Via libera anche da parte del Parlamento europeo a nuove norme che obbligano le autorità nazionali a cooperare in materia di pratiche commerciali sleali, con l'obiettivo di garantire che gli agricoltori ricevano un'equa remunerazione per il proprio lavoro. I casi di pratiche commerciali sleali transfrontaliere che danneggiano gli agricoltori e i piccoli imprenditori agricoli saranno quindi prevenuti, indagati e puniti.
Per rafforzare la tutela degli agricoltori, la nuova legislazione consentirà agli Stati membri di intervenire automaticamente e porre fine alle pratiche commerciali sleali transfrontaliere di propria iniziativa, senza bisogno di un reclamo da parte di un produttore. Questo nuovo sistema replicherà il regime di protezione delle indicazioni geografiche nel mercato unico.
Per impedire agli operatori di eludere la legge trasferendosi al di fuori dell'UE, le nuove norme mirano anche a proteggere i produttori dalle pratiche commerciali sleali degli acquirenti (ad esempio, grandi distributori, catene di supermercati, grossisti e intermediari commerciali) extra-UE. Gli acquirenti registrati al di fuori dell'UE dovranno designare una persona di contatto responsabile per l'UE nel caso in cui venga aperta un'indagine nei loro confronti. Questa persona sarà il punto di contatto principale per le autorità di controllo e sarà tenuta a facilitare le indagini sulle pratiche commerciali sleali.
Il regolamento consente alle autorità nazionali di controllo di informarsi reciprocamente sulle pratiche commerciali sleali o sul rischio che si verifichino, attraverso il sistema di informazione del mercato interno, un sistema informatico dell'UE già esistente finalizzato allo scambio di informazioni tra le pubbliche amministrazioni di diversi Stati membri. Questo scambio ha lo scopo di avere un effetto deterrente e garantirà risposte rapide e coordinate per contrastare le pratiche commerciali sleali.
Le nuove norme devono ora essere adottate dal Consiglio dell’Ue. Si applicheranno 18 mesi dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell'UE.
La direttiva sulle pratiche commerciali sleali (unfair trading practices - UTP), adottata nel 2019, mira a proteggere gli agricoltori da pratiche come i ritardi di pagamento o gli annullamenti con breve preavviso quando vendono i loro prodotti a grandi supermercati e aziende di trasformazione alimentare. Tuttavia, poiché circa il 20% dei prodotti agricoli e alimentari consumati nell'Ue proviene da un altro Stato membro, il nuovo regolamento sulla cooperazione transfrontaliera tra le autorità responsabili dell'applicazione della direttiva sulle pratiche commerciali sleali mira a migliorare la cooperazione tra queste autorità nei casi di pratiche commerciali sleali in cui fornitori e acquirenti si trovano in Stati membri diversi.
La Commissione europea ha presentato un Piano d'azioneper combattere il cyberbullismo e proteggere la salute mentale di bambini e adolescenti online. Il Piano d'azione si articola attorno a:tre assi: la disponibilità di un'app a livello UE in cui le vittime di bullismo online possano facilmente chiedere e ricevere aiuto ( con un semplice click), il coordinamento a livello europeo delle politiche nazionali per contrastare i comportamenti dannosi online e la prevenzione del cyberbullismo; infine la promozione di pratiche digitali più sicure.
Un App a livello UE per segnalare il cyberbullismo:
Le vittime di cyberbullismo devono disporre di un canale immediato per segnalare le molestie e ottenere aiuto. Per questo motivo, un elemento essenziale del Piano d'azione è il lancio di un'app facile da usare e accessibile per segnalare i casi di cyberbullismo a un centro di assistenza nazionale. Ancora più importante, l'app consentirà a bambini e adolescenti di ricevere supporto e di archiviare e inviare prove in modo sicuro. La Commissione svilupperà un modello dell'app che gli Stati membri potranno poi utilizzare per adattarla e collegarla ai propri servizi competenti.
Un approccio coordinato a livello UE:
Ogni giovane in tutta Europa dovrebbe essere ugualmente protetto dal cyberbullismo. Gli Stati membri dovrebbero elaborare piani nazionali completi e utilizzare una comprensione comune del cyberbullismo per raccogliere e confrontare i dati. Questo è un passo importante verso un fronte più unito contro il cyberbullismo.
Sono in corso iniziative per proteggere e responsabilizzare i minori online. Per aumentarne l'efficacia nella lotta al cyberbullismo. In particolare la Commissione ha pianificato le seguenti misure:
- la revisione delle linee guida del Digital Services Act (DSA) sulla protezione dei minori per rafforzare le misure che le piattaforme online devono adottare per impedire che i minori siano esposti a contenuti dannosi e per segnalarli facilmente;
- Rafforzare il ruolo dei trusted flaggers nella lotta ai contenuti illegali, inclusi i contenuti illegali di cyberbullismo;
- Affrontare il cyberbullismo sulle piattaforme di condivisione video;
- Sostenere l'effettiva attuazione delle norme previste dall'Artificial Intelligence Act sulle pratiche di IA vietate, anche quando utilizzate per il cyberbullismo;
- Facilitare l'effettiva attuazione degli obblighi di trasparenza dell'AI Act, anche attraverso un codice di condotta sull'etichettatura dei contenuti generati dall'IA, che possono essere utilizzati impropriamente per il cyberbullismo.
Ugualmente importante è la prevenzione. Per questo il Piano d'azionbe prevede una nuova revisione delle linee guida destinate a docenti ed educatori sulla alfabetizzazione digitale, nell'ambito dell'obiettivo più ampio di rafforzare le competenze digitali e migliorare l'uso delle tecnologie digitali nell'ambito dell'Unione delle competenze. Parallelamente, la Commissione amplierà le risorse e la formazione sul cyberbullismo per le scuole attraverso i Centri per un Internet più sicuro e la piattaforma "Better Internet for Kids".
La Commissione darà attuazione al Piano in stretto coordinamento con gli Stati membri, l'industria, la società civile, gli organismi internazionali ed ai minori stessi. Inoltre, la Commissione sta lavorando a iniziative future, quali in particolare la sperimentazione di una soluzione UE per la verifica dell'età di chi accede ai social, il futuro Digital Fairness Act e un'indagine sull'impatto dei social media sulla salute mentale.
Ruota intorno a questo concetto il cambio di passo dell'Europa in materia di migrazione. Era il tassello fondamentale per dare attuazione ad una complessa architettura operativa, che vuole in primo luogo discostarsi dal passato: non più accoglienza come implicito teorema, ma rpotezione e distanza di sicurezza quando si manifesta con troppa invadenza la miseria umana degli spostamenti da una terra all'altra.
Lo hanno chiamato Patto per l'Asilo e la Migrazione, il nuovo scenario normativo adottato nel 2024 ed oggi rafforzato dall'accordo sul concetto di paese terzo sicuro, ma un patto rimanda di per sè ad un'intesa. Invece, quello che è accaduto due anni fa e continua ad accadere è soltanto la comune volontà della maggioranza di stati membri di scrollarsi la polvere dalle vesti, rapidamente e senza aloni.
Per fare questo mancava, appunto, il voto del Parlamento europeo sull'ingranaggio fondamentale che permette le operazioni di pulizia (e non di polizia), ossia una lista di paesi cui poter inviare i migranti alle frontiere dell'Europa in attesa di risposta alla loro richiesta di asilo.
Il primo elenco di Paesi di origine sicuri consentirà agli Stati membri di adottare un approccio più uniforme alle domande di asilo dei cittadini provenienti da quei Paesi e le cui domande, quindi, sono da presumersi infondate. Attraverso procedure accelerate basate su una valutazione individuale, gli Stati membri saranno in grado di trattare tali domande di asilo in modo più rapido ed efficiente. Un Paese di origine può essere considerato sicuro sulla base di una valutazione basata su una serie di fonti pertinenti, tra cui l'Agenzia dell'Unione europea per l'asilo, l'UNHCR, il Servizio europeo per l'azione esterna e gli Stati membri.
Il concetto di Paese terzo sicuro consente agli Stati membri di considerare inammissibile una domanda di asilo quando i richiedenti potrebbero ricevere protezione effettiva in un Paese terzo considerato sicuro. Con le nuove norme, no vi deve essere necessariamente collegamento tra il richiedente e il Paese terzo sicuro. Ai sensi del diritto dell'UE, i Paesi terzi possono essere considerati sicuri solo quando i loro sistemi nazionali sono in grado di garantire che non avvengano: respingimenti, rischi di persecuzione, minaccia alla vita o trattamenti inumani e degradanti.
Il Patto sulla migrazione e l'asilo dovrebbe essere il fondamento della politica dell'UE in materia di asilo e migrazione, garantendo, rispetto al passato, sopratutto la protezione delle frontiere esterne e la responsabilità condivisa dei flussi migratori. L'elenco UE dei paesi di origine sicuri include i paesi candidati all'adesione all'UE, nonché Kosovo, Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Marocco e Tunisia.
Gli Stati membri avranno ora maggiore flessibilità nell'applicare il concetto di paese terzo sicuro, potendo scegliere di applicare il concetto quando vi è un collegamento tra il richiedente asilo ed il paese terzo sicuro, oppure quando il richiedente ha soltanto transitato attraverso un paese sicuro prima di raggiungere l'UE o infine, tasto più delicato, in presenza di un accordo o di un'intesa con un paese terzo considerato sicuro.
La Banca Europea per gli investimenti è sicuramente un attore di primo piano nel processo di adattamento dell’Unione Europea alle sfide del tempo presente. Da ordinaria istituzione finanziaria in grado di operare con efficacia sul mercato dei capitali per sostenere gli stati membri ed le imprese di grandi dimensioni che investono in progetti di particolare rilevanza, la BEI si può dire che sia diventata il braccio armato finanziario della Commissione europea nella sua veste geopolitica e alla ricerca dei mezzi economici per esserne all'altezza, visto che il bilancio europeo è rigido e la prospettiva di un debito comune stenta a decollare.
Quanto la Banca stia facendo lo si apprende bene dall’analisi dell’ultimo report che elenca attività e settori che hanno visto nel 2025 un vertiginoso incremento dell’operatività della Banca, con l’impiego di tutta la sua potenza di fuoco per sostenere la competitività, la sicurezza e l'autonomia strategica dell'Europa. Con un finanziamento record su base annuale di 100 miliardi di euro, i risultati nel 2025 indicano che gli investimenti nella transizione verde e digitale, nella sicurezza e difesa, le nuove priorità come l'edilizia abitativa, e per il rafforzamento di partenariati in tutto il mondo, hanno raggiunto i massimi storici.
"L'Europa è una superpotenza e dobbiamo dare il massimo e credere nelle nostre capacità", ha dichiarato la Presidente del Gruppo BEI, Nadia Calviño. "Il Gruppo BEI sta facendo la differenza. Investendo nella prosperità condivisa, nella sicurezza, nell'autonomia strategica e nei valori europei, l'Europa mantiene le promesse fatte ai cittadini e ai partner".
Transizione verde
Quasi il 60% dei finanziamenti totali del Gruppo BEI nel 2025 è stato destinato a progetti green.
Un importo record di 11,6 miliardi di euro è stato destinato a progetti di reti e stoccaggio, a sostegno della sicurezza dell'approvvigionamento elettrico. Saranno finanziate la costruzione o all'ammodernamento di 56.000 km di linee elettriche, con progetti riguardanti l'interconnessione del Golfo di Biscaglia tra Spagna e Francia, il cavo sottomarino che collegherà due regioni dell'Italia centrale, fino alle reti locali e alle infrastrutture elettriche municipali in Germania.
Un quinto di tutta la nuova capacità solare installata, un progetto eolico onshore su tre, nonché la stragrande maggioranza di tutti i progetti eolici offshore nel 2025 sono stati finanziati con il supporto della BEI. Prodotti finanziari personalizzati hanno sostenuto le industrie manifatturiere dell'energia eolica e delle reti dell'UE, mentre si prevede che volumi di investimenti record nell'efficienza energetica ridurranno le bollette per le piccole e medie imprese e le famiglie. Lo scorso anno, i finanziamenti del Gruppo BEI hanno sostenuto circa un terzo degli investimenti totali per la transizione energetica nell'UE.
Oltre alle tecnologie pulite, il Gruppo BEI sostiene l'innovazione interna nei settori della salute e delle biotecnologie, dell'intelligenza artificiale e di altre tecnologie dirompenti, delle infrastrutture digitali e delle materie prime critiche. Con il lancio di TechEU lo scorso anno, il più grande programma di finanziamento per l'innovazione di sempre, il Gruppo BEI prevede di mobilitare almeno 250 miliardi di euro di investimenti entro il 2027, garantendo che idee, tecnologie e aziende innovative nate nell'UE possano rimanere, crescere e prosperare qui. Si stima che i finanziamenti erogati solo lo scorso anno mobiliteranno oltre 100 miliardi di euro di investimenti, dalle reti 6G basate sull'intelligenza artificiale alla produzione di semiconduttori.
Attraverso il Fondo europeo per gli investimenti (FEI), la BEI ha erogato quasi 16 miliardi di euro in garanzie e finanziamenti azionari per piccole imprese e startup in tutta l'UE. Si stima che il FEI abbia contribuito a quasi un quarto di tutto il capitale di rischio raccolto dai fondi europei lo scorso anno. Nei prossimi mesi, amplierà il campo d’azione dell’Iiniziativa European Tech Champions, con la creazione di 12 mega fondi di capitale di rischio in Europa.
Sicurezza e difesa
In risposta al nuovo scenario geopolitico, il Gruppo BEI ha ampliato significativamente la portata delle sue attività nel settore della sicurezza e della difesa. Gli investimenti in sicurezza e difesa sono quadruplicati, raggiungendo oltre 4 miliardi di euro, pari a quasi il 5% dei finanziamenti UE del Gruppo BEI, con progetti di punta che vanno dai campi militari e centri di manutenzione alla ricerca e sviluppo in sistemi radar avanzati, dai sensori essenziali per la protezione dei fondali marini e delle risorse sottomarine europee alle infrastrutture di sicurezza informatica ed allo spazio. Inoltre, attraverso accordi di prestito con intermediari finanziari n Germania, Francia, Spagna, Grecia e Austria, il Gruppo BEI ha facilitato l'accesso ai finanziamenti per le piccole e medie imprese nella catena di fornitura dei grandi appalti nel settore della difesa, mentre il FEI, in qualità di investitore di riferimento, ha promosso lo sviluppo di un ecosistema di capitale di rischio che investe in aziende della difesa con un approccio paneuropeo.
Sviluppo e coesione sociale
Nel 2025 Il Gruppo BEI si è concentrato su investimenti che sostengono il modello economico e i valori europei. Gli investimenti per la coesione hanno raggiunto un livello record, con oltre il 50% degli investimenti destinati a progetti nelle regioni meno sviluppate d'Europa. Il Piano per un'edilizia abitativa accessibile e sostenibile, lanciato nel 2025 dalla BEI insieme con la Commissione europea, ha portato i finanziamenti per l'innovazione, la ristrutturazione e la nuova costruzione a oltre 5 miliardi di euro, con un aumento di quasi il 50% su base annua e con un ulteriore incremento previsto per il 2026. Dalle residenze studentesche in Grecia all'edilizia popolare in Belgio, dagli ospedali e dalle strutture sanitarie in Spagna alle scuole primarie in Francia, il finanziamento delle infrastrutture sociali, il cui impatto è avvertito quotidianamente dai cittadini dell'UE, è una priorità fondamentale per il Gruppo BEI.
Anche i finanziamenti per l'agricoltura e la bioeconomia hanno raggiunto la cifra record di quasi 8 miliardi di euro, rafforzando un settore vitale per l'economia e la sicurezza alimentare europea, sostenendo le comunità rurali e creando un futuro sostenibile per i giovani e i nuovi agricoltori, che incontrano difficoltà finanziarie.
Costruire ponti e partnership in tutto il mondo.
Il Gruppo BEI ha inoltre stanziato oltre 9 miliardi di euro per le sue operazioni a livello globale, volte a istituire partnership internazionali strategiche. Ad esempio, nel 2025, i finanziamenti del Gruppo BEI per progetti in campo idrico hanno raggiunto la cifra record di 5 miliardi di euro a livello globale. La BEI è il maggiore finanziatore pubblico al mondo nel settore idrico e leader mondiale negli investimenti in sanità, energia pulita e trasporti. Gli investimenti nel sostegno al settore privato e all'imprenditorialità offrono opportunità per i giovani e le donne nelle economie emergenti.
Anche I finanziamenti per l'Ucraina hanno raggiunto un nuovo record e ora superano i 4 miliardi di euro dall'inizio dell'invasione russa, per scuole, ospedali e strutture comunitarie al teleriscaldamento e alla fornitura di energia elettrica.
Insomma, un esempio concreto di un'Europa che funziona.
Piercarlo Valtorta
Il Presidente del Kazakhstan, Kassym-Jomart Tokayev, intende proseguire nel suo progetto di riforma della repubblica attraverso importanti innovazioni costituzionali oltre che ambiziosi progetti economici, industriali e commerciali, peraltro già tracciati in suoi precedenti interventi pubblici.
Nel suo recente discorso al Congresso, infatti, ha delineato una serie di proposte che intende portare avanti per modernizzare la governance del Paese ed assicurare stabilità politica ed istituzionale, avvicinando ulteriormente la grande repubblica centroasiatica alle più avanzate democrazie del pianeta. Il Presidente ha poi sottolineato una serie di priorità che guideranno la sua politica nel breve e medio termine, per favorire lo sviluppo economico nel solco dei mutamenti tecnologici e digitali che stanno influenzando moltissimi aspetti del vivere moderno.
Il Presidente Tokayev deve aver ben chiaro che i grandi investitori internazionali sono alla ricerca di nazioni caratterizzate da stabilità istituzionale ed infrastrutture efficienti dove far confluire i loro capitali, vieppiù in un periodo come l’attuale, caratterizzato da terremoti geopolitici non registrati nei decenni passati. Pertanto, intende presentare alla comunità internazionale, nel volgere di pochi anni, un paese istituzionalmente saldo, ancorato a principi liberali e certezza del diritto, rispettoso delle regole democratiche, con efficienti infrastrutture normative, materiali ed organizzative.
Più nello specifico, il leader kazako ha presentato un pacchetto di riforme costituzionali e istituzionali volte a modernizzare il sistema statale, chiarire l’architettura di governance e rafforzare la stabilità politica a lungo termine. Al centro del discorso vi sono state le proposte per formalizzare le regole di successione presidenziale, istituire la carica di Vicepresidente e passare a un modello costituzionale fondamentalmente nuovo, da ratificare comunque con referendum.
Tra le innovazioni istituzionali di maggior rilievo, prossime venture, un nuovo Parlamento unicamerale, definito Congresso (Qurultay), che dovrà essere “snello e funzionale”, composto di 145 seggi complessivi, tre vicepresidenti e non più di otto commissioni parlamentari. Oggi, il Parlamento kazakho è strutturato su un’Assemblea di 98 deputati e un Senato di 40 (questi ultimi eletti dalle regioni, dai comuni di Almaty, Astana e Shymkent e nominati per un quarto dal Presidente). Il nuovo Congresso dovrebbe avere una durata di cinque anni. Tokayev ha spiegato che tale configurazione consentirebbe un funzionamento più efficace dell’organo legislativo e una maggiore attenzione sulle priorità di sviluppo del Paese. L’elezione dei deputati su base proporzionale mira, inoltre, a responsabilizzare i partiti, avvicinandoli alle effettive esigenze dei cittadini.
Il nuovo Congresso sarà affiancato da un Consiglio del Popolo finalizzato a dare rappresentatività ai gruppi etnici e alle principali comunità sociali del Paese. Tale Consiglio sarà composto da 126 membri: 42 rappresentanti delle associazioni etno-culturali, 42 rappresentanti delle amministrazioni locali e 42 rappresentanti organizzazioni pubbliche. Nel nuovo organismo non ci sarà più una quota di membri riservata al Presidente.
Queste preannunciate riforme fanno seguito a quelle del 2022 (tra cui l’istituzione della Corte costituzionale, la creazione di corti di cassazione e il riconoscimento dello status costituzionale al Commissario per i diritti umani - Ombudsman) che, ha tenuto a precisare il Presidente Tokayev, hanno rafforzato lo Stato di diritto, potenziato la tutela delle prerogative dei cittadini, chiarito le responsabilità delle istituzioni ed accresciuto il senso di partecipazione.
Di rilievo anche la prossima istituzione dell’Ufficio del Vicepresidente, nominato dal Presidente con il consenso del Parlamento. La nuova figura sarebbe il naturale sostituto in caso di impedimenti del Presidente, occupandosi comunque di materie e tematiche a lui delegate. Quest’ultima innovazione, unitamente alla definizione in Costituzione delle regole per la successione presidenziale, mirano a dare stabilità alla governance della Repubblica evitando, anche in situazioni di crisi, problematiche sul lineare passaggio di poteri e responsabilità. Modifiche che saranno inserite in una nuova Costituzione, la cui scrittura sarà affidata ad una specifica Commissione, per poi essere sottoposta al voto popolare.
Francesco Lombardi
L'Accordo di Libero Scambio (ALS) UE-India, uno dei più grandi accordi del suo genere a livello mondiale, riduce sostanzialmente le barriere tariffarie e non tariffarie, tagliando 4 miliardi di euro di dazi. Attualmente, 6.000 aziende europee operano in India, una cifra destinata ad aumentare grazie al nuovo accordo. A margine del vertice per la sigla dell'Accordo si è svolto il primo Forum Economico UE-India, in cui si è discusso di come approfondire il coinvolgimento del settore privato e promuovere priorità economiche condivise.
Ancora più significativa è la firma del Partenariato UE-India per la Sicurezza e la Difesa, che consente una più stretta cooperazione su priorità condivise come la sicurezza marittima, la non proliferazione e il disarmo, lo spazio, la lotta alle minacce informatiche e ibride e l'antiterrorismo. Nell'ambito di questo partenariato, l'UE e l'India rafforzano la cooperazione industriale in materia di difesa e promuovono l'allineamento sulle iniziative di difesa. Sono stati anche avviati i negoziati per un Accordo sulla Sicurezza delle Informazioni (SSA) per consentire lo scambio di informazioni classificate, aprendo la strada alla partecipazione dell'India alle iniziative di sicurezza e difesa dell'UE.
L'UE e l'India rafforzano ulteriormente la collaborazione su tecnologie emergenti e critiche, innovazione e ricerca, anche attraverso la creazione di Hub di Innovazione UE-India e il lancio di un Partenariato UE-India per le Startup. Inoltre, i leader rinnovano l'Accordo UE-India per la Cooperazione Scientifica e Tecnologica fino al 2030 e avviano colloqui esplorativi sull'associazione dell'India a Horizon Europe, il programma di punta dell'UE per la ricerca e l'innovazione.
Inoltre, un Quadro Globale di Cooperazione UE-India in materia di Mobilità, adottato come memorandum d'intesa parallelamente alla finalizzazione dell'ALS, offre un'eccellente opportunità di cooperazione per facilitare la mobilità del lavoro, sostenere lo sviluppo delle competenze e il rafforzamento delle capacità, e lavorare su quadri di competenze e qualifiche. Questo quadro di cooperazione faciliterà la mobilità di lavoratori qualificati, giovani professionisti e lavoratori stagionali in settori con carenze, promuovendo al contempo la ricerca e l'innovazione. Sarà inoltre supportato da un Ufficio Europeo Legale in India, il primo del suo genere. L'Ufficio aiuterà i lavoratori, gli studenti ed i ricercatori indiani a conoscere e cogliere le opportunità di lavoro in Europa, a partire dal settore ICT, con l'obiettivo di espanderlo ulteriormente in futuro. L'approvazione di un Dialogo di Alto Livello UE-India in materia di Istruzione e competenze sostiene ulteriormente questi obiettivi, rafforzando la cooperazione in materia di competenze e riconoscimento delle qualifiche, e facilitando la circolazione dei talenti.
Al Vertice, i leader hanno approvato l'Agenda Strategica Congiunta Globale UE-India "Verso il 2030", su prosperità e sostenibilità, tecnologia e innovazione, sicurezza e difesa, connettività, questioni globali e cooperazione interpersonale.
Il Vertice consente all'UE e all'India di riaffermare l'intenzione di unire le forze per raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi e rafforzare la cooperazione su questioni ambientali, transizione pulita, resilienza energetica ed economia circolare, incluso il lancio di una Task Force sull'Idrogeno Verde, nel quadro del Partenariato UE-India per l'Energia Pulita e il Clima.
I leader intendono sviluppare la connettività tra le due aree, con la creazione di corridoi e hub di trasporto marittimo (Global Gateway Green Shipping Corridors and Hubs, GGGSCH); in tale contesto si svolgerà un workshop regionale in India nel 2026. L'UE e l'India hanno concordato di promuovere inoltre la cooperazione trilaterale con paesi terzi in Africa, America Latina e Caraibi, Asia e Pacifico su temi quali l'energia pulita, le infrastrutture sostenibili, la connettività digitale e la resilienza.
Il Summit sarà seguito il 6 e 7 febbraio dall'India-EU Forum, che riunirà importanti responsabili politici, leader del settore, esperti e think tank di tutti i 27 Stati membri dell'UE e dell'India, per creare fiducia e promuovere iniziative concrete per la cooperazione strategica.
Un secondo gruppo di stati membri ha presentato alla Commissione europea i propri piani di difesa nazionale, per l'erogazione di prestiti nell'ambito dell'iniziativa Azione per la sicurezza in Europa (SAFE): si tratta di Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Finlandia. Lo strumento SAFE prevede una rigorosa valutazione dei piani di investimento per la difesa da parte della Commissione, che in caso di esito positivo può erogare prestiti a basso costo e a lungo termine, consentendo ai paesi richiedenti di aumentare in tempi rapidi la loro prontezza militare e di acquisire le moderne attrezzature di difesa necessarie. Il quadro rafforza inoltre l'integrazione dell'Ucraina nell'ecosistema di sicurezza dell'UE, garantendo che il sostegno europeo rimanga flessibile e sostenibile.
I livelli di finanziamento per ciascun paese sono stati fissati provvisoriamente a settembre, sulla base dei principi di solidarietà e trasparenza. Questo gruppo di otto Stati membri avrà diritto a circa 74 miliardi di euro dopo la firma degli accordi di prestito. Questi fondi forniranno un impulso fondamentale alle capacità strategiche laddove sono più necessarie.
Riportiamo la dichiarazione del Commissario europeo per la difesa Kubilius: "Con questa seconda tranche di investimenti SAFE, l'Europa sta finalmente sostenendo le sue ambizioni di sicurezza con il necessario peso finanziario. Non ci limitiamo più a elaborare strategie; stiamo costruendo una realtà di hard power. Con SAFE incentiviamo gli Stati membri ad acquisire congiuntamente, ricercando velocità, scalabilità ed efficienza. Questo è un chiaro segnale sia all'industria europea che ai nostri avversari: l'Europa prende sul serio la propria forza e sovranità, e le nostre forze armate hanno bisogno dei migliori e di personale tempestivo."
Se possibile, esiste una minaccia più grave ancora dei timori, attuali e futuri, legati alla guerra in Ucraina. Molteplici attori interferiscono nella vita quotidiana di cittadini e istituzioni attraverso i varchi sempre aperti del mondo digitale.
1. Il problema
Il pericolo si concentra in tutte quelle forme di dipendenza che vanno sotto il nome di catene del valore o catene di approvvigionamento, e che in sostanza rappresentano il mondo nella sua globalità, solcato da innumerevoli interconnessioni digitali che ridefiniscono ruoli e poteri al di là dei semplici confini geografici tra nazioni.
In questo panorama turbolento, l'Europa ha sentito il bisogno di rafforzare l'arsenale degli strumenti che devono garantire la sicurezza delle proprie tecnologie informatiche, adottando un pacchetto di misure di più incisivo impatto. Stiamo parlando del Cybersecurity Package, adottato oggi.
2. Lo strumento
Il pacchetto include una proposta di revisione del Cybersecurity Act, che rafforza la sicurezza delle catene di approvvigionamento delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) dell'UE. Garantisce che i prodotti che raggiungono i cittadini dell'UE siano sicuri dal punto di vista informatico fin dalla fase della loro progettazione, attraverso un processo di certificazione più semplice. Facilita inoltre la conformità alle norme UE vigenti in materia di cybersecurity e rafforza l'Agenzia dell'Unione europea per la cybersecurity (ENISA) nel supportare gli Stati membri e l'UE nella gestione delle minacce alla sicurezza informatica.
3. Obiettivo.
Ma cosa significa in concreto rafforzare la sicurezza delle catene di approvvigionamento delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) nell'UE?
ll nuovo Cybersecurity Act muove dal presupposto che, anche sulla base dei dati recenti, esistono paesi terzi in grado di rappresentare una minaccia per la sicurezza informatica degli stati membri, in particolare in 18 settori considerati critici. A questo punto il nuovo pacchetto sicurezza definisce un meccanismo comune ed armonizzato per consentire sia agli Stati membri sia alla Commissione europea di identificare tali vulnerabilità ed agire nei confronti del paese terzo coinvolto. intende in questo modo ridurre i rischi nella catena di approvvigionamento delle tecnologie informatiche (TIC) dell'UE provenienti da fornitori di paesi terzi con problemi di sicurezza informatica. Definisce un quadro certo per la sicurezza delle catene di approvvigionamento relative alle tecnologie informatiche basato su un meccansimo armonizzato di valutazione del rischio. Recenti incidenti di cybersecurity hanno evidenziato i rischi posti dalle vulnerabilità nelle catene di approvvigionamento delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC), che sono essenziali per il funzionamento dei servizi e delle infrastrutture criticihe. Nell'attuale panorama geopolitico, la sicurezza della supply chain non riguarda più solo la sicurezza tecnica di prodotti o servizi, ma anche i rischi legati a un fornitore, in particolare dipendenze e interferenze straniere.
4. Le garanzie
Sul fronte della certificazione la nuova normativa sulla sicurezza informatica garantirà che i prodotti e i servizi destinati ai consumatori dell'UE siano testati in modo più efficiente per quanto riguarda la sicurezza. Ciò avverrà attraverso un rinnovato Quadro europeo di certificazione della sicurezza informatica (ECCF). L'ECCF apporterà maggiore chiarezza e procedure più semplici, consentendo di sviluppare schemi di certificazione entro 12 mesi. Introdurrà inoltre una governance più agile e trasparente per coinvolgere meglio le parti interessate attraverso l'informazione e la consultazione pubblica. Gli schemi di certificazione, gestiti dall'ENISA, diventeranno uno strumento pratico e volontario per le imprese. Consentiranno alle imprese di dimostrare la conformità alla legislazione dell'UE, riducendo oneri e costi. Oltre ai prodotti, servizi, processi e servizi di sicurezza gestiti ICT, aziende e organizzazioni saranno in grado di certificare la propria sicurezza informatica per soddisfare le esigenze del mercato. In definitiva, il nuovo ECCF costituirà un vantaggio competitivo per le imprese dell'UE. Per i cittadini, le imprese e le autorità pubbliche dell'UE, garantirà un elevato livello di sicurezza e fiducia nelle complesse catene di fornitura.
5. Il coordinamento
Infine, il ruolo dell'ENISA. Dall'adozione del primo Cybersecurity Act nel 2019, l'ENISA è cresciuta fino a diventare un pilastro dell'ecosistema della sicurezza informatica dell'UE. Il Cybersecurity Act rivisto, presentato oggi, consente all'ENISA di aiutare l'UE e i suoi Stati membri a comprendere le minacce comuni. Permette inoltre loro di prepararsi e rispondere agli incidenti informatici.
L'agenzia supporterà ulteriormente le aziende e le parti interessate che operano nell'UE emettendo allarmi tempestivi su minacce e incidenti informatici. In collaborazione con Europol e i Computer Security Incident Response Teams, supporterà le aziende nella risposta e nel ripristino in seguito ad attacchi ransomware. L'ENISA svilupperà inoltre un approccio unionale per fornire migliori servizi di gestione delle vulnerabilità alle parti interessate. Gestirà lo sportello unico per la segnalazione degli incidenti proposto nel Digital Omnibus.
L'ENISA continuerà a svolgere un ruolo chiave nell'ulteriore sviluppo di una forza lavoro qualificata in materia di sicurezza informatica in Europa. Lo farà sperimentando la Cybersecurity Skills Academy e istituendo programmi di attestazione delle competenze in materia di sicurezza informatica a livello UE.
L'ultimo elemento del pacchetto riguarda la semplificazione delle regole attualmente in vigore. Nella presentazione del pacchetto si dice che saranno introdotte misure volte a semplificare la conformità alle norme UE in materia di sicurezza informatica e ai requisiti di gestione del rischio per le aziende che operano nell'UE, integrando lo sportello unico per la segnalazione degli incidenti proposto nel Digital Omnibus. Modifiche mirate alla Direttiva NIS2 mirano ad aumentare la chiarezza giuridica. Semplificheranno la conformità per 28.700 aziende, tra cui 6.200 micro e piccole imprese. Introdurranno inoltre una nuova categoria di piccole imprese a media capitalizzazione per ridurre i costi di conformità per 22.500 aziende. Le modifiche semplificheranno le norme giurisdizionali, snelliranno la raccolta di dati sugli attacchi ransomware e faciliteranno la supervisione delle entità transfrontaliere con il ruolo di coordinamento rafforzato dell'ENISA.
6. I limiti
Ma su questo punto si registrano le perplessità di Connect Europe, l'associazione che rappresenta una parte rilevante del settore in Europa . Si legge nel comunicato stampa tra l'altro che "Sebbene la proposta miri a rinnovare il quadro di certificazione della sicurezza informatica dell'UE, i suoi obblighi in materia di catena di fornitura ICT rischiano di imporre ulteriori vincoli significativi agli operatori. Se tali obblighi non si basano su solide valutazioni del rischio basate su prove concrete e non sono supportati da misure di mitigazione come meccanismi di rimborso dei costi, avranno un impatto significativo e negativo sull'implementazione della rete, sulla continuità operativa e sulla pianificazione degli investimenti."
Piercarlo Valtorta
In una società, quale quella europea, che già da tempo sperimenta la difficoltà di tradurre il sogno del multiculturalismo in una possibilità concreta e stabile di coesione sociale all'interno delle proprie frontiere, nel confronto con le minoranze etniche spesso destabilizzate da una condizione perdurante di inferiorità sociale, l'Europa compie un passo in avanti con la presentazione di una nuova Strategia contro il razzismo.
Si parla molto di immigrazione, di mancce alla sicurezza dagli ingressi clandestini di persone in cerca di futuro, ma si dimentica allo stesso tempo che proiprio quell'umanità dal passato travagliato, una volta conquistato il diritto di vivere all'interno dell'UE, sperimenta forme ancora gravi di discriminazione basata sulla loro origine etnica.
Proprio ieri il mancato premio Nobel Donald Trump, nell'illustrare la sua brillante politica ant-immigrazione, si è spinto ben oltre i confini di un dibattito sulla possibilità o meno di entrare negli Stati Uniti senza un regolare permesso, per giungere a stigmatizzare alcune popolazioni come potenzialmente pericolose in sé stesse.
E dato che le principali piattafomre social sono di proprietà di magnati americani specco con chiari interessi politici, il rischio che quell'onda nera di resuscitato razzismo siu vada a progare anche verso le sponde dell'Europa e faccia eco ai discorsi d'odio che ormai inondano i social.
L'Europa si difende, si attiva, s'interroga in primis se quanto fatto sino ad oggi, a partiure dall'adozione della prima Direwttiva nel 2000 sull'uguaglianza di razza, abbia ancora una validità o non debba invece essere rafforzata in maniera possente. ha prevalso la seconda opzione, che oggi trova concretizzazione.
La nuova strategia rafforzerà l'applicazione delle leggi antidiscriminazione esistenti, a paritre proprio Direttiva sull'uguaglianza razziale del 2000, per valutarne lacune e punti di debolezza, con il ricorso se necessario a sanzioni più severe. Il quadro normativo per contrastare l'incitamento all'odio e i crimini d'odio sarà rafforzato, in particolare rafforzando l'autonomia delle persone, garantendo i diritti delle vittime attraverso la legislazione UE vigente, come la Direttiva sui diritti delle vittime, e valutando l'armonizzazione delle definizioni dei reati d'odio online, nel pieno rispetto della libertà di espressione. La strategia sosterrà inoltre gli organismi per la parità istituiti negli Stati membri nello svolgimento del loro fondamentale lavoro, garantendo il rispetto di standard elevati
Gli sforzi contro il razzismo saranno ancora più radicati nella vita quotidiana, in tutta la società. Sarà lanciata una campagna a livello europeo per sensibilizzare e coinvolgere i cittadini in tutta l'UE al tema dell'inclusione. Le iniziative in corso contribuiranno a garantire la parità di accesso in settori chiave come l'istruzione, l'occupazione, l'alloggio e l'assistenza sanitaria. Ad esempio, la Commissione sosterrà gli Stati membri nell'eliminazione dei pregiudizi nelle pratiche sanitarie e nel miglioramento dell'accesso alle opportunità di lavoro. Condurrà inoltre uno studio per valutare i rischi e le soluzioni in termini di alloggi per i gruppi più vulnerabili. La strategia contribuirà inoltre a migliorare la raccolta, l'analisi e l'utilizzo dei dati sull'uguaglianza, in linea con i quadri legislativi nazionali, per comprendere e contrastare meglio la discriminazione.
La Strategia antirazzismo dell'UE 2026-2030 mira a combattere tutte le forme di razzismo, tra cui il razzismo contro le persone di colore, i rom, l'antisemitismo, il razzismo contro gli asiatici ed i musulmani. A tal fine, la Commissione sosterrà gli Stati membri nell'attuazione delle proprie politiche, misure e piani nazionali e interverrà laddove le leggi antidiscriminazione non vengano rispettate. L'applicazione della Direttiva sull'uguaglianza razziale sarà valutata nella quarta relazione che sarà pubblicata nel 2026. La relazione si concentrerà in particolare sull'applicazione e l'applicazione degli strumenti di intelligenza artificiale laddove possano causare discriminazioni basate su algoritmi.
Realizzare un'Unione libera dal razzismo e dalla discriminazione razziale è uno sforzo congiunto. La strategia sottolinea la necessità di cooperazione a tutti i livelli della società. Le organizzazioni internazionali, le istituzioni e le agenzie europee, gli Stati membri, i paesi candidati, gli enti locali e regionali, gli organismi per la parità, il settore privato e la società civile devono agire. Il lavoro del coordinatore antirazzismo continuerà a promuovere un dialogo costruttivo e l'interazione tra le istituzioni dell'UE, gli Stati membri, la società civile e il mondo accademico. Inoltre, nell'ambito del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, la Commissione ha proposto di aumentare il sostegno alle organizzazioni della società civile antirazziste nell'ambito della sezione Democrazia, Cittadini, Uguaglianza, Diritti e Valori di AgoraEU.
Resta tuttavia, un punto deebole nella Strategia. Gli obblighi di non discriminazione non riescono ad agganciare la mente ed il cuore delle persone se non viene fatta un'opera di ricoonoscimento di una comune identità, ossia una metafisica dell'essere che deve poggiare su valori universali. In questo senso, gli attori in grado di esercitare un'influenza sono meno strategici e più antichi di quanto si possa immaginare.
CLS
Oggi, l'Unione Europea e il Mercosur hanno firmato un Accordo di Partenariato (EMPA) e un Accordo Commerciale Interinale (iTA), che rappresentano una pietra miliare storica tra le due regioni e un'ambiziosa piattaforma per il rafforzamento delle loro relazioni economiche, diplomatiche e geopolitiche. L'accordo firmato oggi creerà una delle più grandi zone commerciali al mondo, che coprirà un mercato di circa 700 milioni di consumatori. L'accordo offrirà nuove e sostanziali opportunità commerciali per le aziende di tutta l'UE, determinando un aumento stimato del 39% delle esportazioni annuali verso il Mercosur (per un valore di circa 49 miliardi di euro), sostenendo al contempo centinaia di migliaia di posti di lavoro nell'UE.
L'accordo invia anche un forte segnale geopolitico, dimostrando l'impegno condiviso dell'UE e del Mercosur per il multilateralismo e l'ordine internazionale basato sulle regole. In un momento di incertezza globale e crescente frammentazione, questo accordo sottolinea il valore della cooperazione, del dialogo e dei partenariati internazionali. L'accordo offre significative opportunità di reciproco vantaggio attraverso il rafforzamento della cooperazione economica, geopolitica, di sostenibilità e di sicurezza.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e i leader dei paesi del Mercosur hanno assistito alla firma dell'accordo di partenariato UE-Mercosur (EMPA) e dell'accordo commerciale interinale UE-Mercosur da parte del commissario europeo per il commercio Maroš Šefčovič e dei suoi omologhi del Mercosur.
L'accordo creerà un'ampia gamma di opportunità economiche nell'UE:
- Eliminando i dazi sulle esportazioni dell'UE, compresi i prodotti agroalimentari e i principali prodotti industriali come automobili, macchinari e prodotti farmaceutici, con un risparmio di 4 miliardi di euro di dazi all'anno per le imprese dell'UE;
- Rendendo più facile, rapido e sicuro investire nelle principali catene di approvvigionamento, comprese le materie prime essenziali e i beni correlati;
- Rafforzando la sicurezza economica e sostenendo le transizioni digitale e verde da entrambe le parti;
- Aiutando l'UE e il Mercosur a definire le regole del commercio globale in linea con i più elevati standard dell'UE.
L'accordo aprirà un accesso senza precedenti alla regione del Mercosur per gli agricoltori e i produttori alimentari europei. Si prevede che l'accordo aumenterà le esportazioni agroalimentari dell'UE verso il Mercosur fino al 50% attraverso:
- la riduzione dei dazi sui principali prodotti agroalimentari dell'UE, come vino, liquori, latticini e olio d'oliva;
- la protezione di 344 indicazioni geografiche dell'UE, prodotti alimentari e bevande tradizionali di alto valore, dalla concorrenza sleale e dalle imitazioni.
Allo stesso tempo, l'UE ha prestato grande attenzione a garantire che i settori agroalimentari sensibili beneficino di ogni necessaria protezione, grazie alle seguenti misure:
- Contingenti tariffari attentamente calibrati che limitano l'accesso al mercato dei prodotti sensibili importati dal Mercosur;
- Un meccanismo di salvaguardia giuridicamente vincolante che protegge i prodotti europei sensibili in caso di un'impennata delle importazioni dai paesi del Mercosur;
- Controlli rafforzati per impedire l'ingresso di prodotti non conformi nel mercato dell'UE, inclusi più audit e controlli nei paesi terzi e controlli rafforzati alle frontiere dell'UE;
- Azioni della Commissione per rendere operativo l'impegno nella Visione europea per l'Agricoltura e l'Alimentazione, per un maggiore allineamento degli standard di produzione, come quelli relativi ai pesticidi e al benessere degli animali, applicati ai prodotti importati; e
- Un fondo da 6,3 miliardi di euro, la rete di sicurezza dell'unità, a partire dal 2028, come ulteriore livello di protezione per i nostri agricoltori in caso di perturbazioni del mercato.
L'accordo è uno degli accordi più ambiziosi mai firmati dall'UE in termini di sviluppo sostenibile, in quanto prevede:
- Impegni ambiziosi e vincolanti in materia di azione per il clima, tra cui l'Accordo di Parigi come elemento essenziale;
- Impegni concreti in materia di sviluppo sostenibile, tra cui l'emancipazione economica delle donne e i diritti dei lavoratori;
- Un impegno a lavorare per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050; e
- Un chiaro contributo del commercio alla transizione verde.
Dopo la firma dell'Accordo di Partenariato, l'UE e il Mercosur seguiranno le rispettive procedure per la ratifica dell'accordo.
Dal lato dell'UE, l'APEM sarà soggetta a ratifica da parte di tutti gli Stati membri, secondo le rispettive procedure nazionali. Allo stesso tempo, l'Accordo provvisorio seguirà un processo di ratifica esclusivo dell'UE, in quanto rientra nelle competenze esclusive dell'UE. Ciò richiederà l'approvazione del Parlamento europeo e l'adozione di una decisione sulla conclusione da parte del Consiglio, dopodiché entrerà in vigore.
L'iTA scadrà con l'entrata in vigore dell'APEM.
Sulla base dello strumento SAFE, adottato con regolamento lo scorso anno, la Commissione europea ha approvato i piani di difesa nazionale presentati da otto Stati membri: Belgio, Bulgaria, Danimarca, Spagna, Croazia, Cipro, Portogallo e Romania.
La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato: "L'anno scorso, l'UE ha compiuto maggiori progressi nel settore della difesa rispetto ai decenni precedenti. Il Libro bianco e la Readiness Roadmap 2030 hanno consentito agli Stati membri di mobilitare fino a 800 miliardi di euro per la difesa. Questo include i 150 miliardi di euro per gli appalti congiunti (SAFE). Abbiamo ora approvato una prima serie di piani SAFE per Belgio, Bulgaria, Danimarca, Spagna, Croazia, Cipro, Portogallo e Romania. Gli altri seguiranno a breve. È ora urgente che il Consiglio approvi questi piani per consentirne un rapido esborso".
Questa decisione fa seguito a una rigorosa valutazione dei "Piani di investimento per la difesa nazionale" presentati dai paesi in lòinea con i criteri stabili dal regolamentoi "Azione per la sicurezza in Europa" (SAFE). L'approvazione consente l'erogazione della prima tranche di prestiti a tasso agevolato e a lungo termine, consentendo a questi paesi di aumentare con rapidità la propria capacità di risposta militare e di acquisire le necessarie attrezzature di difesa moderne. Integra inoltre l'Ucraina nell'ecosistema di sicurezza dell'UE e garantisce che il nostro sostegno sia rapido e sostenibile.
I livelli di finanziamento per ciascun paese sono stati stabiliti provvisoriamente a settembre, sulla base di principi di solidarietà e trasparenza. Ad esempio, 1,18 miliardi di euro sono stati stanziati per Cipro, mentre 16,68 miliardi di euro sono provvisoriamente assegnati alla Romania. Questo gruppo di 8 Stati membri avrà diritto a circa 38 miliardi di euro dopo la firma degli accordi di prestito. Questi fondi forniranno un impulso vitale alle capacità strategiche dove sono più necessarie.
La Commissione europea ha adottato una serie di proposte legislative per garantire un sostegno finanziario continuo all'Ucraina nel 2026 e nel 2027. L'esecutivo comunitario sottolinea che questa iniziativa rappresenta una pietra miliare significativa nel forte sostegno dell'UE alla difesa del Paese contro la guerra di aggressione della Russia.
Il pacchetto legislativo comprende:
- un prestito di sostegno per l'Ucraina (sulla base dell'art. 212 del Trattato sul funzionamento dell'UE TFUE) per un importo di 90 miliardi di euro;
- la modifica dello Strumento per l'Ucraina (sulla base dell'art. 212 del TFUE, per rafforzare l'assistenza di bilancio all'Ucraina;
- la modifica del Regolamento sul Quadro Finanziario Pluriennale (sulla base dell'art. 312 del TFUE) per consentire la copertura del prestito all'Ucraina tramite il c.d "headroom" ossia il margine di manovra nel bilancio dell'UE.
A dicembre, il Consiglio europeo aveva concordato, con l'astensione di Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia, di stanziare 90 miliardi di euro a sostegno decisivo delle esigenze di bilancio e militari dell'Ucraina nei prossimi due anni. Tale accordo ribadisce il fermo impegno dell'Unione europea a sostenere l'Ucraina.
La decsione del Consiglio europeo si è concxretizzata nell'odiuerna proposta di un prestito assumerà a ricorso limitato di 90 miliardi di euro all'Ucraina per il 2026 e il 2027. Il sostegno proposto sarebbe strutturato in due componenti: circa due terzi, pari a 60 miliardi di euro, saranno destinati all'assistenza militare, mentre il restante terzo, pari a 30 miliardi di euro, sarà fornito come sostegno al bilancio generale. Il sostegno aiuterà l'Ucraina a rafforzare le sue capacità di difesa e a garantire il funzionamento continuo dello Stato e dei servizi pubblici di base, contribuendo al contempo alla resilienza dell'Ucraina e alla sua maggiore integrazione con la base industriale della difesa europea.
L'Unione si riserva il diritto di utilizzare i beni russi immobilizzati al suo interno per rimborsare il prestito, nel pieno rispetto del diritto internazionale e dell'UE. Dunque l'iniziale idea di prestito di riparazione, proposto il 3 dicembre 2025, rimane sul tavolo.
L'accordo è stato raggiunto nell'ambito della cooperazione rafforzata, per la prima volta nell'emissione di debito comune, un meccanismo che consente agli Stati membri dell'UE di collaborare in settori specifici, quando diventa chiaro che l'UE nel suo complesso non può raggiungere gli obiettivi di tale cooperazione entro un termine ragionevole.
Il sostegno all'Ucraina sarà finanziato attraverso un prestito comune dell'UE sui mercati dei capitali. Il prestito all'Ucraina sarà garantito dal c.d. "margine di manovra" all'interno del bilancio dell'UE, come già previsto in relazione ad altri strumenti di assistenza finanziaria all'Ucraina dal 2023, come il Macro-Financial Assistance+, lo Strumento per l'Ucraina e il prestito di assistenza macrofinanziaria guidato dal G7. Le proposte odierne intendono rendere ulteriormente operativo il sostegno finanziario concordato, aiutando l'Ucraina a sostenere le funzioni statali essenziali e a rafforzare la sua resilienza e le sue capacità di difesa.
Le proposte legislative sono state presentate al Parlamento europeo e al Consiglio, al fine di avviare il processo legislativo per il loro esame e la loro adozione. Affinché la Commissione europea possa iniziare a fornire sostegno finanziario all'Ucraina nel secondo trimestre del 2026, in linea con l'accordo raggiunto dal Consiglio europeo lo scorso dicembre, è essenziale che tali atti vengano adottati rapidamente. Una volta raggiunto questo obiettivo, la Commissione procederà con l'adozione delle relative decisioni di esecuzione e collaborerà a stretto contatto con le autorità ucraine per predisporre le disposizioni necessarie affinché la Commissione possa effettuare la prima erogazione del prestito.
Come per altri meccanismi di sostegno finanziario dell'UE all'Ucraina, questo pacchetto sarà sostenuto da solidi meccanismi di condizionalità. Tra questi rientrano le misure volte a rafforzare lo Stato di diritto e la lotta alla corruzione previste dal Piano per l'Ucraina.
Dall'inizio della guerra di aggressione russa contro l'Ucraina, l'UE e i suoi Stati membri hanno fornito 193,3 miliardi di euro di sostegno complessivo all'Ucraina e agli ucraini, inclusi 3,7 miliardi di euro provenienti dai proventi dei beni russi immobilizzati, più di qualunque altro attore internazionale Il pacchetto di sostegno presentato oggi copre due terzi del fabbisogno finanziario complessivo dell'Ucraina per i prossimi due anni, secondo le valutazioni del Fondo Monetario Internazionale. Il sostegno continuo e coordinato dei partner internazionali rimane pertanto essenziale, incluso il tempestivo rispetto degli impegni del G7 per il 2026 e oltre.
La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il Presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa si sono recati venerdì scorso a Damasco per discutere del rinnovato rapporto bilaterale con la Siria. Hanno incontrato il Presidente siriano Ahmed al-Shaara per discutere di questo nuovo capitolo nelle relazioni bilaterali, incentrato su tre pilastri:
- Un nuovo partenariato politico a sostegno di una transizione pacifica e inclusiva e della riconciliazione in Siria, nonché della reintegrazione regionale del Paese;
- Una maggiore cooperazione commerciale ed economica, anche attraverso il coinvolgimento della Siria nelle iniziative del Patto per il Mediterraneo, sostenuta da un consistente pacchetto finanziario per il 2026 e il 2027 per consentire la ripresa socio-economica, la ricostruzione e l'agevolazione degli investimenti privati;
- Un pacchetto di sostegno finanziario di circa 620 milioni di euro per il 2026 e il 2027, che include aiuti umanitari, sostegno alla ripresa rapida e sostegno bilaterale.
La Presidente von der Leyen ha dichiarato: "Oltre un anno fa, decenni di paura, silenzio e violenza di Stato hanno finalmente iniziato a cedere il passo alla speranza, alle opportunità e alla possibilità di rinnovamento. Sappiamo che il percorso verso la riconciliazione e la ripresa è impegnativo. Perché guarire, ricostruire vite e creare fiducia nelle istituzioni richiede tempo. Siamo qui oggi per lavorare per la Siria e per tutti i siriani. Per raggiungere l'obiettivo di una nuova Siria pacifica, inclusiva e sicura".
Nel primo anniversario della nomina del Presidente Aoun, la Presidente von der Leyen e il Presidente Costa hanno accolto con favore i passi decisivi compiuti per stabilizzare la sicurezza e l'economia del Libano, essenziali per la ripresa e la ricostruzione del Paese. Hanno inoltre ribadito il loro impegno nei confronti delle istituzioni democratiche libanesi e sottolineato l'importanza delle prossime elezioni legislative.
La Presidente von der Leyen ha dichiarato: "L'Europa e il Libano condividono profonde radici mediterranee e una lunga tradizione di scambio, dialogo e cooperazione. Condividiamo anche un obiettivo comune: stabilità, sicurezza e prosperità per il nostro popolo. Oggi il nostro partenariato è forte. E siamo pronti a rafforzarlo ulteriormente".
L'UE è pronta ad avviare discussioni su un partenariato strategico e globale con il Libano non appena le condizioni lo consentiranno. I progressi nelle riforme chiave, tra cui la riforma del settore bancario e la modernizzazione delle istituzioni statali, rimangono essenziali e sono pienamente sostenuti dall'UE. Un partenariato rinnovato rafforzerebbe la cooperazione in settori di interesse comune e promuoverebbe l'attuazione del Patto per il Mediterraneo.
La Presidente von der Leyen ha inoltre ribadito il forte sostegno dell'UE alla sovranità e all'integrità territoriale del Libano, che devono essere preservate, e il suo sostegno di lunga data alle principali istituzioni di sicurezza del Libano, tra cui le Forze Armate Libanesi (LAF), le Forze di Sicurezza Interna (ISF) e la Sicurezza Generale. La Presidente ha sottolineato che è fondamentale garantire il completo disarmo dei gruppi armati non statali su tutto il territorio del Paese e che solo una soluzione diplomatica può garantire una stabilità regionale duratura. In questo contesto, l'accordo di cessate il fuoco del 27 novembre 2024 deve essere pienamente attuato e rispettato da entrambe le parti.
Contesto
Il 15 dicembre 2025, l'UE e il Libano hanno tenuto a Bruxelles il nono Consiglio di Associazione UE-Libano, il primo in 8 anni. Hanno esaminato lo stato delle loro relazioni bilaterali e ribadito il loro impegno comune ad approfondire il partenariato e a lavorare insieme per un Libano stabile, sicuro e prospero. La cooperazione con il Libano sarà inoltre intensificata nel quadro del Patto per il Mediterraneo e del suo prossimo Piano d'azione (marzo 2026).
Nel maggio 2024, la Presidente von der Leyen ha annunciato un pacchetto da 1 miliardo di euro a sostegno della stabilità, della ripresa e delle riforme del Libano. La prima metà del pacchetto (500 milioni di euro per il 2024-2025) è stata adottata nell'agosto 2024 e includeva il sostegno all'accesso ai servizi di base, alla sicurezza e alla gestione delle frontiere, alle riforme della governance, alla resilienza del settore privato e alla ripresa sostenibile post-conflitto. La seconda metà del pacchetto (500 milioni di euro) per il 2026-2027 è attualmente in fase di preparazione.
Il Consiglio dell'UE ha adottato due decisioni che autorizzano la firma dell'Accordo di partenariato UE-Mercosur (EMPA) e dell'Accordo commerciale interinale (iTA) tra l'UE e il Mercosur.
Insieme, questi accordi segnano una pietra miliare importante nelle relazioni di lunga data dell'UE con i partner del Mercosur: Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Una volta in vigore, stabiliranno un quadro per il dialogo politico, la cooperazione e le relazioni commerciali nell'ambito di un partenariato modernizzato e globale. Gli accordi richiederanno l'approvazione del Parlamento europeo prima di poter essere formalmente conclusi dal Consiglio. Sarà inoltre necessaria la ratifica di tutti gli Stati membri dell'UE affinché l'EMPA entri in vigore.
'EMPA riunisce il dialogo politico, la cooperazione e un impegno settoriale globale in un unico quadro. Include anche un pilastro dedicato al commercio e agli investimenti, che diventerà pienamente applicabile una volta concluso ed entrato in vigore l'accordo. Queste disposizioni intendono rafforzare la cooperazione in settori quali lo sviluppo sostenibile, l'ambiente e l'azione per il clima, la trasformazione digitale, i diritti umani, la mobilità, la lotta al terrorismo e la gestione delle crisi. Le disposizioni relative al dialogo politico promuoveranno un più stretto coordinamento su sfide globali come i cambiamenti climatici, il mantenimento della pace e la migrazione. Questo quadro faciliterà inoltre un solido scambio di buone pratiche su questioni che spaziano dalla governance all'innovazione tecnologica. L'EMPA rafforza inoltre il coordinamento UE-Mercosur nei consessi multilaterali e fornisce piattaforme strutturate per il dialogo settoriale.
In base alla decisione adottata oggi, l'UE firmerà l'accordo e applicherà gran parte dei capitoli politici e di cooperazione in via provvisoria, in attesa del completamento delle procedure di ratifica
L' Accordo commerciale provvisorio
L'Accordo commerciale provvisorio (iTA) riflette il pilastro dell'EMPA relativo alla liberalizzazione del commercio e degli investimenti e funzionerà come accordo autonomo fino all'entrata in vigore dell'EMPA a tutti gli effetti. Il suo obiettivo è quello di realizzare i benefici economici degli impegni commerciali negoziati il prima possibile. L'accordo offre riduzioni tariffarie e apre l'accesso a nuovi mercati per un'ampia gamma di beni e servizi. Settori chiave come l'agricoltura, l'automotive, i prodotti farmaceutici e i prodotti chimici beneficeranno di migliori condizioni commerciali. Inoltre, include disposizioni per agevolare gli investimenti e rimuovere gli ostacoli al commercio transfrontaliero di servizi, in particolare nei servizi digitali e finanziari. Le disposizioni sugli appalti pubblici consentiranno alle aziende dell'UE di accedere alle procedure di gara pubbliche nei paesi del Mercosur.
L'iTA rientra nella competenza esclusiva dell'UE e pertanto non richiede la ratifica da parte dei singoli Stati membri. Cesserà di applicarsi con l'entrata in vigore dell'EMPA.
Le clausole bilaterali di salvaguardia
Il Consiglio introduce disposizioni specifiche che garantiscono all'UE la possibilità di affrontare rapidamente le perturbazioni del mercato derivanti dalle importazioni di prodotti agricoli sensibili. Fino all'adozione formale del quadro legislativo permanente a seguito dei negoziati tra il Consiglio e il Parlamento europeo, la Commissione sarà autorizzata ad applicare misure di salvaguardia bilaterali ai sensi dell'iTA per i prodotti agricoli e si applicheranno requisiti di monitoraggio rafforzati ai prodotti soggetti a contingenti tariffari. Gli Stati membri possono chiedere alla Commissione di avviare inchieste di salvaguardia e la Commissione sarà tenuta a informare il Consiglio in modo completo e tempestivo di qualsiasi azione di salvaguardia prevista. Queste disposizioni temporanee dovrebbero garantire un elevato livello di protezione per gli agricoltori e il settore agroalimentare dell'UE durante il periodo di transizione.
L'UE e i suoi partner del Mercosur procederanno alla firma degli accordi. Prima che gli accordi possano essere formalmente conclusi, il Parlamento europeo dovrà dare il suo consenso. L'APEM entrerà pienamente in vigore una volta che tutti gli Stati membri dell'UE e i partner del Mercosur avranno completato la ratifica. L'iTA rimarrà in vigore fino a quando non sarà sostituito dall'entrata in vigore dell'accordo di partenariato definitivo.
L'UE e la Giordania segnano una pietra miliare fondamentale nelle loro relazioni di lunga data con il primo vertice bilaterale in assoluto. L'UE era rappresentata dalla Presidente von der Leyen e dal Presidente Costa, e la Giordania da Sua Maestà il Re Abdullah II.
I leader hanno fatto il punto sull'attuazione del Partenariato Strategico e Comprensivo tra l'UE e la Giordania (PSC) firmato un anno fa e hanno definito le priorità per il futuro, tra cui una conferenza di alto livello UE-Giordania sugli investimenti prevista per aprile 2026. Il vertice ha ribadito l'impegno dell'UE nei confronti della Giordania come partner strategico chiave per la stabilità, la prosperità e la cooperazione in Medio Oriente e nel Mediterraneo.
Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione, ha dichiarato: "Il partenariato UE-Giordania è più forte che mai. Il primo vertice UE-Giordania di oggi segna l'anniversario del nostro partenariato strategico e globale e i traguardi concreti che abbiamo raggiunto insieme da allora. Da una cooperazione politica più approfondita e un dialogo rafforzato sulla sicurezza a riforme, investimenti e opportunità per cittadini e imprese. Stiamo trasformando gli impegni in azioni concrete per la stabilità, la resilienza e la prosperità condivisa".
Nel corso del suo primo anno, il Partenariato ha prodotto risultati concreti nei suoi cinque pilastri: I) relazioni politiche e cooperazione regionale, II) sicurezza e difesa, III) resilienza economica, commercio e investimenti, IV) capitale umano, inclusi istruzione e competenze, e V) migrazione, protezione e sostegno ai rifugiati. I leader hanno rafforzato i legami politici collaborando per sostenere la stabilità regionale. La cooperazione in materia di sicurezza e difesa è progredita grazie al nuovo sostegno dell'UE nell'ambito del Fondo europeo per la pace e ai progressi nella gestione integrata delle frontiere.
Sul fronte economico, l'UE ha sostenuto il programma di riforme e la resilienza economica della Giordania.
Nel settembre 2025, l'UE ha adottato e implementato un programma di assistenza macrofinanziaria del valore di 500 milioni di euro. Un ulteriore programma di assistenza macrofinanziaria sarà adottato nel 2026, per altri 500 milioni di euro. Questo programma includerà erogazioni di sostegno al bilancio e una mobilitazione accelerata degli investimenti, anche per la transizione verde, l'acqua, l'energia e la connettività digitale.
L'UE e la Giordania hanno inoltre approfondito la cooperazione dal basso, tra le persone, attraverso i programmi per l' istruzione, le competenze, la ricerca e la mobilità giovanile, come ad esempio il programma per la ricerca e l'innovazione nell'area del Mediterraneo (PRIMA). Inoltre, l'UE ha mantenuto il suo sostegno agli sforzi eccezionali della Giordania nell'accogliere i rifugiati, garantendo l'accesso ai servizi, ai mezzi di sussistenza e alla protezione. La cooperazione con la Giordania sarà intensificata nel quadro del Patto per il Mediterraneo e del suo primo Piano d'Azione (previsto per marzo 2026).
Nel 2026, il Partenariato entrerà in una fase di attuazione più intensa, con tappe fondamentali che ne consolideranno ulteriormente la cooperazione e l'impatto. Tra queste, la Conferenza di alto livello UE-Giordania sugli investimenti (aprile 2026) e l'avvio del primo Dialogo UE-Giordania sulla sicurezza e la difesa, nonché un ulteriore dialogo sui diritti umani. La firma del primo Sostegno al Bilancio Multisettoriale è prevista per l'inizio del 2026 e darà il via a riforme chiave per migliorare la competitività, l'occupazione e il contesto imprenditoriale in Giordania.
L'UE e la Giordania rafforzeranno il commercio e gli investimenti transfrontalieri firmando, in occasione della Conferenza di Investimento UE-Giordania della primavera del 2026, diversi progetti infrastrutturali e di connettività di punta. Tra questi, il sistema di trasporto nazionale per la desalinizzazione dell'acqua tra Aqaba e Amman.
I ministri dell'agricoltura dell'UE si sono incontrati in una riunione straordinaria, su invito della Commissione europea e del Ministro Maria Panayiotou per la presidenza cipriota del Consiglio. La Commissione era rappresentata a questa riunione dai Commissari Hansen, Šefčovič e Várhelyi. Questo quanto hanno dichiarato:
Riconoscendo che l'agricoltura è fondamentale per la sovranità europea e che il settore agroalimentare dell'UE è fondamentale per la competitività europea, grazie a milioni di posti di lavoro e valore aggiunto, i partecipanti hanno fatto il punto sulle sfide che gli agricoltori e il settore agroalimentare devono affrontare e hanno scambiato opinioni sulle loro aspettative per il 2026. Le discussioni si sono concentrate sulle preoccupazioni derivanti dall'accresciuta volatilità e incertezza dei mercati globali, nonché sulla necessità di preservare una solida posizione competitiva degli agricoltori europei.
L'UE è consapevole della propria responsabilità e riconosce pienamente il senso di urgenza percepito nel settore. Per questo motivo, le azioni sono state orientate ad alleviare le pressioni e a creare nuove opportunità. I risultati della riunione sono strutturati come segue:
1. Garantire il sostegno della PAC: bilancio e quadro finanziario pluriennale post-2027
2. Fertilizzanti: migliorare la disponibilità e l'accessibilità economica, rafforzare la produzione interna e ridurre le dipendenze
3. Competitività globale: opportunità, parità di condizioni e reciprocità
4. Ulteriore semplificazione a vantaggio degli agricoltori
La sicurezza alimentare è una componente fondamentale della sicurezza e della sovranità complessive dell'UE. È pertanto necessario garantire il futuro dell'agricoltura e di un settore agroalimentare competitivo in Europa. L'UE è pronta ad agire laddove necessario, a breve e a lungo termine. Continuerà a difendere con rigore i propri interessi nel settore dell'agricoltura e della sicurezza alimentare e a trasformare in realtà la Visione per l'agricoltura e l'alimentazione.
Riportiamo il testo integrale della dichiarazione rilasciata dai partner europei che partecipano alla "coalizione dei volenterosi", che si è riunita ieri 6 gennaio.
"I membri della Coalizione dei Volenterosi, Ucraina e Stati Uniti, si sono riuniti oggi a Parigi.
Abbiamo tutti sottolineato il nostro impegno per una pace giusta e duratura in Ucraina, in linea con i principi della Carta delle Nazioni Unite, e abbiamo accolto con favore i progressi compiuti, anche nelle discussioni tra americani, ucraini, partner europei e altri.
In particolare, la Coalizione ha chiarito che la capacità dell'Ucraina di difendersi è di fondamentale importanza per garantire il futuro della sicurezza collettiva ucraina ed euro-atlantica. Abbiamo confermato che garantire la sovranità e la sicurezza duratura dell'Ucraina sarà parte integrante di un accordo di pace e che qualsiasi soluzione dovrà essere supportata da solide garanzie di sicurezza per l'Ucraina.
Siamo pronti a impegnarci in un sistema di garanzie politicamente e giuridicamente vincolanti che saranno attivate una volta entrato in vigore il cessate il fuoco, in aggiunta agli accordi bilaterali di sicurezza e in conformità con i nostri rispettivi ordinamenti giuridici e costituzionali.
Questo include le seguenti componenti:
1. Partecipazione a un meccanismo di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco proposto dagli Stati Uniti. Sarà istituito un sistema di monitoraggio del cessate il fuoco continuo e affidabile, che includerà i contributi dei membri della Coalizione dei Volentieri. La Coalizione dei Volentieri sarà inoltre rappresentata nella Commissione Speciale che verrà istituita per affrontare eventuali violazioni, attribuire le responsabilità e determinare i rimedi.
2. Sostegno alle Forze Armate ucraine: la Coalizione ha concordato di continuare a fornire assistenza militare e armamenti essenziali a lungo termine alle Forze Armate ucraine per garantirne la capacità sostenibile, poiché rimarranno la prima linea di difesa e deterrenza. Ciò includerà, a titolo esemplificativo ma non esaustivo: pacchetti di difesa a lungo termine; sostegno al finanziamento dell'acquisto di armi; continua cooperazione con l'Ucraina sul suo bilancio nazionale per il finanziamento delle forze armate; accesso a depositi di difesa in grado di fornire rapidamente supporto aggiuntivo in caso di un futuro attacco armato; fornitura di supporto pratico e tecnico all'Ucraina nella costruzione di fortificazioni difensive.
3. Una Forza Multinazionale per l'Ucraina, composta da contributi di nazioni disponibili nell'ambito della Coalizione, per sostenere la ricostruzione delle forze armate ucraine e la deterrenza. È stata condotta una pianificazione militare coordinata per preparare misure di rassicurazione aerea, marittima e terrestre e per la rigenerazione delle forze armate ucraine. Abbiamo confermato che tali misure di rassicurazione dovranno essere rigorosamente attuate su richiesta dell'Ucraina, una volta ottenuta una cessazione credibile delle ostilità. Questi elementi saranno guidati dall'Europa, con il coinvolgimento anche di membri non europei della Coalizione, e con il supporto proposto degli Stati Uniti.
4. Impegni vincolanti a sostenere l'Ucraina in caso di un futuro attacco armato da parte della Russia, al fine di ripristinare la pace. Abbiamo concordato di finalizzare impegni vincolanti che definiscano il nostro approccio a sostegno dell'Ucraina e a ripristino della pace e della sicurezza in caso di un futuro attacco armato da parte della Russia. Tali impegni possono includere l'impiego di capacità militari, supporto logistico e di intelligence, iniziative diplomatiche e l'adozione di ulteriori sanzioni.
5. Impegno ad approfondire la cooperazione di difesa a lungo termine con l'Ucraina. Abbiamo concordato che continueremo a sviluppare e approfondire la cooperazione reciprocamente vantaggiosa in materia di difesa con l'Ucraina, tra l'altro: formazione, produzione congiunta di prodotti industriali per la difesa, anche mediante l'uso di strumenti europei pertinenti, e cooperazione in materia di intelligence.
Abbiamo inoltre deciso di istituire una cellula di coordinamento USA/Ucraina/Coalizione presso il Quartier generale operativo della Coalizione a Parigi.
Il Gruppo Banca Europea per gli Investimenti (BEI) raddoppierà i finanziamenti per l'edilizia abitativa nell'ambito del pacchetto per l'edilizia abitativa della Commissione Europea. Il Gruppo BEI ha aumentato notevolmente i finanziamenti a sostegno di alloggi a prezzi accessibili e sostenibili, in linea con il piano della Commissione, concentrandosi principalmente su innovazione, ristrutturazioni e nuove costruzioni. L'anno prossimo, la dotazione aumenterà ulteriormente, estendendo il supporto finanziario e di consulenza della BEI a tutti gli Stati membri e facendo leva sui fondi dell'Unione Europea.
La Presidente del Gruppo BEI, Nadia Calviño, ha dichiarato: "Stiamo incrementando gli investimenti nell'edilizia abitativa a 6 miliardi di euro nel 2026, promuovendo l'innovazione, le ristrutturazioni e i nuovi progetti edilizi in tutta l'UE".
Il pacchetto per l'edilizia abitativa della Commissione include il primo Piano europeo per l'edilizia abitativa a prezzi accessibili, nonché una strategia specifica per il settore dell'edilizia abitativa e la revisione delle norme sugli aiuti di Stato per consentire agli Stati membri di sostenere gli investimenti in alloggi a prezzi accessibili. Il Gruppo BEI collaborerà strettamente con la Commissione per contribuire a tradurre le ambizioni del piano in investimenti concreti sul campo.
Gli elementi chiave del contributo del Gruppo BEI al pacchetto abitativo della Commissione annunciato oggi includono:
- Iniziativa Housing TechEU da 400 milioni di euro: questo programma fornisce finanziamenti essenziali per l'innovazione nell'ambito della strategia della Commissione per l'edilizia abitativa, promuovendo nuove tecnologie di costruzione e opportunità abitative scalabili.
- Piattaforma di investimento paneuropea: il Gruppo BEI e la Commissione stanno collaborando con le banche di promozione nazionali per sviluppare una piattaforma che metta in contatto gli investitori con i progetti edilizi. La piattaforma, che si basa sull'attuale portale web del Gruppo BEI dedicato all'edilizia abitativa, sarà un punto di riferimento per investimenti, conoscenze e casi di studio in alloggi a prezzi accessibili e sostenibili.
- Cofinanziamento e valorizzazione degli investimenti finanziati dall'UE: il Gruppo BEI collaborerà direttamente con gli Stati membri, le città e i fornitori di alloggi, e indirettamente attraverso partnership con banche e istituti di promozione nazionali (NPBI) e banche commerciali, per contribuire a mobilitare finanziamenti per l'edilizia abitativa a prezzi accessibili, un obiettivo chiave del piano dell'UE.
- Strumenti finanziari innovativi: attraverso la sua unità di consulenza, il Gruppo BEI ha sviluppato congiuntamente con la Commissione strumenti modello per combinare le sovvenzioni di coesione dell'UE con i finanziamenti del Gruppo BEI e altri finanziamenti pubblici e privati per l'edilizia abitativa a prezzi accessibili. Il Gruppo BEI ha inoltre contribuito alle discussioni sulla revisione delle norme sugli aiuti di Stato per consentire un maggiore sostegno agli investimenti pubblici e privati in alloggi a prezzi accessibili in tutti gli Stati membri.
- Studio di fattibilità per gli alloggi per studenti: nell'ambito del nuovo pacchetto per l'edilizia abitativa, il servizio consultivo della BEI collaborerà con la Commissione per individuare opportunità di miglioramento degli alloggi per studenti in tutta Europa.
Ioannis Tsakiris, Vicepresidente della BEI e responsabile della politica abitativa della BEI, ha dichiarato: "Il piano per l'edilizia abitativa a prezzi accessibili della Commissione segna una svolta per l'agenda europea in materia di edilizia abitativa. Lavorando in stretta collaborazione con la Commissione europea, il Gruppo BEI è pienamente mobilitato per supportare gli Stati membri con i finanziamenti, l'innovazione e le competenze tecniche necessarie per accelerare la realizzazione di alloggi a prezzi accessibili e sostenibili. Attraverso il nostro approccio a tre pilastri: innovazione, ristrutturazione e nuova costruzione, ci impegniamo ad aiutare città, regioni e fornitori di alloggi a tradurre questa ambizione europea in milioni di nuove abitazioni per i cittadini che ne hanno più bisogno".
Il Gruppo BEI ha lanciato un Piano d'azione per un'edilizia abitativa accessibile e sostenibile, concepito per sostenere pienamente gli obiettivi della Commissione. Il piano si articola su tre pilastri, che guidano l'attività di finanziamento e consulenza del Gruppo:
- Innovazione: sostenere nuove tecnologie, metodi di costruzione industrializzati e opzioni digitali per rendere la fornitura di alloggi più rapida, ecologica ed economica.
- Ristrutturazione: consentire l'ammodernamento su larga scala e l'ammodernamento energeticamente efficiente del parco immobiliare esistente in Europa.
- Nuova costruzione: finanziare la costruzione di abitazioni a prezzi accessibili e sostenibili in collaborazione con partner nazionali e locali.
Il Gruppo BEI collabora strettamente con la Commissione, i governi nazionali, le città, le istituzioni finanziarie internazionali, le banche di promozione nazionali e gli intermediari finanziari per rafforzare il settore immobiliare europeo, fornendo i finanziamenti e le competenze necessarie per costruire alloggi più innovativi, efficienti dal punto di vista energetico e accessibili. Il Gruppo BEI basa il suo approccio all'edilizia abitativa a prezzi accessibili su tre priorità fondamentali: il sostegno a tecniche di costruzione innovative e sostenibili, la ristrutturazione del patrimonio edilizio obsoleto europeo e la costruzione di nuovi alloggi a prezzi accessibili.
Per accelerare i progressi, il Gruppo BEI ha lanciato un Piano d'azione per l'edilizia abitativa a prezzi accessibili e sostenibile, volto ad aumentare i finanziamenti in tutta Europa a oltre 4 miliardi di euro nel 2025 e a raggiungere 6 miliardi di euro di prestiti per l'edilizia abitativa nel 2026, con un supporto completo e soluzioni di mercato più rapide. Nell'ambito di questo Piano d'azione, il Consiglio di amministrazione della BEI ha autorizzato un'iniziativa HousingTechEU, la prima nel suo genere, da 400 milioni di euro, per sostenere le imprese a media e grande capitalizzazione del mercato immobiliare dell'UE al fine di accelerare l'innovazione industriale, tecnologica e nel settore delle costruzioni. Questo nuovo finanziamento contribuirà allo sviluppo di nuovi materiali da costruzione, macchinari e ingegneria per migliorare la qualità e ridurre i costi degli alloggi, stimolando al contempo l'innovazione e la competitività in Europa.
Per facilitare l'accesso al supporto da parte di enti locali, sviluppatori e comunità, il Gruppo ha collaborato con i partner per sviluppare il portale online "More homes. Better homes", che mette in contatto gli operatori del settore immobiliare con la consulenza, i finanziamenti e le risorse di cui hanno bisogno. Questo portale web è stato approvato dalla Commissione Europea come primo passo verso la Piattaforma Paneuropea di Investimento.
Parlamento europeo e gli Stati membri hanno raggiunto l'accordo sull'obiettivo giuridicamente vincolante di riduzione del 90% delle emissioni nette di gas serra (GHG) entro il 2040 e sulla modifica della legge UE sul clima. L'accordo include anche la possibilità di utilizzare crediti internazionali di alta qualità per raggiungere la riduzione del 90% delle emissioni di gas serra entro il 2040, rispetto ai livelli del 1990, con un contributo adeguato fino al 5%. L'obiettivo climatico concordato garantisce una traiettoria chiara e stabile verso un'economia europea decarbonizzata entro il 2050. Offre certezza agli investitori e alle imprese per promuovere la transizione pulita, la competitività industriale, la sicurezza energetica e l'indipendenza dell'UE.
A livello internazionale, l'UE sta dimostrando il suo fermo impegno per il raggiungimento dell'accordo di Parigi e la sua leadership come partner all'avanguardia e affidabile nell'azione globale per il clima. La Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato: "Oggi l'UE dimostra il suo forte impegno per l'azione per il clima e l'accordo di Parigi. Un mese dopo la COP30, abbiamo trasformato le nostre parole in azioni, con un obiettivo giuridicamente vincolante di riduzione del 90% delle emissioni entro il 2040. Abbiamo una chiara direzione di marcia verso la neutralità climatica e un piano pragmatico e flessibile per rendere la transizione pulita più competitiva".
Questo accordo provvisorio definisce un percorso pragmatico e flessibile verso il 2040 che riflette le attuali realtà economiche e geopolitiche. Fornisce le condizioni abilitanti per raggiungere l'obiettivo concordato del 90%, inclusa la piena attuazione del Clean Industrial Deal. Definisce alcune flessibilità ed elementi chiave per l'obiettivo del 2040 e per il quadro climatico post-2030 che guideranno le prossime proposte legislative della Commissione:
- La legge prevede la possibilità di utilizzare crediti internazionali di alta qualità per fornire un "contributo adeguato" al raggiungimento dell'obiettivo del 2040, a partire dal 2036. Tale importo può arrivare fino al 5% delle emissioni nette di gas serra dell'UE del 1990, corrispondente a una riduzione nazionale delle emissioni nette di gas serra dell'85% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2040. E' previsto un periodo pilota per il periodo 2031-2035.
- La possibilità di utilizzare le capacità stabili di assorbimento a livello nazionale nell'ambito del Sistema UE di scambio delle quote di emission (EU ETS) per compensare le emissioni residue difficili da ridurre.
- Saranno previste maggiore flessibilità all'interno e tra i settori e gli strumenti per contribuire al raggiungimento degli obiettivi in modo semplice ed economicamente conveniente. Concretamente, ciò potrebbe dare a uno Stato membro la possibilità di compensare le carenze in un settore senza compromettere il progresso complessivo.
L'accordo provvisorio evidenzia inoltre gli elementi che dovranno essere inclusi nel quadro post-2030. Tra questi, una maggiore attenzione alla competitività dell'industria e dell'economia europee; una transizione equa, pragmatica, economicamente vantaggiosa e socialmente equilibrata per tutti; tecnologie innovative e pulite basate sulla neutralità tecnologica; e soluzioni basate sulle energie rinnovabili. I colegislatori hanno introdotto una valutazione biennale sull'attuazione degli obiettivi intermedi per tenere conto delle più recenti evidenze scientifiche, degli sviluppi tecnologici e della competitività globale dell'UE. Anche la disposizione relativa alla revisione è stata rafforzata, in modo che la Commissione, in una futura revisione, possa fare il punto sugli impatti sulla competitività delle industrie dell'UE, sull'evoluzione dei prezzi dell'energia, sullo stato degli assorbimenti netti a livello UE e sulla flessibilità degli Stati membri nell'utilizzo di crediti internazionali di alta qualità per raggiungere i propri obiettivi e sforzi post-2030.
L'accordo posticipa inoltre di un anno, dal 2027 al 2028, l'applicazione del sistema di scambio di quote di emissione dell'UE per gli edifici, il trasporto su strada e le piccole industrie (ETS2). Il rinvio non pregiudica gli obblighi di monitoraggio, rendicontazione e verifica previsti dall'ETS2, che sono iniziati come previsto nel 2025.