il servizio per l'azione esterna (SEAE), in coordinamento con la Commissione, intensificherà i suoi lavori per combattere la manipolazione delle informazioni e le ingerenze da parte di attori stranieri (FIMI) al di là dei nostri confini. Il SEAE sta rafforzando le capacità delle delegazioni e delle rappresentanze dell'UE all'estero, facendo leva su partenariati per risposte collettive contro la manipolazione delle informazioni e le ingerenze da parte di attori stranieri.
Il Centro europeo per la resilienza democratica fungerà da polo strategico volontario per la cooperazione tra gli Stati membri. Con il sostegno delle istituzioni e degli organi competenti dell'UE, opererà nel pieno rispetto delle competenze nazionali e istituzionali, promuovendo nel contempo i diritti fondamentali e i valori democratici.La Commissione fornisce sostegno amministrativo e operativo al Centro attraverso un segretariato. Con il sostegno e in stretto coordinamento con il sistema di allarme rapido gestito dal Servizio europeo per l'azione esterna, il Centro collegherà le reti e le strutture esistenti.
Il 29 gennaio si è tenuta a Bruxelles una riunione tecnica ad alto livello con la piena partecipazione di tutti gli Stati membri dell'UE, nonché della Commissione europea, del SEAE, del Parlamento europeo e della presidenza del Consiglio. I partecipanti hanno discusso della missione e del quadro del Centro e hanno convenuto sulla necessità di un'azione coordinata e collaborativa a sostegno della resilienza democratica.
I partecipanti all'Eurobarometro speciale "Proteggere e promuovere la democrazia" hanno menzionato le seguenti tra le sfide più gravi per la democrazia nell'UE: la crescente sfiducia dell'opinione pubblica nei confronti delle istituzioni e dei processi democratici (49%), la manipolazione delle informazioni, le ingerenze e la disinformazione da parte di attori stranieri, anche nel contesto delle elezioni (42%) e la mancanza di trasparenza per quanto riguarda la promozione dei contenuti politici online attraverso nuove tecnologie come l'intelligenza artificiale (32%).