Che vi fosse un ponte immaginario che metteva in collegamento il comunismo con il capitalismo nel nome del potere era cosa impensabile ai tempi della egemonia di Stalin. Almeno è quello che abbiamo creduto, pensando che la vera discriminante fosse la conquista della democrazia contro ogni dforma di potere autoritario. Oggi molti si attendono un esito di questo genere guardando al mondo da una prospettiva trasversale. Restare se stessi non fa parte del gioco, purché la corsa sia sempre in salita e non perda mai un colpo. Anche una guerra é utile allo scopo.E' la logica implacabile dell'imperialismo che scavalca ogni ideologia.
Però gli attori sulla scena non sono solo due. Le luci illuminano un altro personaggio, che sarebbe piaciuto molto a Pirandello, lo avrebbe osservato calcare tutto il tempo il palcoscenico in cerca di un'identità non più sua. E' accaduto infatti che nel giorno della storia qualcosa ha fatto cambiare il corso degli eventi, cristallizzandoli su sponde scomode: non più l'idea di progresso da condividere con l'orizzonte vasto di un pianeta da risanare, ma attesa infinita delle mosse dell'altro per poter intuire le proprie e il futuro, forse.
Il futuro è un'onda nera, non ha confini e non concede tempo nella corsa folle dell'innalzamento della temperatura globale. Non si accontenta di faticosi compromessi tra paesi ricchi, in testa l'Europa, e paesi poveri, che per una volta possono pretendere di essere ascoltati. Ma non accontentati, le cifre non colmano la distanza dei bisogni delle diverse parti.
Pirandello sorride, in fondo al teatro, per una volta l'imprevedibile ha un copione prevedibile, salvo oscurarsi quando l'onda nera del futuro si fa troppo alta.
CLS