Mario Draghi, nel suo intervento due gionri fa al Parlamento europeo, ha messo in scena la celebre frase che nanni Moretti recita all'indirizzo di Massimo d'Alema in uno dei suoi film più famosi: "Dì qualcosa!", con ciò intendendo dire che la sinistra italiana, anche a corto di argomenti propriamente di sinistra, non poteva comunque restare muta nel dibattito cruciale di quegli anni in Italia.
mario Draghi, all'Europa tutta per mezzo dei suoi rappresentanti, alla domanda di cosa l'UE avrebbe dovuto fare adesso, nelle mutate circostanze del presente rispetto ai soli cinque mesi trascorsi dalla pubblicazione del suo report su come l'Europa dovrebbe colmare le distanze con il resto del mondo in termini di competitività, alla domanda su cosa fare oggi, dunque, che la terra del vecchio continente trema come ai Campi Flegrei, ha risposto: "Non ne ho idea, ma fate qualcosa". L'inazione è fatale come quando uno svenutato alpinista si addormenta in mezzo alla tormenta di neve per non sapere più come tornare indietro.
Ma cosa frena l'Europa? La fede incrollabile nel progresso, che sia scientifico o sociale o morale, la ferma convinzione che una volta raggiunto un traguardo non si possa più tprnare indietro. Ed il traguardo della pace, raggiunto e mantenuto da oltre sessant'anni, ha fatto ritenere che la guerra non possa mai più riapparire nel futuro dei popoli europei.
Invece, all'improvviso, l'Europa, come Adamo, si scopre nuda. Accerchiata dall'implacabile ritorno del peccato originale, sotto forma di rigurgiti di progetti egemonici sincronizzati a livello globale.
In questi giorni tutto a Bruxelles sembra sospeso. E' stato appena adottato il programma di lavoro della Commissione europea, che di norma segna l'avvio a pieno regime della legislatura, ma le troppe incognite creano incertezza sulla giusta destinazione delle risorse a disposizione, nell'urgenza sempre più palese di dare priorità alla difesa.
E' triste che l'Europa non solo debba compiangere la sua beata illusione di un futuro sempre più di pace, ma addirittura si veda costretta a ricorrere allo sviluppo dei suoi apparati militari come fonte di crescita del suo prodotto interno lordo.
E' chiaro che in questo quadro l'opinione pubblica avrà di che stupirsi, se anche su questo fronte non si agisce con rapidità.
Draghi aveva ragione, ma forse, cinque mesi fa,neanche lui immaginava sino a che punto le sue parole sarebbero state profetiche.
CLS