Fuochi d'artificio sull'Europa

02/04/2025

I cambiamenti avvengono nel frastuono  o nel silenzio. I secondi sono quelli che emergono dalle profondità di un lungo processo di metabolizzazione, per cui la novità affiora come sostanza nuova e leggera sul pelo dell'acqua. 

I primi irrompono preceduti da troppe parole, che riempiono spesso le orecchie di fonemi in libertà. 

L' Europa ha scelto da che parte stare: ha scelto di attendere e nel frattempo affilare le unghie. Così in rapida sequenza, sebbene non generate senza incubazione, ha adottato una triade di provvedimenti intesi a farne una fortezza non più solo nei confronti degli immigrati, ma di chi a ben altr orizzonti si staglia come una minaccia potenziale o imminente. E duqnue, ecco in sequenza il Libro bianco sul futuro della difesa, la Strategia sulla preparazione e la Strategia sulla sicurezza interna, adottati nell'arco di meno di due settimane, come se non vi fosse più tempo da perdere.

E poi ci sono i fondi strutturali, bandiera per eccellenza del principio di solidarietà ma manche di sussidiarietà, che nell'era dell'onnipotenza di Caino viene prontamente riadattato alle nuove priorità e riconfigurato in senso centrale, perché le regioni ne frammenterebbero troppo la portata.

Il popolo dell'Europa, o almeno una parte di esso, si mobilita contro questa dottrina rumorosa di autodifesa ed invoca un'Europa di pace. Ma non sa, quel popolo, che la pace si costruisce nel silenzio del cuore e nella forza della testimonianza. Il pensiero cristiano oggi si rivolge all'Europa come ad un baluardo sì di pace, secondo l'insegnamento dei suoi padri fondatori, ma sente la necessità d'incarnarsi nella cosceinza civile a partire non da proclami, ma da un impegno collettivo. Che vuol dire, in ultima analisi, un impegno politico.

Quanto sta accadendo oggi in Europa deve servire da crinale per esortare definitivamente le persone, di fede laica o religiosa, a uscire dall'indifferenza e scendere in campo: fare politica nel senso più alto e severo del termine. Da più parti in fatti s'invoca la necessità di una reale integrazione politica tra i 27 stati membri come asse portante di un modello di difesa comune basato sulla deterrenza, ma quel processo può avere inizio solo dall'impegno, da subito, di ogni cittadino in favore della casa comune europea. 

Gli strumenti ci sono, sin d'ora. E dato che Ursula von der Leyen ha più volte ripetuto che è tempo di agire, facciamo sì che ad agire non siano solo coloro che dai cambiamenti si apprestano a trarre il maggiore profitto.

CLS

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