Oggi l’informazione, che sia sui temi nazionali o sulle questioni europee e globali, è chiamata a contribuire alla protezione delle persone, delle realtà sociali e dei beni che insistono su un determinato territorio da minacce invisibili, la cui definizione si sintetizza nell’acronimo FIMI (foreign information, manipulation, interference).
Il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum le colloca al secondo posto in termini di gravità del rischio a livello globale e sottolinea come la disinformazione e le manipolazioni attraverso le nuove tecnologie dell’intelligenza artificiale possono approfondire le divisioni politiche, culturali o identitarie all'interno delle società, corrodendo il dibattito pubblico e indebolendo le risposte alle crisi.
Nel suo messaggio del 24 gennaio in occasione della giornata mondiale delle comunicazioni sociali, papa Leone XIV avverte che preservare la centralità dell’uomo – “volti e voci sono sacri” – implica una sfida antropologica che coinvolge la società intera a tutti i livelli in un’alleanza fondata su tre pilastri: responsabilità, cooperazione e educazione.
Il ruolo dell’informazione assume un’importanza fondamentale in quest’ottica. Da un lato diviene più che mai necessaria per creare una più precisa consapevolezza dei cittadini e delle realtà sociali che la compongono, in particolare quelli più esposti a situazioni di rischio per età, condizioni di debolezza o fragilità, e per situazioni sociali (adolescenti, anziani, minoranze). Dall’altro è chiamata ad un dovere di ricerca della verità dei fatti, che non sarebbe in sé un compito nuovo, ma si presenta oggi quanto mai difficile.
L’Europa in questa sfida sta cercando di dotarsi degli strumenti giusti di difesa. La consapevolezza dei propri valori di libertà e democrazia, un tempo faro di civiltà nel mondo intero, risente l’insidia della solitudine in un contesto globale ostile, dove dietro questa enorme forza invisibile c’è solo una manciata di aziende.
La forza dell’Europa, spesso criticata perché considerata un vincolo troppo oneroso per le imprese, è proprio la sua capacità di regolamentare anche i settori più sfuggenti. E’ grazie a questa forza che importanti normative come il Digital Service Act o l’Artificiale Intelligence Act hanno potuto porre dei limiti alla proliferazione di pratiche scorrette e pericolose nel mondo delle tecnologie digitali e delle grandi piattaforme on line.
Certo non basta. Occorre difendersi, e difendere l’indipendenza del giornalismo e di chi vuole continuare a svolgere questo lavoro con onestà e trasparenza. Un passo importante in questa direzione è stato fatto con l’adozione dello Scudo della Democrazia, sviluppato congiuntamente dalla Commissione Europea e dal Servizio Europeo per l'Azione Esterna, che mira a rafforzare l'integrità dello spazio informativo nei processi elettorali ed in altri ambiti della democrazia.
Nella sua dimensione esterna il contrasto alla disinformazione vede anche un’azione condotta dalle istituzioni europee in particolare contro la propaganda russa, come la recente decisione del Consiglio UE di imporre nuove misure restrittive su personalità russe accusate di diffondere disinformazione sulla guerra in Ucraina, come i presentatori televisivi Dmitry Guberniev, Ekaterina Andreeva e Maria Sittel, o come il propagandista Pavel Zarubin.
Ma il vero terreno di gioco, come avverte anche Papa Leone XIV, è l’educazione, con l’introduzione nei sistemi educativi ad ogni livello dell’alfabetizzazione ai media, all’informazione e all’IA: senza trascurare gli anziani ed i membri emarginati della società.
In questo senso l’Europa deve saper raccordare la cultura umanistica che da sempre indirizza l’uomo verso lo sviluppo delle facoltà di riflessione, analisi e pensiero critico, con i cambiamenti nella percezione della realtà indotti dalla rivoluzione delle tecnologie digitali.
E qui, oltre alle varie “strategie” ( strumento ampiamente usato dalla UE negli ultimi anni) occorre che l’UE impari a porre in essere anche le “tattiche” che ne conseguono.
Piercarlo Valtorta