C'è un risvolto allegorico nella scelta logistica del vertice informale dei leader della UE dedicato alla difesa. La prima volta di un vertice europeo conovocato allo scopo unico di discutere, sia pure in via informale, della difesa dell'Europa.
Il vertice in un primo momento era stato previsto in una sede anomala, se vogliamo: un castello situato a circa 70 chilometri da Bruxelles. Scenario appartato e suggestivo, pressoché precluso ai giornalisti per ragioni di sicurezza e di inadeguatezza degli spazi a disposizone. Praticamente un gabinetto di guerra di passata memoria.
Poi è intervenuto un ripensamento o cos'altro, ed il vertice è stato rilocalizzato nel cuore di Bruxelles, a due passi dalla storica e affascinante Grand Place. probabilmente per ragioni ben più prosaiche, resta il fatto che la vicenda ben si presta a simboleggiare quanto sta avvenendo in Eurorpa al risveglio dall'incubo provocato prima dalla guerra in Ucraina, ora dalle nubi che si vanno ammassando sulla relazione con il principale alleato della NATO.
La difesa, dunque, rompe il tabù che l'aveva tenuta fuori da ogni visione di integrazione a livello europeo, confinata nel perimetro della sovranità dei singoli stati membri, al più introdotta sotto le mentite spoglie delle tecnologie a uso duale; la difesa, quella militare, si insedia prepotente al cuore delle preoccupazioni dei leaders europei. Definitivamente sdoganata come priorità assoluta.
Cosa si può fare di più e meglio, unendo le forze: questo lo scopo del vertice informale, che, in vista dei nuovi scenari mondiali, ha dato occasione ai 27 di raggiungere un consenso ampio nel fornire indicazioni e orientamenti all'Alto Rappresentante per la politica estera Kallas ed al Commissario per la difesa Kubilius, incaricati della elaborazione del futuro Libro bianco sulla difesa.
Con tante sfumature contradittorie, giacché da un lato l'Europa sente l'urgenza di rendersi autonoma sul piano strategico e militare nella prospettiva di dover far fronte ad un eventuale aggressione della Russia ; dall'altro la minaccia di dazi ormai data per scontata potrebbe obbligare gli europei a negoziare con Trump un riequilibrio degli scambi commerciali attraverso l'incremento delle importazioni dagli Stati Uniti di gas liquefatto ed armi.
Compito arduo, se è vero che i leaders europei hanno affermato con chiarezza la loro unità e fermezza nella difesa della Danimarca in caso di violazione delle sue frontiere. E' surreale immaginare di acquistare più armi da chi, con quelle stesse armi, si appresta a dissuadere da ogni forma di resistenza il titolare, secondo il diritto internazionale, della sovranità sulla ricca Groenlandia.
I tempi comunque non sono brevi. Il Libro bianco non vedrà la luce prima della primavera e sarà discusso al vertice europeo di giugno. nel frattempo tanta acqua sarà passata sotto i ponti.
CLS