Tik Tok ed i gravi pericoli per i minori
I social hanno rivoluzionato la vita di tanti, ma in pochi all'inizio hanno percepito che non ogni rivoluzione è necessariamente positiva, se i c.d. effetti collaterali possono oltremodo superare gli apsetti positivi. Tutto questo perchè lo strumento in seè, concepito per abbattere le distanze che nel mondo virtulae non hanno ragione di essere, è diventato nelle mani di pochi pionieri del web, un'arma di distrazione di massa, potrenzialmente tossica.
L'Europa per prima corre ai ripari grazie al fatto di essersi dotato di regole almeno in astratto incisive. E' così che una scure non di poco conto si abbatte oggi su Tik Tok, smascherando le sue troppe influenze negative, in particolare sui giovani. La Commissione Europea, infatti, ha stabilito in via preliminare che TikTok viola il Digital Services Act per il suo design che crea dipendenza attraverso le funzionalità come lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica, le notifiche push e il suo sistema di raccomandazione altamente personalizzato.
Henna Virkkunen, Vicepresidente Esecutiva per la Sovranità Tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia, ha dichiarato: "La dipendenza dai social media può avere effetti negativi sullo sviluppo mentale di bambini e adolescenti. Il Digital Services Act rende le piattaforme responsabili degli effetti che possono avere sui loro utenti. In Europa, applichiamo la nostra legislazione per proteggere i nostri bambini e i nostri cittadini online".
L'indagine della Commissione indica in via preliminare che TikTok non ha valutato adeguatamente in che misura queste funzionalità che creano dipendenza provochino danni anche gravi al benessere fisico e mentale dei suoi utenti, compresi minori e adulti vulnerabili. TikTok a sua volta, sembra non aver implementato misure ragionevoli, proporzionate ed efficaci per mitigare i rischi derivanti dal suo design che crea dipendenza.
La tutela del giornalismo libero e professionale nella giungla del web
La Commissione Europea ha pubblicato nuove linee guida per garantire che il giornalismo professionale sia riconosciuto e tutelato sulle piattaforme digitali. Le linee guida sono rivolte alle Very Large Online Platforms (VLOP) – secondo la definizione del Digital Services Act – ed ai fornitori di servizi d'informazione per orientarle nell'attuazione corretta dello European Media Freedom Act. L'articolo 18, paragrafo 1, dello European Media Freedom Act protegge i contenuti informativi online da rimozioni arbitrarie ed ngiustificate. Le norme impongono alle VLOP di notificare in anticipo ai fornitori di servizi media l'intenzione di rimuovere contenuti giornalistici e di spiegare chiaramente le ragioni della loro decisione. I fornitori di servizi media hanno inoltre 24 ore di tempo per rispondere prima che la rimozione abbia effetto. Per beneficiare di queste garanzie, i fornitori di servizi d'informazione devono rilasciare una dichiarazione con cui confermano di soddisfare determinati requisiti, quali l'indipendenza editoriale e la assoggettabilità a vigilanza regolamentare, attraverso una specifica funzionalità predisposta dalle VLOP.
Le linee guida servono ad aiutare le VLOP a implementare questa funzionalità ed a guidari i fornitori di servizi media nella compilazione e gestione delle loro dichiarazioni. Descrivono inoltre le procedure che consentono ai VLOP di consultare le autorità di regolamentazione in caso di dubbi e di coinvolgere le organizzazioni della società civile, compresi i fact-checker, nella revisione delle dichiarazioni.
La Commissione ha elaborato queste linee guida attraverso un'ampia consultazione con i fornitori di servizi media, la società civile e le organizzazioni di fact-checker, le autorità di regolamentazione e i rappresentanti dei fornitori di VLOP, tra gli altri.
Con la maggior parte delle disposizioni in vigore dall'agosto 2025, lo European Media Freedom Act è un atto legislativo fondamentale per tutelare il pluralismo e l'indipendenza dei media nell'UE, garantendo che i media, pubblici e privati, possano operare più facilmente a livello transfrontaliero nel mercato interno dell'UE, senza indebite pressioni e tenendo conto della trasformazione digitale del settore mediatico.
I primi frutti del partenariato strategico con l'India
La Commissione europea e l'India hanno avviato oggi discussioni esplorative volte a valutare una possibile associazione dell'India a Horizon Europe, il programma di punta dell'UE da 93,5 milioni di euro, progettato per promuovere la ricerca e l'innovazione oltre i confini internazionali. Questa iniziativa fa seguito al recente 16° vertice UE-India tenutosi a Nuova Delhi, dove entrambe le parti hanno ribadito il loro impegno ad approfondire la cooperazione strategica in materia di commercio, sicurezza, scienza, innovazione e mobilità.
In caso di favorevole esito delle trattative,, i ricercatori e le istituzioni indiane potranno ricevere finanziamenti direttamente da Horizon Europe ed essere capofila dei progetti, con l'India che fornirebbe un contributo finanziario al programma. L'associazione sosterrà una collaborazione strutturata e a lungo termine tra gli attori europei e indiani della ricerca e dell'innovazione, faciliterà progetti congiunti nell'ambito di Horizon Europe e rafforzerà la cooperazione su priorità scientifiche e tecnologiche condivise.
La cooperazione UE-India in materia di ricerca e innovazione è stata istituita con l'Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica, firmato nel 2001 e prorogato fino al 2030 durante il vertice UE-India del mese scorso, a sottolineare l'impegno per il progresso reciproco in ambito scientifico.
Ekaterina Zaharieva, Commissaria per le Startup, la Ricerca e l'Innovazione, ha dichiarato: "La scienza funziona meglio quando i confini non ostacolano le idee. Esplorare l'associazione dell'India a Horizon Europe significa mettere in contatto talento, ambizione e fiducia e costruire soluzioni insieme su scala globale".
Attualmente, Horizon Europe ha stabilito accordi di associazione con 22 paesi extra-Ue. L'elenco include Albania, Armenia, Bosnia-Erzegovina, Canada, Egitto, Isole Faroe, Georgia, Islanda, Israele, Corea, Kosovo, Moldavia, Montenegro, Nuova Zelanda, Macedonia del Nord, Norvegia, Serbia, Svizzera, Turchia, Tunisia, Ucraina e Regno Unito, mentre i negoziati con il Giappone si sono conclusi con successo a dicembre.